venerdì 8 maggio 2009

WILLIE NILE: Nella "casa delle mille chitarre" non ci sono corde spezzate. Il nuovo album e il tour italiano dell'amatissimo rocker newyorkese.


Pochi minuti fa, un amico che ieri sera era come me tra il pubblico del concerto romano di Willie Nile al Big Mama, e che aveva lì acquistato la ristampa con inediti di un vecchio disco del rocker newyorkese, mi ha scritto: “Che bel disco, che canzoni, e che suoni. Se Willie non è venuto fuori con quello, vuol dire che non era destino”. Quel disco è “Places I Have Never Been”. Uscì nel 1991, dopo anni in cui, dopo essere stato tra i tanti nuovi Dylan e nella nutrita truppa dei nuovi Springsteen, ed avere anche aperto, forte di due album bellissimi pubblicati all’inizio del decennio precedente, i concerti americani degli Who, Willie aveva per più mitivi messo il freno alla sua esuberanza artistica. In quelle sue composizioni, nuove ma covate a lungo, aveva riversato tutte le proprie capacità e le proprie speranze. Canzoni alla Byrds (“Rite of Spring”, con Roger McGuinn), potenti rock a sfondo sociale che strizzavano l’occhio agli U2 (“Heaven Help the Lonely”), folk elettrici ma con lo spirito di Pete Seeger (Everybody Needs A Hammer) e ballate che pochi scrivono così bene (“Yesterday’s Dream”), non erano serviti più di tanto a consegnargli le chiavi di quel mondo di cantautori rock in cui centrali erano Springsteen, Tom Petty e, allora, Steve Earle. Piuttosto, e non è un risultato affatto disprezzabile, hanno tolto il freno alla carriera di un autore di immenso talento che sembrava essersi perduto tra le strade della sua New York.

Da allora, da quando quel piccolo motore di poesia e canzoni ha ripreso a girare, anche con il conforto dell’attenzione di un pubblico europeo che dai primi Novanta se l’è coccolato (ricambiato) come merita, Willie Nile ha messo insieme una fila di album (non tanti, né pochi, il giusto: un mini e tre in studio, più un paio di live, l’ultimo dei quali – “From the Streets of New York” - accompagnato da un bel dvd) che non hanno mai deluso chi lo segue con attenzione. “House of a Thousand Guitars” ha sorprendentemente le stesse caratteristiche di “Beautiful Wreck of the World” (1999) e “Streets of New York” (2006): è ricco di passione e speranza, nonostante gli anni passino e la forbice del futuro professionale vada inesorabilmente restringendosi per questo generoso attore della scena rock più sincera e sanguigna. Nile ha ancora intatta quella voglia, già espressa da “On the Road to Calvary” (un delicato ricordo di Jeff Buckley) e “The Day I Saw Bo Diddley in Washington Square” (cantata con Jakob Dylan), di guardare con ammirazione al lavoro di chi gli è passato accanto e non c’è più.


Celebra, come fanno anche le apparizioni live di questo minuto ma estremamente energico interprete, la grande e bella stagione di un rock’n’roll che sembra oggi aver lasciato la sua posizione centrale nel confuso e frammentato mercato dei Duemila. Basta ascoltare le prime battute del brano e leggere i primi versi per capirlo. “Non c’è occhio asciutto nella casa delle mille chitarre quando canta il vecchio Hank, di quella sofferenza che solo l’amore può portare/Puoi sentirci Bob Dylan e i Rolling Stones nella casa delle mille chitarre/e Muddy Waters e John Lennon/…non c’è una sola corda spezzata nella casa delle mille chitarre”. Scrive tutto ciò con la felicità, vera, di esserci ancora, da queste parti, a raccontare il bello che ha ancora da dire. “Benvenuti in quello che passa nella mia testa!”, grida all’inizio dei suoi concerti, prima di eseguire la vecchia “Welcome to my Head”. “Attenti a quello che succede adesso!”, esclama prima di attaccare, sul palco, un medley dei Ramones, accompagnato dalla sua band europea che lo sta accompagnando in tour (Jorge Otero + Rigo&Robby).

Nile appare immerso nel suo viaggio attraverso le radici del rock’n’rol che tanto lo ha nutrito, ma apre sempre qualche finestra su quel mondo che sta stretto a molti e che tutti vorremmo migliorare. Quando ripropone oggi “Across the River” col solo pianoforte, ricorda di averla scritta “circa trent’anni fa, dopo aver visto sul New York Times l’immagine di una donna africana piegata in terra col suo bimbo morente sulle spalle”; nel presentare “Back Home” manda un pensiero a chi una casa per ora l’ha persa (il riferimento è agli amici abruzzesi, che a l’Aquila, in un delizioso locale del centro storico oggi distrutto, ospitarono il suo primo concerto italiano nel 1992).


Il disco non manca di episodi che dispensano ancora l’energia giovane del rock’n’roll: “Run”, piacevolmente sospesa tra la ruvidità dei Clash, il candore di Buddy Holly e la fluidità dei migliori Heartbreakers, ne è la dimostrazione (“Ho il battito dell’universo che mi fa esplodere le vene/il suono della stratosfera che rimbomba nel mio cervello/ho i colori dell’arcobaleno sulla mia tavolozza/fremo selvaggiamente quando aspetto te”), ma non manca il Nile meditativo che riflette sentimenti più contemporanei. E’ quello dell’intensa, matura “Love Is a Train * (la sua “Land of Hope and Dreams”) e di “Now that the War is Over”, che col piano e un elegante accompagnamento dove eccelle il violoncello di Christopher Hoffman, urla a bassa voce parole di ficcante disprezzo per il governo americano uscente. Tutti i colori di Willie Nile sono qui, nella casa delle mille chitarre che ha anche lampi di speranza, come Give Me Tomorrow” da cui è un piacere lasciarsi attraversare (“sono stato sotto la pioggia battente/…in un mondo strano un bel po’/dove però ho visto le cose cambiare/consegnami il domani, adesso”).

Qualcuno manometta il calendario, fermi il tempo e faccia che Springsteen abbia composto, non dico tante, ma almeno due di queste canzoni (facciamo "Run" e "When the Last Light Goes Out on Broadway"), e le abbia incluse in Working on a Dream. Facciamo?
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Nile sta girando l’Italia, dove conta di tornare in estate per alcuni festival. Per ora il domani inizia stasera, con due repliche a Montale vicino Modena (8 maggio – La Palafitta) e a Bergamo (9 maggio – Auditorium di Piazza della Libertà). Insieme a questo sensibile artista, che dal vivo sa comunicare come pochi e che mantiene ancora ben saldo un posto tra quelli che sanno raccontare la vita con la semplicità dei grandi, un trio d’eccezione. Perché Jorge Otero (chitarra, ma in studio è anche mandolinista e bassista) ha già suonato per Elliott Murphy, e Rigo & Robby, ovvero Antonio Righetti e Robby Pellati sono gli ex Rocking Chairs e a lungo sezione ritmica di Ligabue che già accompagnarono Nile in Italia in tour anni fa. Di Rigo, che apre lo show con canzoni dal suo recente “Smiles & Troubles”, parleremo nei prossimi giorni.

16 commenti:

Francesco ha detto...

Bel post, bravo Labianca. Anche se non ho mai ascoltato Willi Nile (chissà perché, non me lo so spiegare neanch'io), ho apprezzato molto quello che hai scritto ma soprattutto come l'hai scritto. Magari, passati i 40, è ora che gli dia un'ascoltatina.

Maurizio Pratelli ha detto...

Grande Willie, è stato anche a Cantù. Mi piace molto che tu ne abbia scritto così. un abbraccio

laura ha detto...

io a cantù c'ero
in un locale stipato all'inverosimile, ho ceduto il mio sgabello a willie che ci è salito sopra a suonare, cantare e incitare il pubblico, già di per sé entusiasta

e ho proprio pensato che quando un artista vede un pubblico entusiasta, e comunque sale su uno sgabello a suonare e cantare, significa che ha l'energia nel cuore, e che il cuore è grande abbastanza per accogliere tutto il pubblico.

grazie per aver condiviso le tue impressioni, che sono state anche le mie.

BobH2O ha detto...

Ho visto Willie quest'inverno quando in compagnia di joe D'Urso, Jesse Malin, Marah portava in giro il Light of Day, a Como, coinvolgenti è dire poco. La cosa che mi rende felice è che quest'uomo è ritornato alla grande tra i rocker. Bravo Willie e bravo Te che sei tornato a raccontare, con grande stile come sempre, le avventure degli Amanti del rock.

Skywalkerboh ha detto...

Anche io lo conobbi con Places... e negli anni pian piano ho ricostruito la sua discografia: è un artista come pochi

Luca Skywalker

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

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La ringrazio per Blog intiresny

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Nadia. ti ho visto ieri sera a Varese. non ti conoscevo...Ora ti ascoltero!!!!grande Willj,continua a farci vivere le tue emozioni....

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