<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243</id><updated>2012-01-21T19:24:15.228+01:00</updated><category term='Los Lobos - rock&apos;n&apos;roll - American Music - Roma Auditorium'/><category term='2010 BEST IN MUSIC'/><category term='IL MEGLIO DEL 2010'/><title type='text'>ROUTE 61 - Il blog di Ermanno Labianca</title><subtitle type='html'>What's going on in my mind - 
Pensieri dalla mia strada</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>56</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-1729107912266571698</id><published>2011-10-23T14:07:00.008+02:00</published><updated>2011-10-23T19:09:30.920+02:00</updated><title type='text'>MARCO SIMONCELLI  1987-2011</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-5gBBnWB9Qy8/TqQFFsSrqTI/AAAAAAAAAjM/Gmi19D1TG6w/s1600/marco-simoncelli%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-5gBBnWB9Qy8/TqQFFsSrqTI/AAAAAAAAAjM/Gmi19D1TG6w/s400/marco-simoncelli%2B1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5666659826485930290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un mese fa, esatto, il 23 settembre, ero con Marco Simoncelli al Quirinale. Era a due sedie da Federica Pellegrini. Miti giovani del nostro sport. Giorni prima avevo pensato a lui, campione amato dai giovanissimi, un po' rockstar un po' cartone animato, convinto che con i suoi ventiquattro anni così poco allineati e i suoi riccioli sarebbe piaciuto a duemila studenti seduti in platea. Lui aveva accettato di partecipare alla trasmissione "Tutti a scuola", a casa del Presidente. Lei era li, rispettosa ed emozionata, altro che l'insensibile che qualcuno ha dipinto dopo il suo no (un "no" tecnico, motivato) a portare la bandiera italiana all'opening delle prossime olimpiadi. Se la burocrazia non ci avesse bloccati, Marco avrebbe anche cavalcato la moto dei corazzieri per entrare nel cortile d'onore. Vestito di tutto punto ma indossando il suo casco, quel casco che oggi è volato via insieme alla sua giovane vita. Per me è una domenica di grande tristezza.&lt;br /&gt;Addio James Dean su due ruote.&lt;br /&gt;"Too fast to live, too young to die, bye bye".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-1729107912266571698?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/1729107912266571698/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=1729107912266571698' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/1729107912266571698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/1729107912266571698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2011/10/marco-simoncelli-1987-2011.html' title='MARCO SIMONCELLI  1987-2011'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-5gBBnWB9Qy8/TqQFFsSrqTI/AAAAAAAAAjM/Gmi19D1TG6w/s72-c/marco-simoncelli%2B1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-4382261734697602713</id><published>2011-10-21T10:19:00.013+02:00</published><updated>2011-10-21T12:20:58.702+02:00</updated><title type='text'>BRUCETELLERS - Un libro di emozioni e solidarietà nel segno di Bruce Springsteen. Una serata per ricordare, aiutare, cantare. Pistoia, 22 ottobre.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-9Vk8DJFnwN0/TqErZIwQO4I/AAAAAAAAAjA/xNTOT90kCkQ/s1600/Brucetellers%2B-%2Bcopertina.png"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 220px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-9Vk8DJFnwN0/TqErZIwQO4I/AAAAAAAAAjA/xNTOT90kCkQ/s320/Brucetellers%2B-%2Bcopertina.png" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5665857517055392642" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Hanno amato e amano Bruce Springsteen visceralmente, hanno scritto di lui, parlato di lui, sognato di incontrarlo, e alla fine, ognuno con il suo ruolo, le sue aspirazioni, il suo momento, la sua opportunità, lo hanno avvicinato, dando forma a quel sogno. Chi da sotto a un palco, a goderne semplicemente le gesta di fratello maggiore e fortunato che può cantare per gli altri, chi nella hall di un albergo prima o dopo un concerto, chi in un camerino, in un backstage o per strada, in cerca di un approccio discreto perchè l'uomo lo merita. Sono giornalisti, scrittori, musicisti, disegnatori, fotografi, liutai, grafologi, collezionisti, professionisti della musica e semplici fan, uomini e donne che vivono una passione matura, non offuscata da slanci isterici nè da feticismo, ma cullata nella consapevolezza di avere indirizzato in modo corretto le proprie attenzioni, senza lasciarsi stravolgere la vita bensì adattandola alle circostanze e all'esempio che Springsteen offre costantemente con le sue opere e i suoi gesti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco allora tutti pronti a raccogliere i propri pensieri in Brucetellers (240 pagine, Edizioni Nuove Esperienze, disponibile da domani, 22 ottobre), a rovistare nell'armadio dei ricordi, a recuperare cose dette agli amici o scritte già su qualche libro, opinioni pubbliche e private, frammenti di vita che non si possono dimenticare - no, mai – per restituire in qualche modo il bene che si è ricevuto, per disobbligarsi nei confronti di quel gigante di umanità che tanta bellezza ha contribuito a crearla e per non lasciare sotto silenzio la storia piccola ma non meno importante di chi quella bellezza ha potuto assaporala per poco tempo, ma ne è stato e ne rimmarrà parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo esercito di innamorati pazzi della musica e della vita ha risposto alla chiamata per accendere una luce davanti al viso di Giacomo Melani – uno di loro, uno di noi – che a 30 anni o poco più ha lasciato la transenna sotto al palco, le corse per il posto migliore, l'emozione da cogliere in un nuovo disco, ha lasciato gli amici, i bambini a cui insegnare il basket, ha lasciato quella palla rossiccia così americana, americana come le canzoni che gli scaldavano il cuore ogni giorno della sua vita. Ha lasciato la vita perchè era scritto così ma la vita non ha lasciato lui.&lt;br /&gt;Questa la storia dietro a un volume che parla di tutti, anche di Giacomo, un libro di frammenti e storie dalla punteggiatura varia,  dove non serve mettere in fila i nomi in ordine alfabetico o secondo notorietà, dove la visione è una sola, e dove le parole sono state stese e spese per riscaldare ancora una volta il motore e tenere tutti compatti in attesa di un nuovo Springsteen, ma soprattutto per dare un piccolo aiuto all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze (Giacomo era del pistoiese, in quelle zone un tragico incidente stradale lo ha strappato nel 2010 al bello che Brucetellers ha l'ambizione di raccontare).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le firme sono tante, tutti – recitano le note di presentazione di Brucetellers - "hanno accettato di prestare gratuitamente la loro opera abbracciando lo spirito benefico e il comune senso di appartenenza a quella patria trasversale di seguaci del Jersey Devil, artista sensibile e altruista".&lt;br /&gt;Dopo le parole scritte, domani sera, 22 ottobre, al Piccolo Teatro Bolognini di Pistoia sarà tempo per un abbraccio e per le canzoni che hanno nutrito tutti. Alcuni saluteranno da lontano ma vicini con il pensiero, altri leggeranno, qualcuno suonerà. Per non dimenticare nessuno – Giacomo, Danny, Clarence e tanti altri – per alzare un bicchiere "for the comrade we've lost", per ripetersi che quel sogno – ogni sogno – va inseguito, ovunque possa portarti.&lt;br /&gt;E per convincersi, con un sorriso, che alla fine non è importante quanto vivi ma come vivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per info sui contenuti del libro e sulla serata&lt;br /&gt;http://brucetellers.wordpress.com/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-4382261734697602713?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/4382261734697602713/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=4382261734697602713' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/4382261734697602713'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/4382261734697602713'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2011/10/brucetellers-esce-un-libro-pieno-di.html' title='BRUCETELLERS - Un libro di emozioni e solidarietà nel segno di Bruce Springsteen. Una serata per ricordare, aiutare, cantare. Pistoia, 22 ottobre.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-9Vk8DJFnwN0/TqErZIwQO4I/AAAAAAAAAjA/xNTOT90kCkQ/s72-c/Brucetellers%2B-%2Bcopertina.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-4282613887867926507</id><published>2011-10-13T12:50:00.009+02:00</published><updated>2011-10-14T10:03:15.514+02:00</updated><title type='text'>ROUTE 61 MUSIC - le pubblicazioni di ottobre/novembre 2011: Daniele Tenca, Donald &amp; Jen MacNeill with Lowlands, Mardi Gras, Marco Conidi. All aboard!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-Zgz9Xpulwhk/Tpfsn2x_XdI/AAAAAAAAAi0/SlKhg_Wg47Q/s1600/route%2B61%2B%2Blogo.png"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 175px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-Zgz9Xpulwhk/Tpfsn2x_XdI/AAAAAAAAAi0/SlKhg_Wg47Q/s200/route%2B61%2B%2Blogo.png" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5663255225905929682" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;For You 2, l'omaggio "roots" a Bruce Springsteen pubblicato il 7 settembre del 2010, ha fatto da apripista. E' poi subito arrivato l'esordio di Francesco Lucarelli, ospite Graham Nash.&lt;br /&gt;In questi giorni, mentre leggete, stanno arrivando sul mercato (fisico e digitale, controllate I-Tunes)altri tre prodotti e tre artisti: un bluesman italiano, Daniele Tenca, che canta di classe operaia come fosse B.B.King dopo due ascolti di Born To Run; il folksinger scozzese Donald MacNeill che insieme alla figlia Jen e ai nostri Lowlands ha registrato un disco di una bellezza e di una semplicità stordenti, che ribaltano il nostro calendario, come se fossimo in giro per il Greenwich Village negli anni Sessanta indossando un I-Pod; infine i Mardi Gras, muscoli italiani e voce irlandese, il cui esordio ospita l'Hothouse Flowers Liam O'Maonlai e canzoni sorprendentemente mature, frutto di un lavoro di anni sull'asse Roma-Dublino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma "Americana Made in Italy", questo il nostro timbro (che evidentemente ha confini larghi e larghe vedute, in segno di un amore incrollabile per la musica contaminata), sta per viaggiare anche sulle strade del songwriting italiano in aria di chitarre americane. A fine ottobre arrivano anche Marco Conidi e "Cinque anni", un disco che intende fare un passo in avanti guardandosi indietro, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;one step up two steps back&lt;/span&gt;. Canzoni piene di voglia di andare avanti, ancora, senza dimenticare quel che è stato. Una sopresa assoluta per i tanti fan del cantautore romano, che cantò Springsteen e i Soul Asylum ma che ha anche un ampio e bellissimo repertorio originale di canzoni per gente "ai margini", anche lui attratto da quella &lt;span style="font-style:italic;"&gt;darkness on the edge of town&lt;/span&gt; che è linfa per molti autori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In catalogo anche il primo For You (1995) e gli album di Joe Slomp pieni di cover in chiave west coast, soul e jazz.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Route 61, un'etichetta che è anche un sito, oltre a dischi proporrà libri, gli arretrati di Follow That Dream e molto altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All aboard, se avete benzina. La Route 61 è aperta!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.route61music.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-4282613887867926507?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/4282613887867926507/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=4282613887867926507' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/4282613887867926507'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/4282613887867926507'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2011/10/route-61-music-le-pubblicazioni-di.html' title='ROUTE 61 MUSIC - le pubblicazioni di ottobre/novembre 2011: Daniele Tenca, Donald &amp; Jen MacNeill with Lowlands, Mardi Gras, Marco Conidi. All aboard!'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Zgz9Xpulwhk/Tpfsn2x_XdI/AAAAAAAAAi0/SlKhg_Wg47Q/s72-c/route%2B61%2B%2Blogo.png' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-7713301119598761347</id><published>2011-06-19T08:51:00.035+02:00</published><updated>2011-06-28T18:53:16.451+02:00</updated><title type='text'>CLARENCE "BIG MAN" CLEMONS  - 1942/2011 --- ---                                            The Edge Of Glory: da Asbury Park all'eternità</title><content type='html'>(scroll down for English version)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-BYvTsPK1p24/Tf2c4DKGSYI/AAAAAAAAAhs/256ATzcbu1g/s1600/two%2Bfor%2Bthe%2Broad.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 396px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-BYvTsPK1p24/Tf2c4DKGSYI/AAAAAAAAAhs/256ATzcbu1g/s400/two%2Bfor%2Bthe%2Broad.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5619820396762515842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Diretto a Buffalo, con un volo trovato all'ultimo momento, costretto a interminabili attese negli aeroporti di Amsterdam e Cleveland, non pensavo certo di essere in viaggio verso il mio ultimo concerto di Bruce Springsteen &amp; the E Street Band, men che meno verso l'ultima esibizione pubblica, in tour, di Clarence Clemons accanto a Bruce Springsteen. L'ultimo di duecento concerti visti (200 o giù di lì, adesso mi toccherà davvero contarli, sono un bel pezzo di storia) dei miei performer preferiti riveste oggi un'importanza enorme nel mio piccolo archivio, nella mia memoria rock'n'roll carica di un numero inestimabile di ricordi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gelo che mi avvolgeva mentre in quel 22 novembre del 2009 raggiungevo la mia stanza d'hotel in Delaware Avenue, è lo stesso che mi assale ora alla notizia della morte di Big Man, Clarence Clemons. Devo a lui, anche a lui, una vita all'inseguimento della musica che ho amato e che sempre amerò. Devo a lui la scoperta dei dischi di Junior Walker, uno dei sassofonisti della Tamla Motown che lo hanno influenzato. Devo a lui quella gioia che ti si aggrappa alle spalle e non ti lascia più quando partono le note felici e potenti del suo sax nel repertorio più brillante ed energico di Bruce Springsteen. E devo a lui anche quella ritemprante mistura di malinconia e speranza che ti si insinua nella pancia quando a suonare sono quelle lunghe, dense melodie a tutto fiato che rendono Jungleland e Drive All Night canzoni con cui struggersi, piangere, sperare, reagire, gioire, vivere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella sera, alla HSBC Arena sistemata a ridosso della Buffalo Skyway, non è andato in scena un concerto come tanti della E Street Band. Quella sera è successo qualcosa di speciale, come è giusto che sia nelle date che il Dio del Rock'n'Roll decide di vergare con un tratto diverso sul grande calendario della musica. Quella sera c'era in sala Mike Appel, l'uomo che battendosi con ogni sua energia era riuscito a fare incidere Springsteen per la Columbia e gli aveva prodotto i primi due album prima di lasciare il passo al più scaltro e cinico Landau e all'album Born To Run (non prima di aver lasciato in dote la canzone Born To Run, da lui costruita in studio insieme a Bruce quando pareva che un terzo disco fosse un lusso per il giovane Springsteen). Quella sera c'era un bel concentrato dei fan del Boss, anche perchè era l'ultima data del tour di Working On A Dream, la classica occasione in cui ci si saluta e domani chissà. Appunto, domani chissà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-8NUTEkxCBRI/Tf2dY8YcxRI/AAAAAAAAAh0/UspXiYGVUbw/s1600/born%2Bto%2Brun%2Bphoto%2Blive.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-8NUTEkxCBRI/Tf2dY8YcxRI/AAAAAAAAAh0/UspXiYGVUbw/s320/born%2Bto%2Brun%2Bphoto%2Blive.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5619820961879344402" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quella sera – sera in cui ho fatto live, trentacinque anni dopo, la foto di copertina di Born To Run - sono finite in scaletta le canzoni e le esecuzioni di Springsteen che per mille motivi mi porterei su un'isola deserta: The Ties That Bind che apriva The River, Restless Nights che era rimasta fuori da The River e dal vivo cosituisce una rarità, le carole natalizie in salsa E Street Band con un tocco di Phil Spector (Merry Christmas Baby, Santa Claus Is Coming To Town),  il possente blues di Boom Boom a ricordarmi i glory days del tour di Tunnel Of Love, Long Walk Home che considero uno dei punti più alti dello Springsteen anni Duemila, Green Onions perchè quel singolo di Booker T. And the MG's ha fatto epoca e il suo organo ha preso a frullare nella mia testa di ragazzino delle scuole medie al suo primo viaggio americano. E poi l'opportuna I Don't Wanna Hang Up My Rock'n'Roll Shoes, primizia assoluta raccolta da Springsteen quasi per caso grazie a uno dei tanti cartelli esposti dai fans. &lt;br /&gt;E ancora, Higher &amp; Higher perchè quel pezzo di Jackie Wilson me l'ero mangiato sui bootleg del '77 della E Street Band sognando di esserci un giorno mentre la cosa succedeva ancora. Infine I'll Work For Your Love perchè è nuova ma puzza di vecchia E Street e legata a Thunder Road ci sta che è una meraviglia.&lt;br /&gt;Ora riguardo la scaletta e mi accorgo che c'era anche Tenth Avenue Freeze-out, che vuol dire Clarence Clemons almeno quanto Jungleland.&lt;br /&gt;Tutto perfetto? Si. E sarebbe già bastato questo groviglio di emozioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-C6JhpZJ4Zjc/Tf2fJ2rYGSI/AAAAAAAAAiE/fZ2LEt2xer0/s1600/springsteen%2Bkiss%2Bcc%2B2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 218px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-C6JhpZJ4Zjc/Tf2fJ2rYGSI/AAAAAAAAAiE/fZ2LEt2xer0/s320/springsteen%2Bkiss%2Bcc%2B2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5619822901673335074" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ma io ero partito perchè per quella notte speciale, solo quella, Bruce si era messo in testa, annunciandolo una manciata di giorni prima (ecco spiegate le peripezie per raggiungere la East Coast americana), di suonare per intero, seguendo la scaletta della copertina, il suo primo album Greetings From Asbury Park del 1973, quello dei provini acustici per John Hammond, delle corse pazze in autobus da Asbury Park a New York City per firmare il primo contratto e per registrare i primi pezzi un po' a nord di Manhattan. Proprio quelle nove canzoni che avrebbero acceso la miccia, che sarebbero state un detonatore nelle nostre vite, che si sarebbero fatte  sipario per una galoppata rock'n'roll davvero inebriante, ricca di scivolate e baci in bocca sul palco tra Bruce Springsteen e Clarence Clemons. Il rock'n'roll bianco e il rhythm'n'blues nero che si sfiorano le labbra, due razze che sono una sola, la gioia di quei due, la gioia di tutti noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-C6RBQpAEIeA/Tf2g_jr8NhI/AAAAAAAAAiM/_ejFkZAEK4E/s1600/greetings%2Bhotel.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-C6RBQpAEIeA/Tf2g_jr8NhI/AAAAAAAAAiM/_ejFkZAEK4E/s320/greetings%2Bhotel.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5619824923799991826" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Blinded By the Light, Growin' Up, Mary Queen of Arkansas, Does This Bus Stop at 82nd Street?, Lost in the Flood, The Angel, For You, Spirit in the Night, It's Hard to Be a Saint in the City tutte insieme Springsteen non le aveva cantate mai e mai più le canterà. Molte cose non accadranno mai più. Ora non ho la forza di immaginarle e contarle quelle cose e di preoccuparmi di quello che il futuro porterà. Penso solo al passato, come mi capita spesso di fare, e a tutto il bello che ha saputo offrirmi. Penso a quella sera a Buffalo, quando entrando nella mia stanza d'hotel notai che una mia amica mi aveva fatto trovare lì, in segno di benvenuto e come buon auspicio per la serata, una vecchia copia in vinile di Greetings From Asbury Park, NJ e una foto di Springsteen e Clemons insieme sul palco. Penso al sudore di Clarence Clemons, al suo sassofono scintillante, a quanto sia bello che la sua anima più pop (quella presente in Dancing In The Dark, in Pink Cadillac, nella festosa You're a Friend Of Mine di Jackson Browne e nella gioiosa Freeway Of Love di Aretha Franklin) suoni oggi, ancora, contemporanea e vivace, nel nuovissimo video The Edge Of Glory di Lady Gaga che corre per MTV, background di mattoni newyorchesi e i 265 pounds di Big Man inclusi. &lt;br /&gt;                                                                              &lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-CU-SS5-ZuM4/Tf2pY53sD4I/AAAAAAAAAiU/C3LX2gSkN9s/s1600/sax%2Bcc%2Breal%2Bworld.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-CU-SS5-ZuM4/Tf2pY53sD4I/AAAAAAAAAiU/C3LX2gSkN9s/s320/sax%2Bcc%2Breal%2Bworld.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5619834155344596866" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E così, magicamente, il tepore del vecchio soul attraversa il mondo moderno e corre nel futuro, destinato all'eternità.&lt;br /&gt;Addio Big Man. Addio King Of The Universe. Addio Clarence.&lt;br /&gt;Il vento che usciva dai tuoi polmoni sarà sempre dentro di me. Nel tuo fodero, insieme a quel pezzo di ferro che in molti lassù ti chiederanno di suonare, ti stai portando via un consistente pezzo della mia vita. Lo scrivo e lo sottoscrivo senza alcun timore di inciampare nella retorica perchè é tutto assolutamente vero, come vere sono la tua preziosa esistenza e purtroppo la tua morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non fermarlo mai quel vento. Ancora una volta, come ti urlava in faccia Bruce, "blow, Big Man, blow!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;_______________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(English translation)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Directed to Buffalo, found a flight at the very last moment, forced to interminable waits in airports in Amsterdam and Cleveland, I did not at all think that I was on the way to my last full concert by Bruce Springsteen &amp; the E Street Band with Clarence Clemons next to Bruce Springsteen. The last of nearly two hundred concerts seen of my favorite performers is of enormous importance today in my little memory-store of rock'n'roll filled with countless gigabytes of priceless memories.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The chill that ran up my spine while on November 22, 2009, I reached my hotel room in Delaware Avenue, is the same feeling that comes over me now to the news of the death of Big Man, Clarence Clemons. I owe him, even to him, a life in pursuit of the music I loved and still love. I owe him the discovery of records of Junior Walker, the Tamla Motown great saxophone player, a guy who surely influence Clemons. I owe Clarence the joy that clings to your shoulders and never lets go... and leave you with those happy and powerful notes of his saxophone in a brilliant and energetic repertoire of Bruce Springsteen. And I owe it to him also the refreshing mixture of sadness and hope that creeps into you, especially when they are playing those long, dense thick melodies that left you breathless when you hear songs like Jungleland and Drive All Night... songs that make you yearn, cry, hope, react, enjoy... and live.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;That evening, at the HSBC Arena placed close to the Buffalo Skyway, was not your typical concert like so many of the E Street Band. That night something special happened, as if the Gods of Rock'n'Roll decided to make it a very special evening, one of those that gets a mark on the music calendar. Mike Appel was on hand that evening, the man who towards the end was fighting with all his energy Springsteen, actually managed to make an impact on Columbia and had produced the first two albums before "giving-up" to Jon Landau who was going to make the Born To Run album happening (not before Appel had left with him the song Born To Run, which he crafted in the studio with Bruce when it seemed that a third disc was a luxury for the young Springsteen). That evening was just one of those nights die-hards fans all meet up, partly because it was the last tour date of Working On A Dream, the typical chance where we all meet and greet one another, before and after the show, and then we all slowly exit the venue and comment on the great gig, and we're gone tomorrow. In fact, gone tomorrow.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;That night - the evening when I managed to shot live, thirty-five years later, a Bruce/Clarence pose that resembled the cover photo of Born To Run - ended up offering a lineup of songs and performances by Springsteen that for a thousand reasons I would take with me on a desert island: The Ties That Bind, opening track for The River album; Restless Nights, a River outtake which makes it a rare gem, a rarity. E Street Band Christmas carols with a touch of Phil Spector (Merry Christmas Baby, Santa Claus Is Coming To Town); the mighty blues Boom Boom to remind us of the glory days of the Tunnel Of Love tour; Long Walk Home, which I consider one of the highest points of Springsteen's in the new millennium; that huge single Green Onions by Booker T. and the MG's which made history and stucked in my head when I was a secondary school young boy on my first trip to America. And then the appropriate "I Don't Wanna Hang Up My Rock'n'Roll Shoes", played thank to one of the many request signs exhibited by fans.&lt;br /&gt;And yet, the great tune "Higher &amp; Higher" by Jackie Wilson, that I had literally consumed on a 1977 bootleg - featuring the E Street Band playing the Boston Music Hall - dreaming one day of being front row while it was happening again. Last but not least... "I'll Work For Your Love" rather new, but has the scent of old E Street and blends so well with Thunder Road, fits like a dream.&lt;br /&gt;Now as I go thru the set-list again, I realized that there was also Tenth Avenue Freeze-out, which is... simply Clarence Clemons as musch as Jungleland is.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Everything perfect? Yes, It would have been enough for this entanglement of emotions.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I was there, on that special night, also because Bruce had made up his mind, announcing a handful of days before the show (that's what the ups and downs on getting to the U.S. East Coast from Italy) he would play in full – song by song, in original order - his first album, 1973's "Greetings From Asbury Park, NJ",  bringing all of us back to those days he would auditioning for the legendary John Hammond, days of the bus rides from Asbury Park to New York City to sign the first contract and to cut his first songs in a recording studio a little outside of Manhattan. It was those nine songs that would have lit the fuse, a detonator that would have been in our lives forever, that would have made curtain-call for a truly exhilarating rock'n'roll ride, full of stage kisses between Bruce Springsteen and Clarence Clemons . White Rock and roll and black rhythm and blues that peck on the lips, two races that become one, the joy of those two, the joy of us all.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Blinded By The Light, Growin 'Up, Mary Queen of Arkansas, Does This Bus Stop at 82nd Street?, Lost in the Flood, The Angel, For You, Spirit in the Night, It's Hard to Be a Saint in the City. Springsteen had never sang these songs in this order, ever, and most likely will never sing again that way. Many things will not happen again. Now I do not have the strenght to imagine and to count those things and worry about what the future will bring. I just think of the past, as I often do, and all the goodness that Bruce and the boys have been able to offer me and my friends and to millions all over the world. I think of that night in Buffalo, when entering my hotel room I noticed something that my friend had left there for me, as a welcome sign and "good luck" for the evening, an old vinyl copy of "Greetings From Asbury Park, NJ" and a photo of Springsteen and Clemons on stage together, kissing each other. I think of the sweat and tears of Clarence Clemons, I can see if I close my eyes his scintillating saxophone serving "rock'n'roll", and I enjoy immensely the fact that Clarence "pop" side (the one in Dancing In The Dark, in Pink Cadillac, in the joyous You're a Friend Of Mine with Jackson Browne and Freeway Of Love with Aretha Franklin) it's so contemporary and vibrant today thank to his newest fan Lady Gaga and her "The Edge Of Glory" video, which features Big Man's 265 pounds, saxophone included.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;And so, I can magically feel the warmth of the old soul that now runs through the modern world and into the future, for eternity.&lt;br /&gt;Farewell and Goodbye Big Man, King Of The Universe. Farewell Clarence.&lt;br /&gt;The wind that came out from your lungs will always be inside of me. In your sheath, together with that piece of brass that many up there will ask you to play, you're taking away a large chunk of my life. I write this without fear of tripping over rhetoric because it is all absolutely true, true as your precious life, true as your death.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Do not ever stop. Again, as Bruce would yell out, "Blow, Big Man, blow!"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(many thanks to Saby Guercia for his help in translating this)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-7713301119598761347?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/7713301119598761347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=7713301119598761347' title='34 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7713301119598761347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7713301119598761347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2011/06/big-man-19422011.html' title='CLARENCE &quot;BIG MAN&quot; CLEMONS  - 1942/2011 --- ---                                            The Edge Of Glory: da Asbury Park all&apos;eternità'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-BYvTsPK1p24/Tf2c4DKGSYI/AAAAAAAAAhs/256ATzcbu1g/s72-c/two%2Bfor%2Bthe%2Broad.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>34</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-9033862091398739429</id><published>2011-04-02T20:39:00.016+02:00</published><updated>2011-04-03T01:34:21.140+02:00</updated><title type='text'>JESSE MALIN - Profumo di Bowery - St.Marks Social in Italia fino al 9 aprile</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-r7PUIBVi-jk/TZduUoWiP3I/AAAAAAAAAhI/KtGXaJQLgdI/s1600/IMG_8684.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 267px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-r7PUIBVi-jk/TZduUoWiP3I/AAAAAAAAAhI/KtGXaJQLgdI/s400/IMG_8684.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5591058763112136562" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Jesse Malin sta attraversando l'Italia, con la forza dei suoi 43 anni, troppi per quello che gli vediamo fare sul palco. Diciamo che la sua età è ferma a 34, gli inverni che aveva accumulato nei giorni in cui registrava il suo primo disco da solista, "The fine art of self distruction" (uscito nel 2003). A 34 anni Dylan pubblicava "Blood on the tracks", Springsteen si era da poco messo alle spalle "Nebraska", Neil Young scriveva "Rust never sleeps", Tom Petty portava in giro le canzoni rabbiose di "Long after dark" e John  Mellencamp, che l'Italia vedrà finalmente presto (a luglio), faceva girare sui nostri piatti "Scarecrow". &lt;br /&gt;Jesse Malin è tosto, intenso, clamorosamente convincente come quei cinque campioni nei loro giorni migliori.&lt;br /&gt;Lo è perchè è energico, credibile, pienamente nei suoi panni come se stesse ancora promuovendo il primo disco, e invece se ne contano 7/8 tra full album e qualche mini. In meno di dieci anni, da quando ha messo a riposare i D-Generation, cellula quasi punk fuorisucita dalle strade intorno alla Bowery di New York (ma da quella band è tornato con lui l'eccellente chitarrista Ted Hutt), Malin non ha spostato di un millimetro la sua direzione e la velocità di crociera è quella di allora, se non superiore. Sentiamo che non diventerà una big star come quelle citate sopra, suoi mentori e in qualche caso amici (Bruce lo avveva affiancato in "Broken Radio" qualche anno fa), ma è confortante sapere che c'è ed è così, perchè concerti come il suo sono merce rara.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-mIC4-R1izd0/TZdunbvUF6I/AAAAAAAAAhQ/Kja_BeiTBOk/s1600/IMG_0132.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-mIC4-R1izd0/TZdunbvUF6I/AAAAAAAAAhQ/Kja_BeiTBOk/s320/IMG_0132.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5591059086143920034" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ho pensato tutte queste cose ieri sera, al Big Mama di Roma (prima di sette tappe italiane), mentre quelle pareti registravano un numero di decibel al quale non sono abituate, e il pubblico si coccolava quell'ometto nervoso e romantico che si porta addosso, indelebile, l'anima della sua città e il tanto rock che questa ha prodotto, soprattutto a cavallo tra la metà degli anni Settanta e quella del decennio successivo, dieci lunghe stagioni in cui Manhattan aveva i più bei club (Ritz, Bottom Line, Lone Star Cafè - tutti spariti) e i più bei negozi di dischi del mondo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Jesse sa, sente - stretto nella sua giacca nera e nella sua t-shirt della Motor City - di essere a suo modo un sopravvissuto, la corteccia caduta di una quercia che non esiste più, polverizzata dall'11 settembre, dalla recessione di qualche anno dopo e dalla galoppante fantasia di chi un passo dopo l'altro sta ammazzando della musica tutti i supporti fisici. Non arriva a caso l'invito a frequentare i pochi negozi indipendenti di dischi rimasti nel Greenwich Village (e nei Village di altri angoli di mondo), perchè "lì si compra musica che non pensereste di comprare - dice Malin - la si scopre, la si annusa, si conoscono persone, con cui poi può anche capitare di farci l'amore, capito?, tutto quello che non accade davanti al computer e a un negozio virtuale". Parole dal palco che suonano uguali a quelle scritte dentro "On Your Sleeve", l'album di cover del 2008, che "non mi ha fatto guadagnare nulla perchè – come dice il mio manager – se non scrivi le tue canzoni, la busta con l'assegno che arriva agli autori ogni tre mesi è leggera, maledettamente leggera", ma che "mi ha fatto ricevere in segreteria le chiamate più inaspettate, dai miei amici della high school che ora vivono chissà dove, e da qualche vecchia fiamma, perchè ho cantato le 'loro' canzoni, quelle che avevano comprato in quel genere di negozi, con tutto quel che ne conseguiva quando ci entravano". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-qG9PqF63Zo0/TZdvZVbePmI/AAAAAAAAAhY/Rj_3AAxe_b8/s1600/IMG_8669.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-qG9PqF63Zo0/TZdvZVbePmI/AAAAAAAAAhY/Rj_3AAxe_b8/s320/IMG_8669.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5591059943443545698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel suo primo show italiano di questo "tour de italia", Malin non ha dimenticato le cover dei brani che lo hanno formato (stre-pi-to-sa la conclusiva "Instant Karma", del primo Lennon post Beatles) ma ha soprattutto rovesciato con una buona dose di violenza sul pubblico le canzoni dei suoi dischi, da "Wendy" a "Hotel Columbia", da "Cigarettes &amp; violets" alle ultime - racchiuse in "Love it to life" - come "Burning the Bowery", "All the way from Moscow" e "Disco Ghetto".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/--3Tu-WvMtcQ/TZdwAoCcCaI/AAAAAAAAAhg/alo32DGoyoM/s1600/az_13312_Love%2BIt%2Bto%2BLife_Jesse%2BMalin%2B%2526%2BSt.%2BMarks%2BSocial.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 285px;" src="http://4.bp.blogspot.com/--3Tu-WvMtcQ/TZdwAoCcCaI/AAAAAAAAAhg/alo32DGoyoM/s320/az_13312_Love%2BIt%2Bto%2BLife_Jesse%2BMalin%2B%2526%2BSt.%2BMarks%2BSocial.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5591060618453715362" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Band perfettamente calata nel suono i St.Marks Social, e dall'abbigliamento giusto (un possibile ponte tra i Knack, i Cars e i Bad Brains). Chitarre Gibson pompate a dovere dai Marshall, sprazzi di new wave e docili ballate col pianoforte, una stella al centro del palco che vorresti portartela a casa tanto è brava a farti riassaporare una pietanza che pare sparita. E' una bella fortuna avere l'occhio per accorgersi che qualcosa di forte sta tornando a succedere, e non rimanere a casa a recriminare. Un vecchio-nuovo vento spira grazie a giovanotti che da ogni latitudine (Malin - la stella - poi i Gaslight Anthem, gli Hold Steady, Mumford &amp; Sons, i Decemberist, e ci metto anche gli inglesi Beady Eye di Liam Gallagher) ci stanno portando un nuovo grunge, che col grunge poco ha a che fare ma che parla la stessa lingua, ha la stessa indomabile forza rigenerante.&lt;br /&gt;Io mi sono sentito un trentaquattrenne di fronte alle canzoni e al sudore di Jesse Malin, e non c'è denaro che possa comprare questa sensazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Se siete a un tiro di schioppo da Dozza, vicino Bologna, catapultatevi immediatamente al Teatro Comunale. Per tutti gli altri, sempre che il messaggio sia giunto chiaro e abbia fatto centro, restano 5 date, che non sono poche, fino al 9 aprile: Casalgrande, Cantù, Trieste, Valgardena, Chiari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rocking the Bowery. Si, si può anche qui. Basta esserci. Perchè le emozioni raccolte di persona restano più di un volonteroso racconto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie a Filippo De Orchi per le foto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-9033862091398739429?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/9033862091398739429/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=9033862091398739429' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/9033862091398739429'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/9033862091398739429'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2011/04/jesse-malin-e-in-italia-fino-al-9.html' title='JESSE MALIN - Profumo di Bowery - St.Marks Social in Italia fino al 9 aprile'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-r7PUIBVi-jk/TZduUoWiP3I/AAAAAAAAAhI/KtGXaJQLgdI/s72-c/IMG_8684.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-2664369293800010554</id><published>2011-01-01T23:16:00.011+01:00</published><updated>2011-01-10T09:24:03.874+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2010 BEST IN MUSIC'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='IL MEGLIO DEL 2010'/><title type='text'>(MY 33) BEST IN MUSIC - 2010</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TR-oEk3Z2uI/AAAAAAAAAg8/hrFJkgtiIrg/s1600/brian-wilson-reimagines-gershwin-cd-cover.png"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 377px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TR-oEk3Z2uI/AAAAAAAAAg8/hrFJkgtiIrg/s400/brian-wilson-reimagines-gershwin-cd-cover.png" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5557345261767482082" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;33 perchè appartengo alla generazione del vinile e certe emozioni non si scordano. Sono 33 i miei "best of 2010": canzoni, collaborazioni, album, ristampe. &lt;br /&gt;33 ma potevano essere 66, o 99. Oppure 11. Dipende dall'attimo in cui ci penso.&lt;br /&gt;E naturalmente è tutto temporaneo, perchè domani potrebbero essercene altri 33 nella mia testa. Capita a me, immagino valga un pò per tutti.&lt;br /&gt;Ma questi ho scritto e questi resteranno. E se mi pentirò di qualche infatuazione passeggera non lo dirò a nessuno. Qui hanno tutti pari dignità: Il Beach Boy che scherza (scherza?) col catalogo di Gershwin, Kid Rock che si sente un pò Bob Seger, i Gaslight Anthem (da New Brunswick, NJ) che si sentono dei piccoli Boss, Eminem che mi cattura grazie a Megan Fox (nel video) ma poi scopro che il pezzo gira, John Legend che rappresenta quel nuovo (nuovo?) che avanza guardandosi indietro.&lt;br /&gt;Ci ho infilato l'energia quasi punk di certe cose, il country e il soul di altre, sprazzi di pop e sussulti hip hop, l'Italia che canta l'italiano e quella che è più a suo agio con la lingua inglese. Poi ho leccato la busta. Non si torna indietro.&lt;br /&gt;Prima dell'elenco, due divagazioni extra "dischi": il film sul giovane Lennon (qui rappresentato da Maggie May nella zona "songs") è un gioiello, la biografia di Keith Richards una necessità.&lt;br /&gt;A me questa musica ha dato molto piacere tra qualche dispiacere.&lt;br /&gt;Voltiamo pagina. 2011, che ci porterai?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;My 33 BEST OF 2010 in Music&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Albums&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Brian Wilson - Reimagines Gershwin&lt;br /&gt;Gaslight Anthem -  American Slang&lt;br /&gt;Jesse Malin &amp; the St.Marks Social – Love it to life&lt;br /&gt;Paul Weller – Wake up the nation&lt;br /&gt;Ryan Bingham – Junky star&lt;br /&gt;Johnny Cash – America VI: Ain't no grave&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Songs&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ray La Montagne – New York City's killing me&lt;br /&gt;Bruno Mars – Just the way you are &lt;span style="font-style:italic;"&gt;(no, not the Billy Joel song)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;The Nowhere Boys – Maggie May (Nowhere Boys – OST)&lt;br /&gt;Train – Hey soul sister&lt;br /&gt;Pink – I don't believe you&lt;br /&gt;Josh Ritter – The curse&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Collaborations&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;John Legend and Roots, featuring Melanie Fiona– Wake up everybody&lt;br /&gt;Elton John / Leon Russell – The hands of angels&lt;br /&gt;Kid Rock / Sheryl Crow (with Bob Seger) – Collide&lt;br /&gt;Ray Davies / Bruce Springsteen – Better things&lt;br /&gt;Mavis Staples / Jeff Tweedy – Wrote a song for everyone&lt;br /&gt;Eminem Feat Rihanna - Love the Way You Lie &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ristampe/Reissues/Box set/Live albums&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Bruce Springsteen – The Promise: Darkness on the edge of town Story&lt;br /&gt;John Lennon / Yoko Ono – Double Fantasy: Stripped down&lt;br /&gt;Wings – Band on the run: special edition&lt;br /&gt;Rolling Stones – Exile on Main St. reissue&lt;br /&gt;The Stooges – Have some fun: Live at Uragano's&lt;br /&gt;Otis Redding – Live on the Sunset Strip&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Italy (canzoni/songs)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Negramaro / Elisa – Basta così&lt;br /&gt;Lowlands – Life's beautiful lies&lt;br /&gt;Malika Ayane / Cesare Cremonini – Believe in love&lt;br /&gt;Pierdavide Carone – Hey baby&lt;br /&gt;Anna Oxa – Tutto l'amore intorno&lt;br /&gt;Paolo Belli / Karima – Vorrei incontrarti fra cent'anni (live@Telethon)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Fuori categoria 1 (conflict of interest)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Francesco Lucarelli (with Graham Nash) – Mr. Sunshine&lt;br /&gt;Daniele Groff – Radio Nowhere (For You 2: a tribute to Bruce Springsteen)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Fuori categoria 2 (di un altro pianeta)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Peter Gabriel -  Scratch my back&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-2664369293800010554?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/2664369293800010554/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=2664369293800010554' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/2664369293800010554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/2664369293800010554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2011/01/33-perche-appartengo-alla-generazione.html' title='(MY 33) BEST IN MUSIC - 2010'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TR-oEk3Z2uI/AAAAAAAAAg8/hrFJkgtiIrg/s72-c/brian-wilson-reimagines-gershwin-cd-cover.png' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-7269995442560117829</id><published>2010-10-04T01:55:00.010+02:00</published><updated>2010-10-04T11:25:55.675+02:00</updated><title type='text'>STEVE WINWOOD A ROMA - Luci e ombre di Mister Traffic</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TKkjV9iGWmI/AAAAAAAAAgg/y7aNgNk7isw/s1600/Winwood.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 267px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TKkjV9iGWmI/AAAAAAAAAgg/y7aNgNk7isw/s400/Winwood.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523985278148434530" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Steve Winwood è un signore che porta molto bene i suoi anni. Per questo sarò semplicemente severo ed esigente con lui e non compassionevole. Steve Winwood è quello che nel 1965, a soli 17 anni, ha composto "Gimme Some Lovin'". Per questo è una leggenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque Steve Winwood è una leggenda che non va trattata come una leggenda sfiorita ma come un musicista integro e ancora capace di intendere e di volere, condizione che alcuni suoi coetanei reduci e consumati da quei tempi lì (tempi di un rock primitivo e molto dispendioso per chi lo praticava) non possono più permettersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo visto Winwood, la leggenda dello Spencer Davis Group, ma anche dei Traffic e dei Blind Faith (praticamente tre leggende in un uomo solo), pochi mesi fa ad Istanbul. Era la mia prima volta e fino a oggi anche la mia unica davanti a questo genio dell'organo Hammond e non solo. Divideva tour e palco con Eric Clapton, ma quando dividi tour e palco con Eric Clapton per bravo che tu sia finisci per fare l'ospite. I due infatti alternavano le proprie canzoni, spalleggiati dalla band di Clapton, con un rapporto di uno a quattro in favore di Mister Manolenta. Così di spazio per Winwood non ve n'era granchè. Ero pronto a godermi una serata tutta sua, a cinque minuti di Vespa da casa mia, senza arrivare fino al Bosforo questa volta. Ho solo dovuto saltare il Tevere all'altezza di Corso Francia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcosa però non ha funzionato completamente. Ottimo l'avvio, adeguata la band, almeno per i pezzi svolti con attenzione nella parte alta della scaletta (bella Can't Find My Way Home, manco a dirlo, bravo all'organo e alla chitarra la nostra leggenda, che è cantante sopraffino e anche questo si sa). Poi ha prevalso un imprevisto, inadeguato, invadente tessuto ritmico latino che mi ha fatto pensare a tratti più a Santana che al classic rock. Passi che la band mancava di un basso (assenza grave), passi che di "John Barleycorn Must Die" si vendeva solo la t-shirt, passi che quella grandeur un po' pop da alta classifica anni Ottanta era impraticabile, passi che di conseguenza, di "Arc of A Diver", "While You See A Chance", "Valerie" e "Roll With It", figlie di un pop cher non si fa più, nemmeno l'ombra, ma il trattamento vagamente cubano riservato sul finire a "Higher Love" quello no, anche perchè ha chiuso lo show veramente in calando.&lt;br /&gt;Sarebbe servita un'altra tastiera a supplire all'assenza di uno straccio di sezione fiati (bravo ma un po' perso e solo il sassofonista) e un paio di coriste avrebbero riscaldato la scena e alcune canzoni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TKkjnOWNfXI/AAAAAAAAAgo/QONvKoBhTLE/s1600/winwood+2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TKkjnOWNfXI/AAAAAAAAAgo/QONvKoBhTLE/s320/winwood+2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523985574719749490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;I brividi procuratici da "Dear Mister Fantasy" (con Carlo Massarini una fila dietro di me a scattare foto e a rivedere il film della sua memoria) sono svaniti quando è arrivata una "Gimme Some Lovin'" un po' stiracchiata e priva di quel calore che anche un'oscura cover band dei Blues Brothers sa dargli in qualche birreria del Tuscolano (quartiere di Roma collocato a sudest, per chi non sapesse).&lt;br /&gt;A tutto ciò aggiungi che gli Auditorium progettati da Renzo Piano non sono la migliore alcova per un amplesso a base di rock e soul ma delle linde e un po' freddine sale più adatte alle orchestre sinfoniche che agli amplificatori Fender e Marshall.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora mi metto "Glad", mi vesto di bianco e per andare a dormire percorro il corridoio come faceva Mister Fantasy, quello della tivù.&lt;br /&gt;Lo faccio per non pensare a una serata che ha funzionato solo a metà. Ma so che da domani tornerò ad amare Steve Winwood - la leggenda - come ho sempre fatto, dimenticandomi il parsimonioso artista incontrato questa sera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(le foto sono di Filippo De Orchi)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-7269995442560117829?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/7269995442560117829/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=7269995442560117829' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7269995442560117829'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7269995442560117829'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2010/10/steve-winwood-roma-traffic-jam.html' title='STEVE WINWOOD A ROMA - Luci e ombre di Mister Traffic'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TKkjV9iGWmI/AAAAAAAAAgg/y7aNgNk7isw/s72-c/Winwood.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-7428410666718842594</id><published>2010-10-04T01:31:00.003+02:00</published><updated>2010-10-04T01:52:38.796+02:00</updated><title type='text'>UPSIDE DOWN - il mondo (del calcio) si è rivoltato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TKkVzZxoKOI/AAAAAAAAAgY/1kY0evNe98Q/s1600/pallone+lega+calcio+2011.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 162px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TKkVzZxoKOI/AAAAAAAAAgY/1kY0evNe98Q/s200/pallone+lega+calcio+2011.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523970390783174882" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà che la palla è rotonda (e, nel caso della Serie A di quest'anno, anche un po' bruttina: il modello è Nike T90 Tracer, se proprio volete farvi del male). Sarà che ormai tutto gira un po' all'incontrario. Sarà quel che sarà (data l'ora e l'incazzatura, cito la bassa filosofia da Festival di Sanremo). Sarà che a noi della Roma ultimamente l'inizio del campionato non è che sia "na passeggiata de salute". Insomma, sarà forse per qualche strana congiuntura astrale, ma a noi di cuore giallorosso tocca vedere l'aquila della Lazio, una vera aquila, dicono allenata da un portoghese (un allenatore vero e serio, niente a che vedere con i "portoghesi" che non pagano il biglietto allo stadio), volare alta nel cielo dell'Olimpico. Più o meno quello che fa la Lazio di bianco e azzurro vestita, quella dei calciatori, nella classifica della Serie A dopo cinque giornate.&lt;br /&gt;Ora, ditemi voi. Passi per la Lazio prima, che si sfoghi ora, tanto non c'è trippa per... aquile, ma Chievo, Brescia, Bari e Catania che ringhiano dietro le prime quattro? E' mai possibile?&lt;br /&gt;Il tutto mentre Sampdoria, Parma, Fiorentina e Roma stanno là sotto a fare sentire meno sola l'Udinese che chiude la fila con 4 punti.&lt;br /&gt;Il mondo del calcio si è proprio rivoltato (per ora).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-7428410666718842594?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/7428410666718842594/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=7428410666718842594' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7428410666718842594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7428410666718842594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2010/10/upside-down-il-mondo-del-calcio-si-e.html' title='UPSIDE DOWN - il mondo (del calcio) si è rivoltato'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TKkVzZxoKOI/AAAAAAAAAgY/1kY0evNe98Q/s72-c/pallone+lega+calcio+2011.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-2000442163481925558</id><published>2010-07-04T09:58:00.013+02:00</published><updated>2010-07-04T14:35:17.619+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Los Lobos - rock&apos;n&apos;roll - American Music - Roma Auditorium'/><title type='text'>BALLANDO COI LUPI - I Los Lobos a Roma - Cavea dell'Auditorium 3 luglio 2010</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TDB6jyDEjYI/AAAAAAAAAfw/gzCDk--NRfQ/s1600/Lobos+shirt..JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TDB6jyDEjYI/AAAAAAAAAfw/gzCDk--NRfQ/s400/Lobos+shirt..JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490022700913298818" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se con quelle facce lì e con quell'appeal da camerieri dell'Hilton di Città del Messico facessero musica dalle nostre parti, i Los Lobos troverebbero qualche ingaggio solo tra matrimoni in Riviera e qualche festa di paese. Un contratto con una major? Difficile, se non impossibile. Eppure, partiti da  lontano, 1973, anno dal quale – recita la t-shirt venduta dal merchandising – offrono un "quality service", i "lupi" sono la band più trasversale e duttile del rock americano. Lo sono per la versatilità dei componenti, gli stessi da sempre, gente che da quando ha esordito su album (dopo anni da vera "wedding band" in quel di east Los Angeles, il primo importante contratto discografico è arrivato  a metà anni Ottanta) non ha scelto di stare da una parte ma "ovunque". E lo sono perchè maneggiano chitarroni e hapanguere, Fender Telecaster e fisarmoniche, Gibson Les Paul da rock duro e, se serve, anche il bajo sexto, una chitarra messicana a dodici corde. Alcuni sono strumenti da musica nortena, quella che dall'alto Messico va a mescolarsi con i suoni del South Texas, per formare il "conjunto", impasto che si nutre tanto di folk nordamericano quanto di saltellanti ritmi latini, altri vengono dalla scuola più conosciuta del rock'n'roll e del blues. Tutto porta a un repertorio che può spingersi dalle balere di Tijuana fino agli angoli più lontani di qualche stato amerucano del nord, dove nei bar sulle statali ancora si suonano, e sempre si suoneranno, i pezzi di Hendrix, degli Allman Brothers, di Richie Valens e di Marvin Gaye.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TDB6sFMUi5I/AAAAAAAAAf4/DOTnQTQeWQ4/s1600/lobosband.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 267px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TDB6sFMUi5I/AAAAAAAAAf4/DOTnQTQeWQ4/s400/lobosband.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490022843491322770" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Basta questo a dire che razza di caleidoscopio portano in giro Hidalgo, Rosas, Perez, Lozano e Berlin, e quanti colori sono capaci di spennellare sulle assi nere di un palco. Quello della Cavea, l'accogliente conchiglia incastrata tra i tre enormi gusci disegnati da Renzo Piano per il Parco della Musica a Roma, può essere un palco difficile, difficilissimo se lo si raggiunge nelle condizioni precarie in cui era la band nei primi venti minuti del set. Strumenti e amplificatori presi in prestito a sostituire quelli ancora in viaggio dall'aeroporto al backstage, cavi inseriti all'ultimo minuto, microfoni sistemati alla meglio, livelli sonori da denuncia, che portavano subito qualcuno ad attraversare la platea per cercarsi un posto da dove non si sentisse solo la chitarra ritmica a tutto volume: questo lo scenario che accompagnava le prime tre canzoni. Poi meglio, con gli strumenti - "our instruments", a lungo invocati soprattutto da Cesar Rosas e David Hidalgo, i due chitarristi e vocalist del gruppo -  che arrivavano uno dopo l'altro e uno dopo l'altro conquistavano il palco in una inedita dinamica che diventava parte dello show.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un po' di mestiere, un repertorio che inizialmente ha puntato molto sull'orecchiabilità dei dischi del periodo 84/90, l'amore compiacente di un pubblico non umerossimo ma tenace e fedele, e via, la macchina sonora dei Lobos, partita a ridosso della corsia di emergenza, ha trovato gas e una linea di mezzeria da ingoiare brano dopo brano, in grande velocità, sempre a cavallo tra le origini (il folklore del Barrio) e la via maestra del rock di casa America, dove a far friggere le due, talvolta tre chitarre erano i più bei pezzi tirati (How Will The Wolf Survive) o quei momenti blues (Just A Man) in cui Hidalgo si inventa una voce che si colloca a metà strada tra Winwood e Clapton.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TDB68WHm2vI/AAAAAAAAAgA/4o6Ve2tYKlY/s1600/rosas.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TDB68WHm2vI/AAAAAAAAAgA/4o6Ve2tYKlY/s320/rosas.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490023122912860914" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non si spaventano i cinque losangeleni (più uno, saltuariamente batterista aggiunto quando Perez imbraccia la terza chitarra) ad indugiare sulle parentesi un po' sperimentali della loro carriera (Kiko And The Lavender Moon), sventolano fieri le loro radici (Volver Volver) convinti che siano un po' anche le nostre, ammiccano un po' (l'accenno di Volare che il pubblico sembra ignorare), cavalcano gli hit conclamati (La Bamba) ma non dimenticano le pieghe più ostiche eppure apprezzatissime del loro lungo percorso discografico (La Pistola y el Corazon, dall'album acustico tutto in spagnolo). Fanno tutto questo con una sicurezza e una destrezza che affascinano e lasciano senza parole, lo fanno continuando a sitemare con la mano sinistra un cavo o una tastiera e incitando i presenti a ballare addirittura sul palco accanto a loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non viene in mente un gruppo la cui setlist sia un tale spaccato di vitalità e storia della musica popolare americana. E non c'è stato spazio per alcune delle facce "altre" che i Los Lobos sanno mettersi, altrimenti sarebbero state canzoncine di marca Disney stravolte dal loro genio incontrollabile, o trame di latin rock meno decifrabile di quello mainstream che i più associano a questa band.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriva l'estate piena e con lei un tour americano che vedrà il quintetto attezzarsi per festival di ogni tipo (date anche a fianco della rinata Steve Miller Band), frammentarsi nei Los Super Seven, lanciarsi in Crociere del Rhythm'n'blues (va molto, da qualche anno, pagarsi una crociera dove, a cielo aperto e in navigazione, suonano le tue band e musicisti preferiti) e prepararsi alla nuova fatica discografica, Tin Can Trust, il primo "vero" disco in cinque anni, che sarà nei negozi tra un mese esatto, ai primi di agosto, e conterrà una cover dei Grateful Dead. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TDB7PNRkhOI/AAAAAAAAAgI/J-3LbYg1K6o/s1600/hidalgo.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TDB7PNRkhOI/AAAAAAAAAgI/J-3LbYg1K6o/s320/hidalgo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490023446956246242" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;West L.A. Fadeaway, che i Dead incisero nel 1987 per In The Dark, è il secondo omaggio di Hidalgo e soci alla band di Jerry Garcia. Ci fu Bertha nel 1991, incisa per Deadicated, l'album tributo ai Dead. Quelli erano anni in cui i Los Lobos erano un po' più centrali nel mercato del disco. Venivano dal trittico, forse insuperabile, formato dagli album How Will The Wolf Survive, By The Light of the Moon e In The Neighborhood. L'eco della colonna sonora del film La Bamba non si era spento e un "certo" suono di Los Angeles aveva ancora tutti i riflettori puntati addosso (dai Blasters a Stan Ridgway, tutti stavano ancora con una major).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi le trecento persone raccolte a Roma testimoniano che almeno da noi è rimasto solo lo zoccolo duro ad occuparsi di certe traiettorie della musica della Città degli Angeli. Non c'è nemmeno da scommettere su alcun ritorno di fiamma. Resta confortante però vedere come questa band sui cui dischi si può leggere, prima dei nomi dei componenti, "The Los Lobos still are...", non abbia perso un grammo di quella scioltezza con cui affrontava i palchi vent'anni fa e più, e che c'è un nuovo lavoro dietro l'angolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Serve a restare vivi, a dire "ci siamo", a fare la voce grossa nei confronti dei tipi della Rock'n'Roll Hall of Fame. Perchè è davvero strano che questi "ragazzi", che sembrano avere ingoiato il grande libro di tutte le musiche d'America, siano "solo" ricordati nel "salotto delle celebrità" del Rockabilly per la cover di un brano di Ritchie Valens (La Bamba).&lt;br /&gt;Il che può risultare un onore ma anche una insopportabile limitazione per una band così completa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(grazie a Filippo De Orchi per le foto dei Los Lobos)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-2000442163481925558?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/2000442163481925558/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=2000442163481925558' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/2000442163481925558'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/2000442163481925558'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2010/07/ballando-coi-lupi-i-los-lobos-roma-3.html' title='BALLANDO COI LUPI - I Los Lobos a Roma - Cavea dell&apos;Auditorium 3 luglio 2010'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/TDB6jyDEjYI/AAAAAAAAAfw/gzCDk--NRfQ/s72-c/Lobos+shirt..JPG' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-3761191638487087052</id><published>2010-04-14T11:56:00.006+02:00</published><updated>2010-04-14T12:38:12.930+02:00</updated><title type='text'>DAVID LETTERMAN scivola su ROBERTO BENIGNI</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/S8WYM4xo9dI/AAAAAAAAAfQ/_WLQveHLmPY/s1600/benignioscar1-300x257.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 257px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/S8WYM4xo9dI/AAAAAAAAAfQ/_WLQveHLmPY/s400/benignioscar1-300x257.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5459937470423037394" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sere fa. Un Letterman Show. In replica un recente episodio. Il popolare presentatore americano conversa con Tom Hanks, che tutto è tranne lo scemotto di Forrest Gump. E' sensibile, elegante e rispettoso. Letterman, a cui è sempre andata tutta la mia simpatia, nell'occasione lo è molto meno. Si parla di Premi Oscar, di come "ci si sente quando lo vincono gli altri". Di come sia – afferma Hanks, spesso sconfitto di misura nelle notti dell'Academy Award – un privilegio perderlo se a portarselo a casa sono Roberto Benigni, Russel Crowe e Dustin Hoffman ("it's an honor to lose with those guys"). Ed ecco lo scivolone di Letterman, sgradevole e saccente: "mmm... quel... Roberto Benigni... solo un errore contabile" ("that, that Roberto Binini thing... just a bookkeeping mistake"). Sorride stupidotto e cerca il consenso del pubblico e di Hanks, che non si scompone. "Roberto ha vinto con un film meraviglioso, "La vita è bella", e una bellissima interpretazione", incalza l'attore.&lt;br /&gt;Letterman cambia discorso.&lt;br /&gt;Mi chiedo: noi italiani abbiamo amato – e con noi il mondo intero – molti film americani sul Vietnam, storia e sofferenza di quel popolo (e non solo). Li abbiamo celebrati anche quando avevano una confezione grossolana.&lt;br /&gt;Benigni un errore contabile? Un infiltrato, un inciampo? L'Olocausto trattato con tanta meravigliosa delicatezza e premiato con pieno merito è un errore contabile? David Letterman, please. Non è lei quello il cui programma ospita una rubrica che si chiama "Will it flow?" ("galleggerà?"). Ci si tuffi lei nella vasca. E affondi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.youtube.com/watch?v=O4p_CTGY7lk&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-3761191638487087052?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/3761191638487087052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=3761191638487087052' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3761191638487087052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3761191638487087052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2010/04/david-letterman-scivola-su-roberto.html' title='DAVID LETTERMAN scivola su ROBERTO BENIGNI'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/S8WYM4xo9dI/AAAAAAAAAfQ/_WLQveHLmPY/s72-c/benignioscar1-300x257.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-533412151140555648</id><published>2009-08-19T00:33:00.022+02:00</published><updated>2009-08-19T01:54:54.177+02:00</updated><title type='text'>FERNANDA PIVANO (1917-2009): l'ultima traiettoria di una "shooting star"</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sos3BeMGqCI/AAAAAAAAAfI/HwFvifJhV3Y/s1600-h/pivdean%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 268px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sos3BeMGqCI/AAAAAAAAAfI/HwFvifJhV3Y/s400/pivdean%5B1%5D.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5371447478992676898" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Seen a shooting star tonight&lt;br /&gt;And I thought of you.&lt;br /&gt;You were trying to break into another world&lt;br /&gt;A world I never knew”. (Bob Dylan)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’estate, che strana l’estate. L’estate è di brutte partite di calcio dalle trame ancora acerbe, e di morti – almeno quest’anno  –  che ti sfiniscono  quanto il caldo.  Ho recentemente postato a fatica in questo blog  dei brevi ricordi di Michael Jackson e di Willy De Ville, due tipi diversi tra loro, diversi che di più non si può. Ma a ognuno, tanto all’indecifrabile Jacko quanto a quel goloso di vita che era De Ville, è legato un pezzo della mia vita, un ricordo personale, un momento che – come loro – non tornerà.  Non ho fatto in tempo a prendere atto della morte di quel grande della chitarra che è stato Les Paul (dove sarebbero oggi Jimmy Page e tanti altri senza lo strumento, la Gibson Les Paul, che lui ha plasmato assegnandogli il proprio nome?), che un altro pezzo di storia della musica e della letteratura se ne va. Due vecchietti, si dirà, “avevano dato” –  94 anni lui, 92 lei – ma che perdite colossali!  Note e parole che a dispetto della morte resteranno aggrappate a questa vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fernanda l’ho conosciuta. E’ stata una di quelle cose belle, stella luminosa e improvvisa, che ha attraversato il mio cielo quando avevo l’impressione che lassù fossero solo nuvole. Nel grigiore di anni in cui mettevo al servizio della discografia (era una major, di quelle che ancora resistono) la mia straripante passione per la musica e uno spesso inutile entusiasmo, poteva accadere di trascorrere qualche ora con Fernanda Pivano, quella che ha tradotto Hemingway e reso più comprensibili dalle nostre parti le prime canzoni di Bob Dylan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SosxiCp_lzI/AAAAAAAAAeo/Ds347tYSw0U/s1600-h/hem4%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 247px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SosxiCp_lzI/AAAAAAAAAeo/Ds347tYSw0U/s400/hem4%5B1%5D.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5371441441467766578" /&gt;&lt;/a&gt;Fa niente che dovevo sobbarcarmi imbarazzate telefonate per chiedere ai giornali spazio per improbabili e cinguettanti star.  Fa nulla che pensavo e dicevo che Morgan era un talento incompreso (eravamo in pochi, ma ci credevamo) e dall’altra parte – che poi in realtà era o doveva essere la “mia” parte –  si facevano spallucce. E pazienza se non si rispondeva più al telefono agli artisti il cui singolo non era piaciuto alle radio. Un giorno arrivava nella tua vita Fernanda Pivano (o Fossati, o Dylan, o qualcun altro) e il cielo cambiava colore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Succede – passo al presente, per sentirmi di nuovo un po’ lì, con lei – che mi chiamano i tipi della Minimum Fax. Hanno assoldato la Pivano per alcuni lavori editoriali, in più lei deve scrivere per un quotidiano qualcosa su Dylan, che è di scena a Roma, tra i marmi bianchi del Palazzo della Civiltà e del Lavoro.  Dieci anni fa, o poco più. Me la affidano, o quasi. Lei è puntuale, la scorto giù per le scale, rallentiamo per un saluto a Francesco De Gregori, poi dritti fino al camerino di Bob Dylan, il “suo” Bob, che non vedeva da anni. Durante lo show lei resta seduta, e immobile, a viaggiare con i ricordi.  Alla fine mi racconta brandelli di vita, scorci eccezionali di un mondo che non vedo più, e mi chiede se l’indomani potrà disturbarmi per chiedermi qualche dettaglio del concerto e per  dettarmi, successivamente, il pezzo che dovrà mandare al giornale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando mi chiama è stanca ma affabile, dice che la musica la tiene viva e che ogni dieci libri prova a comprare un disco ma non sa mai dove dirigersi.  Non la rivedrò più, anzi la scorgerò in un video di Ligabue, “Almeno credo”, dove lei sarà il più prezioso dei cammeo, incastrata tra parole intelligenti (“credo nel rumore di chi sa tacere”) e qualche citazione Sixties (il mitico furgone Volkswagen e quei cartelli a farci leggere il testo, come accadeva in “Subterranean Homesick Blues” di Bob Dylan).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sos0i0I-3QI/AAAAAAAAAe4/GUutklGScBk/s1600-h/Medium_Grande_festa_per_i_60_anni_del_Transporter_10%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 257px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sos0i0I-3QI/AAAAAAAAAe4/GUutklGScBk/s320/Medium_Grande_festa_per_i_60_anni_del_Transporter_10%5B1%5D.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5371444753285963010" /&gt;&lt;/a&gt;Tra quarantott’ore sarò a Cleveland, dove al Rock’n’Roll Museum sta per iniziare un lungo weekend di celebrazioni per il quarantennale di Woodstock.  Sarà la festa di quell’America che è arrivata ed è stata compresa in Italia grazie alle sapienti e appassionate traduzioni di Fernanda Pivano.  Ora che i suoi occhi, quegli occhi che si sono incontrati con quelli di Cesare Pavese, di Jack Kerouac e di Fabrizio De Andrè,  si sono chiusi per sempre mi piace ricordarla con un suo limpido e speranzoso commento di metà anni Sessanta colto dopo un concerto di Bob Dylan, del “suo” Bob Dylan:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Che emozione, che orgoglio, che felicità quella sera a San Francisco, in attesa del concerto di Bob, quando Allen (Ginsberg) mi aveva portato in un bar, davanti a un piccolo jukebox ad ascoltare  ‘Mr. Tambourine Man’.  Ginsberg mi aveva spiegato che finalmente il loro, il nostro messaggio, era esposto senza poter suscitare interventi della censura,  e i nostri sogni sarebbero entrati nei jukebox di tutto il mondo.  Le nostre speranze sarebbero state improvvisamente conosciute da tutti,  e le nostre illusioni proposte a tutti”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-533412151140555648?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/533412151140555648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=533412151140555648' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/533412151140555648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/533412151140555648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/08/fernanda-pivano-lultima-traiettoria-di.html' title='FERNANDA PIVANO (1917-2009): l&apos;ultima traiettoria di una &quot;shooting star&quot;'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sos3BeMGqCI/AAAAAAAAAfI/HwFvifJhV3Y/s72-c/pivdean%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-3332528954931254440</id><published>2009-08-13T23:56:00.013+02:00</published><updated>2009-08-15T22:51:09.865+02:00</updated><title type='text'>ERIC CLAPTON E STEVE WINWOOD: "Live from Madison Square Garden", il disco dell'anno?</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SoSM6uEg0tI/AAAAAAAAAdw/7J9omw7vTQo/s1600-h/madison+sq+farge+EC+SW.bmp"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SoSM6uEg0tI/AAAAAAAAAdw/7J9omw7vTQo/s400/madison+sq+farge+EC+SW.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5369571596159734482" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;I grandi dischi del rock’n’roll – “Pet Sounds” dei Beach Boys, “Revolver” dei Beatles, l’unico dei Blind Faith, “Transformer” di Lou Reed, “Born To Run” di Springsteen, “London Calling” dei Clash, “The Joshua Tree” degli U2, “Murmur” e "Automatic For The People" dei Rem e molti altri – sono un’anfetamina per chi ascolta certa musica da sempre. Ti tengono sveglio e vivo, nella speranza che miracoli del genere possano accadere di nuovo. Quanto ciò sia difficile è purtroppo  sotto gli occhi e negli I-Pod di tutti. Stracolmi, questi ultimi (almeno quelli di chi appartiene alla mia generazione), di brani pescati da compilation, ristampe e dal meglio che il classic rock ha offerto e continua a offrire. Discorso di parte – si dirà – ed è vero, ma in questi mesi in cui l’appartenenza a qualcosa è identità urlata – si appartiene alla schiera di lettori di “quel” giornale, si cerca conforto in “quel” Tg, ci si guarda cercando di cogliere “quel” dettaglio che confermi la sensazione di assomigliarsi in qualcosa – la musica non può sfuggire alla regola: è una certezza, un marker che segnala i codici della nostra identità, o di quel che resta in questo diluvio di incertezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SoSNGDotidI/AAAAAAAAAd4/bvnfz49cXJc/s1600-h/clapton-winwood.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 269px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SoSNGDotidI/AAAAAAAAAd4/bvnfz49cXJc/s400/clapton-winwood.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5369571790927268306" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un amico mi ha “prestato” il live di Eric Clapton e Steve Winwood perché non ce l’ho fatta ad aprire i pacchetti arrivati da Amazon: sono in vacanza! Attraverso un rapido passaggio dal cd al pc portatile, queste  canzoni  sono finite con mia grande sorpresa nel mio nuovo cellulare. La sorpresa ha a che vedere con il fatto che pur se gestisco con sufficente disinvoltura questo blog dovunque io mi trovi, resto pur sempre uno che guarda con sospetto agli articoli sulle nuove tecnologie, uno che piuttosto che leggere il libretto di istruzioni del nuovo hard disk recorder pagherebbe la stessa cifra investita per la prodigiosa macchina. Uno, insomma, che fa un sorriso di approvazione ogni volta che legge il titolo del blog “Torno ai vinili” del dirimpettaio, di rete e di musica, Maurizio Pratelli e che da anni respinge ostinatamente le richieste di acquisto della propria collezione di bootleg a 33 giri di Bruce Springsteen sebbene prenda polvere a tre metri dal pavimento. Avrete capito il soggetto, ma se siete arrivati fin qui, anche perché attratti dalla locandina in stile “anni Sessanta psichedelici”, siete abbastanza strutturati per leggere di due sessantenni inglesi che hanno attraversato la storia del rock riportando il blues in America.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Live From Madison Square Garden”, approdo newyorchese di un progetto con tutte le caratteristiche del “cash-in” (“facciamo cassa”: è andata così ai tanti Who-reunion tour, è pane quotidiano – e che pane! - quando vanno in giro gli Stones, dicono che Springsteen stia prendendo quella deriva ogni volta che agita le ali della E Street Band), è un disco di spaventosa coesione, talmente bello nel suo sprizzare classic rock da far impallidire ogni jam band che calchi oggi i palchi e ogni formazione che provi a raggiungere quell’equilibrio tra espressività rock-blues e forza del repertorio che solo gli Allman Brothers possono ancora permettersi. Con simile perizia ci si può anche arrivare a suonare anche se non ci si chiama Clapton e Winwood (ma provateci voi, poi ne riparliamo, pur contando che si tratta di slowhands, tanto sulla chitarra Stratocaster quanto sull’organo Hammond B3), ma sembra davvero impossibile, al giorno d’oggi, mettere insieme tante buone canzoni per fare un concerto di pezzi originali. Eh già, perché a parte il largo omaggio a Jimi Hendrix (3 i pezzi, e come non ricordare che anche nella “Voodoo Chile” originale c’era Winwood all’organo) qui viene riscritta una storia quarantennale che è quasi tutta dei protagonisti di questo preziosissimo live. Una storia che dai Bluesbreakers di John Mayall e dallo Spencer Davis Group, passando poi per i Cream, i Blind Faith, Derek and the Dominos e i Traffic è marchiata Winwood o Clapton.  Difficile trovare due musicisti che abbiano totalizzato insieme tante esperienze basilari nella storia del rock e che da solisti abbiano raggiunto gli stessi vertici di popolarità toccati da dischi come “Slowhand” (Clapton) e “Arc Of A Diver” (Winwood).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SoSNPDEk_xI/AAAAAAAAAeA/DjYE_KFL2P4/s1600-h/clapton_winwood_435.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SoSNPDEk_xI/AAAAAAAAAeA/DjYE_KFL2P4/s400/clapton_winwood_435.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5369571945394536210" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il bello è che non è qui nemmeno il caso di storcere il naso come si fa di fronte a prodotti del genere, e a nulla serve osservare che negli anni Duemila Clapton non ha fatto altro che unire le forze sue con quelle degli altri (l’album con B.B.King, la fugace reunion dei Cream).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SoSNfRiIK9I/AAAAAAAAAeI/Pg2J1FujsRc/s1600-h/poster+EC+SW+MSG.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 214px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SoSNfRiIK9I/AAAAAAAAAeI/Pg2J1FujsRc/s320/poster+EC+SW+MSG.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5369572224154479570" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Queste canzoni, il loro amalgama, la piacevolezza con cui tutto ci arriva, quel senso di storia che ti prende alla gola e poi ti mette al tappeto, tutto rende cd e dvd di “Live from Madison Square Garden” una caldo rifugio di vintage rock dove tutto funziona a meraviglia (basti sentire come ci sta bene “Forever Man”, che pure arriva da un Clapton che ammorbidiva il blues nel pop). Tra gemme assolute come “Presence Of The Lord”, “Glad”, “Well Alright”, “After Midnight”,  “Can’t Find My Way Home” e “Dear Mr. Fantasy”, ed altre eccellenti riproposizioni come “Cocaine” e “Georgia On My Mind” non avrebbero sfigurato un paio di pezzi del Winwood solista d’alta classifica (“While You See A Chance”?), ma solleveremmo inutilmente la questione del pelo e dell’uovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Disco dell’anno, va scritto osando un po’, senza remore né vergogna, anche se mette tristezza sentenziarlo nel giorno in cui muore Les Paul, l’uomo che ha scritto la storia della chitarra elettrica, quindi anche di Clapton.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-3332528954931254440?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/3332528954931254440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=3332528954931254440' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3332528954931254440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3332528954931254440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/08/eric-clapton-e-steve-winwood-il-disco.html' title='ERIC CLAPTON E STEVE WINWOOD: &quot;Live from Madison Square Garden&quot;, il disco dell&apos;anno?'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SoSM6uEg0tI/AAAAAAAAAdw/7J9omw7vTQo/s72-c/madison+sq+farge+EC+SW.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-3050007181523954593</id><published>2009-08-08T16:48:00.009+02:00</published><updated>2009-08-08T22:36:59.716+02:00</updated><title type='text'>HEART AND SOUL: Addio a Willy De Ville</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sn2SRGiGBhI/AAAAAAAAAdo/6F_Y6xZfggo/s1600-h/Mink-De-Ville-Coup-De-Grce-422788.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 396px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sn2SRGiGBhI/AAAAAAAAAdo/6F_Y6xZfggo/s400/Mink-De-Ville-Coup-De-Grce-422788.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5367607153404544530" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Stava male, si sapeva. Ma l’sms spuntato ieri sera sul mio cellulare è arrivato prima del previsto: “E’ un brutto giorno per la nostra musica: è morto Willy De Ville”. Parole scritte da un amico, con sincero dolore. Ora ho il mare davanti e i monti alle spalle, in mano una copia di Repubblica che ufficializza il decesso e tra le dita un fragile collegamento a Internet che non mi consente di girare troppo per il Web. C’è poco da girare, basta la memoria.&lt;br /&gt;Wille De Ville è quei tacchi che atterrano sul mio tavolo del Savoy (non c’è più, erano i primi anni Ottanta newyorchesi) facendo vibrare i bicchieri. E’ quello sguardo tagliente che mi ha raggiunto da tanti palchi italiani (ce lo siamo goduto davvero, il buon Willy!). E’ quei dischi che hanno flirtato col punk e col rhythm’n’blues ("Coup De Grace": chi non ce l'ha si affanni ora su Amazon), che hanno rasentato il pop (“Miracle”, con Mark Knopfler: che bellezza!) e  percorso le strade di New Orleans. E’ quegli angoli di Manhattan dove si parla spagnolo, ne succedono di tutti i colori e le ragazze di nome Rosita camminano al ritmo di Tito Puente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una musica scritta sempre con amore, anzi con “heart and soul”, dovunque si trovasse lo studio di registrazione in cui veniva prodotta. Willy De Ville è in quelle giacchette strette dell’epoca Mink De Ville (la sua band, quasi una E Street Band con sala prove ad Alphabet City anziché nel New Jersey) e nella trasandatezza un po’ piratesca degli ultimi anni. E’ “Maybe Tomorrow”, è “Could You Would You”, è “Cadillac Walk”, è “This Must Be The Night”, è ”Teardrops Must Fall”, è "You Better Move On", è la migliore “Stand By Me” dopo quelle di Ben E.King (l’originale) e di John Lennon. E’ tutte queste canzoni che ricordo in ordine sparso e che dovrò farmi bastare per un sacco di tempo. Perché, come ha scritto il suo ufficio stampa, “Willy è andato a trovare Jack Nitzsche e Johnny Thunders” (ovvero un sagace mescolatore di suoni e un altro ragazzaccio del rock’n’roll - vedi: New York Dolls). Gente giusta a tenergli compagnia nel silenzio eterno, che tanto silenzioso – immaginiamo – non sarà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Willy De Ville, che aveva solo cinquantanove anni – 59, come una buona annata della Cadillac - ha attraversato oltre trent’anni di carriera senza mai uscire troppo allo scoperto, senza smettere quasi mai gli abiti del cult artist ma lasciandoci canzoni che solo lui sapeva confezionare in quel modo. Canzoni che hanno infiammato il Bottom Line o l'Olympia allo stesso modo in cui infiammavano, quando giravano meno soldi, i palchi e i festival di provincia. Ci è piaciuto tanto, Willy, anche per la sua unicità, e ora ci mancherà molto. C'è davvero poco da aggiungere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-3050007181523954593?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/3050007181523954593/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=3050007181523954593' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3050007181523954593'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3050007181523954593'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/08/heart-and-soul-addio-willy-de-ville.html' title='HEART AND SOUL: Addio a Willy De Ville'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sn2SRGiGBhI/AAAAAAAAAdo/6F_Y6xZfggo/s72-c/Mink-De-Ville-Coup-De-Grce-422788.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-5433138052866386355</id><published>2009-07-20T23:21:00.002+02:00</published><updated>2009-07-20T23:24:05.217+02:00</updated><title type='text'>A ROOM AT THE TOP</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SmTgVkGZDjI/AAAAAAAAAdQ/-A1WhIdi3_E/s1600-h/room+at+the+top.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 266px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SmTgVkGZDjI/AAAAAAAAAdQ/-A1WhIdi3_E/s400/room+at+the+top.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5360656117550091826" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I got a room at the top of the world tonight&lt;br /&gt;I can see everything tonight&lt;br /&gt;I got a room where everyone&lt;br /&gt;Can have a drink and forget those things&lt;br /&gt;That went wrong in their life&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I got a room at the top of the world tonight&lt;br /&gt;I got a room at the top of the world tonight&lt;br /&gt;I got a room at the top of the world tonight&lt;br /&gt;And I ain't comin' down, I ain't comin' down&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Tom Petty)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-5433138052866386355?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/5433138052866386355/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=5433138052866386355' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5433138052866386355'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5433138052866386355'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/07/room-at-top.html' title='A ROOM AT THE TOP'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SmTgVkGZDjI/AAAAAAAAAdQ/-A1WhIdi3_E/s72-c/room+at+the+top.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-7716453189330514563</id><published>2009-07-16T21:04:00.010+02:00</published><updated>2009-07-16T21:37:07.956+02:00</updated><title type='text'>LONG WALK HOME - i testi commentati di Bruce Springsteen, 1992-2009</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sl96Gy-gOGI/AAAAAAAAAdI/knDUk0ImxLY/s1600-h/Long+Walk+Home+cover.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 243px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sl96Gy-gOGI/AAAAAAAAAdI/knDUk0ImxLY/s400/Long+Walk+Home+cover.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5359136338775914594" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Eccomi, a un anno esatto di distanza. Di nuovo in libreria. Questa volta al settaccio ho passato tutto quel che è stato dal 1992 a oggi. Se fate in tempo, portatevi queste riflessioni nei tre stadi italiani in cui si esibirà Bruce Springsteen. Vi terranno buona compagnia. Il libro è uscito oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Si intitola SPRINGSTEEN. LONG WALK HOME - test commentati 1992-2009 (413 pagine). Lo pubblicano i tipi di Arcana.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il testo riportato qui sotto è un estratto dall'introduzione.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TOGETHER THROUGH LIFE, "insieme attraverso la vita" (ho rubato il titolo, bellissimo,  al nuovo Dylan). Le canzoni "recenti" di Bruce Springsteen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ che a noi ci hanno fregato gli anni Settanta. E tutta quella irripetibilità che abbiamo scambiato per un invito a replicare. Rimanendoci poi male perché le cose non sono state più così. C’erano i film giusti e i dischi perfetti, quelli con le due facciate e un numero sovente ineccepibile di canzoni. C’erano "Late For The Sky" e "Running On Empty", "Hejira" e "Tapestry", "Harvest" e "After The Gold Rush", "Transformer" e "Ziggy Stardust", Lou e David, i Rolling Stones di "Sticky Fingers", "Exile On Main St." e "Goats Head Soup". I Beatles non più, ma Lennon scriveva "Imagine" e McCartney registrava "Band On The Run".                                                                                 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’erano canzoni bellissime come "Werewolves Of London" e "Sweet Home Alabama" che Kid Rock trent’anni dopo avrebbe fuso in una ("All Summer Long") perchè ormai si fa questo e altro. C’erano gli Eagles nel lusso dell’Hotel California e i primi Chelsea Hotel del Punk. Erano anni in cui le trasmissioni televisive avevano le sigle e al cinema capitava che "Amoreena" di Elton John, tutta intera, venisse sincronizzata sulla sequenza iniziale di “Quel pomeriggio di un giorno da cani”, con Al Pacino. In quell’estate del 1975 a New York, quella New York, girava uno Springsteen ancora &lt;em&gt;wild &amp; innocent&lt;/em&gt;: aveva la barba e appena l’avrebbe tagliata sarebbe diventato uguale ad Al Pacino. In cinque anni registrò il meglio che potesse registrare: "Born To Run", "Darkness On The Edge Of Town" e "The River" (ne abbiamo parlato nel primo volume: Talk About A Dream). Poi arrivarono gli anni Ottanta. Poi i Novanta. Poi il Big Bang del 2K.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eccoci qua, a dire sempre che era meglio prima senza accorgerci che Springsteen ha appena completato il suo quarto decennio di registrazioni e che è nella logica delle cose che i primi due abbiano, visti da qui, un’altra marcia. A me viene voglia di pensare che i tanti under 30 che riempiono oggi gli stadi e le arene dove suona Bruce Springsteen non debbano necessariamente sapere tutto questo. Se ci si sono sporcati qualche sera il muso magari è meglio, ma i loro anni Settanta è giusto che se li cerchino tra l’energia di "The Rising" e i chiaroscuri di "Devils &amp; Dust". Per poi andare in giro a ripetere, ossessivamente, che come si stava nei Duemila non si è stati più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Ermanno Labianca&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-7716453189330514563?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/7716453189330514563/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=7716453189330514563' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7716453189330514563'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7716453189330514563'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/07/long-walk-home-i-testi-commentati-di.html' title='LONG WALK HOME - i testi commentati di Bruce Springsteen, 1992-2009'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sl96Gy-gOGI/AAAAAAAAAdI/knDUk0ImxLY/s72-c/Long+Walk+Home+cover.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-9215171396787601786</id><published>2009-06-26T01:52:00.012+02:00</published><updated>2009-06-27T10:50:47.862+02:00</updated><title type='text'>AIN'T NO SUNSHINE: è morto Michael Jackson</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SkQYzL1q1mI/AAAAAAAAAdA/7k1OCGC86-k/s1600-h/michael_jackson_got_to_be_there.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SkQYzL1q1mI/AAAAAAAAAdA/7k1OCGC86-k/s400/michael_jackson_got_to_be_there.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5351429524853282402" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Michael Jackson me lo voglio ricordare con la faccia che aveva quando l’ho conosciuto.  Accadeva nel mio primo viaggio americano, anno 1974, in un’America dove c'era ancora la Motown e in cui ero finito, tredicenne, ad accompagnare mia madre e i miei nonni in un viaggio meraviglioso – un’iniziazione, è il caso di dire - che ci avrebbe portati  a Manhattan, a Boston, alle cascate del Niagara, ma anche ad Albany e Rochester perché è America anche quella. Compravo dischi con frenesia, quasi compulsivamente, già allora, risparmiando sui vanilla ice cream. Ricordo che misi in valigia i miei primi trofei americani: un copricapo paracolpi in plastica dei Pittsburgh Pirates, una palla da baseball firmata da mio cugino Dave Giusti (che dei Pirates era stato un pilastro negli anni Sessanta), una mazza in legno della Adirondack e un sacco di 33 giri.                                                                                                                                                                    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conservo ancora tutto: la palla quando il mio conto va in rosso sono tentato di metterla su Ebay (anche perchè riporta una serie di dati tecnici di quel memorabile Pirates-San Diego Cardinals del 18 maggio 1969), i dischi no. Casomai li ricompro in cd. L’ho fatto anche per “Got To Be There” (1972) di Michael Jackson un sacco di tempo fa perché il vinile, sul quale c’è ancora l’adesivo “consigliato da Diana Ross”, gracchia che è una bellezza.                                                                                                                                                                 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi fece simpatia quella faccia negretta. Ricordo che un altro mio cugino più grande, a Seneca Falls, suonava a ripetizione “Ain’t No Sunshine”: la trovai bellissima e uscii a comprarmi il disco. Che è bellissimo perché non c’è solo il pezzo di Bill Withers, ma anche “Got To Be There” e la più bella “You’ve Got A Friend” che si possa ascoltare. E’ un Seventies soul ancora incontaminato, quello dei capelli afro e delle macchine gigantesche. Niente incisivi d’oro, collane da un chilo e tatuaggi ostentati come usa oggi tra le star del rap e del Nu Soul. Michael era candido e pieno di fratelli che cantavano bene come lui. Vederli in televisione era una poesia. Poi, dopo essere diventato il re del pop con canzoni belle ma già diverse ("Billie Jean", "Thriller", "Human Nature" e tutto il resto), è diventato Jacko e di candido c’era solo la pelle, al cui sbiancamento Jackson lavorava ossessivamente.  Così, quando ha iniziato a mostrificarsi è stata un pena che non mi interessava partecipare. Mascherine sulla bocca, i tanti misteri di Neverland e quei figli bianchi come lui che forse non hanno mai ascoltato un disco dei Jackson 5 perché era patrimonio dell’altra vita, quella - chissà perché - rifiutata.                                                                                                                                                                &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michael Jackson è morto qualche ora fa. Così, io che sono un romantico, ho rimesso su "Got To Be There", con tutte quelle orchestrazioni e quelle ingenuità. Mi fa pensare che anche grazie a queste canzoni non sono finito a lavorare in un Ministero. Ce n’è una, carinissima, che non ricordavo. Sembra di ascoltare le Zie Supremes di "Baby Love" e fa anche scappare la lacrimuccia, perché si intitola “Love is here and now you’re gone”.                                                                                                                                                                    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Love, Michael. E cerca di non sentirti troppo solo anche lassù.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-9215171396787601786?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/9215171396787601786/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=9215171396787601786' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/9215171396787601786'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/9215171396787601786'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/06/aint-no-sunshine-e-morto-michael.html' title='AIN&apos;T NO SUNSHINE: è morto Michael Jackson'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SkQYzL1q1mI/AAAAAAAAAdA/7k1OCGC86-k/s72-c/michael_jackson_got_to_be_there.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-267453903912401658</id><published>2009-05-15T19:05:00.021+02:00</published><updated>2009-05-21T01:47:15.463+02:00</updated><title type='text'>RIGO: "Smiles &amp; Troubles", il viaggio di un bassista. Dieci canzoni, quattro corde e "due mogli".</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sg2hXKnZaDI/AAAAAAAAAbg/pEd1jruPm8g/s1600-h/Rigo+cover.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sg2hXKnZaDI/AAAAAAAAAbg/pEd1jruPm8g/s400/Rigo+cover.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5336098552862566450" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Antonio, Rigo Righetti, Rigo, Antonio Righetti: chiamatelo come volete, ma Rigo va meglio. Perchè è breve, asciutto, musicale, e perché è una bella fortuna avere un marchio che ti rende quasi unico (pensare a Elvis e Bruce, tanto per dirne due ai quali Rigo non è indifferente e sui quali ne sa un bel po’). Poi, fatevi i conti, R.I.G.O, fanno quattro, quattro lettere, come “bass”. Lui e il basso sono una cosa sola, da un bel pezzo di vita, e tra loro c’è l’intruso, o la seconda moglie (perché Rigo naturalmente è bigamo): Robby Pellati, di professione batterista.&lt;br /&gt;Succede tutto in “Smiles &amp; Troubles” (Irma Records), prova numero due (c’era stato il mini “Songs From A Room” qualche anno fa) di una carriera da solista iniziata quando Rigo era già, con Robby (naturalmente), il motore di Luciano Ligabue. Tappe precedenti, in Italia, erano state per entrambi quella nei Rocking Chairs (tra Modena e Reggio, importante perché ha davvero messo le basi a tutto), e quelle al servizio delle canzoni di Edoardo Bennato (fugace) e Marco Conidi (concerti e un brano su disco, “Un passo via da te”, cover di “One Step Up”, venuto bene davvero, con l’apporto di un altro Chairs: Giorgio Buttazzo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sg2i0GaGtwI/AAAAAAAAAbw/EchVvsXmmQ0/s1600-h/Rigo+studio.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 350px; height: 263px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sg2i0GaGtwI/AAAAAAAAAbw/EchVvsXmmQ0/s400/Rigo+studio.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5336100149460907778" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Rigo racconta, e posso confermarlo, di camere quadruple, poi triple, diventate improvvisamente comode singole, in quel salto dal rock'n'roll di provincia con puzzo d'America alle 4 e 5 stelle da classifica del lusso garantito dal suo Boss più acclamato, quel Luciano Ligabue che, come usa talvolta nel rock’n’roll, a un certo punto ha voluto continuare il viaggio da sé e “ha messo via” i cilindri cromati di Rigo e Robby per cambiare motore. Ecco che nella strada lastricata di esperienze di ogni tipo e collaborazioni con nomi che al pubblico del rock più genuino dicono molto (The Gang e Mauro Pagani in Italia, Elliott Murphy, Robert Gordon e Willie Nile dove capita) sono tornati d'attualità gli alberghi a due e tre stelle, che in questo lavoro significano due metri quadri di bagno in meno, niente servizio in camera ma un chilometro di strada libera in più. &lt;br /&gt;Se l’è presa tutta, Rigo, quella strada e ci ha messo le sue idee e il suo gusto, senza commettere l’errore di confezionare un disco per i vecchi appassionati dei Rocking Chairs né per l’esercito da stadio che canta a memoria ogni canzone che passa la radio al Bar Mario. Ci ha messo dentro le letture che ama, i bei film che ha visto, i viaggi, gli anni passati ad ascoltare la musica (cosa utile per migliorarsi, perché non basta fare come in Italia fanno quelli bravi “ma bravi un bel pò”, non basta solo suonare). L’ha inzeppato, questo disco,  delle cose che ha imparato quando vendeva, in un buco di quelli che non esistono più, i dischi dei musicisti che apprezzava. Ne è venuto fuori un lavoro ambizioso e atipico, un disco da cantautore rock che non suona da cantautore rock, perchè non è prodotto come lascerebbe supporre il curriculum di questo musicista curioso e di Pellati (a cui si aggiungono qui Marco Montanari, chitarrista di ruolo, e pochi pochi ospiti, tra cui Pagani).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sg2iu4KSNrI/AAAAAAAAAbo/StbHFca6OCE/s1600-h/Rigo+Texas.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sg2iu4KSNrI/AAAAAAAAAbo/StbHFca6OCE/s400/Rigo+Texas.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5336100059737110194" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“Smiles &amp; Troubles”, registrato e missato tra Correggio e El Paso, Texas (davvero tra la Via Emilia e il West, mica chiacchiere) brilla perchè mai prevedibile, nè banale. Lo si capisce da come inizia “A Girl Called You”, con quell’organo che parte quando invece ti aspetti la voce, una voce con la quale Rigo, che è e resta un eccellente bassista prima di essere un cantante, fa un lavoro onesto ed essenziale, senza puntare a convenienti modelli visibili o a canoni imposti. Qui di imposto, e di conveniente, non c’è nulla, lo capisci da quella love-song un po’ fifties – “Stay” - che viene lanciata nello spazio dei Duemila da un lavoro di voci in retrovia e di programmazioni abbracciate a un malinconico violino. Lo capisci quando le chitarre lontane di “I Love You” ricordano i primi R.E.M. e non gli U2 dei grandi tour. Ne sei certo quando l’incedere di “(Just Like) St.Thomas” più che al mainstream rock che è stato la prima casa per Rigo negli ultimi vent’anni (ma qualcosa riecheggia nell'ottima "The Wrong Side Of Everything”, con quel basso “bello fuori”, così “Rigo”, così "Rocking Chairs") fa pensare a un bizzarro ma gustoso incrocio tra l’Europa dell’est e i Los Lobos più sperimentali (la ritmica, e quella chitarra twang che suona sul canale sinistro). “Lonely Winter”, “All I Really Want” e le altre, sono canzoni pensate e scritte nell’intimità, ricolme di sentimenti personali, tra riflessioni, amore per la donna amata e quel senso di libertà che ti lasciano sempre le esperienze importanti appena concluse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sg2nVBJAN8I/AAAAAAAAAb4/fh6tRrhO6ws/s1600-h/Rigo+road-clouds02.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 214px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sg2nVBJAN8I/AAAAAAAAAb4/fh6tRrhO6ws/s320/Rigo+road-clouds02.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5336105113029195714" /&gt;&lt;/a&gt;C’è sempre, qui, un protagonista che si dibatte tra la dolcezza e l’amarezza, che poi sono componenti inscindibili della vita, su quella strada che percorriamo ogni giorno. Non c’è da credere completamente a Kerouac, uno che la strada la conosceva bene, e a quelle sue parole: “Mankind is like dogs, no gods”. Però un bel po’ di verità da lì’ arriva ancora, perché - a chiunque, ovunque e sempre - dopo una carezza è facile che la vita assegni un paio di morsi alle caviglie. Ecco allora Kerouac e gli altri. Rigo, dopo aver realizzato un disco ispido e morbido come la vita, accattivante ma perfettibile, cielo azzurro e nuvole, “sorrisi” e “preoccupazioni”, quelli bravi a mettere insieme le parole (Pavese, Miller, Pessoa, Kerouac) se li porta dietro anche nei live show. “Musica e readings”, potrebbe esserci scritto qualche volta sulla locandina. Canzoni di "love and hate" insieme a fogli strappati scegliendo bene. Cose che negli stadi non si possono fare. C’è un prezzo per tutto.  Cosi si torna ai piccoli club, con una sacca piena di idee e i sogni non ancora consumati. Tanti auguri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Acquista il disco: www.msol.biz/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;----------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Rigo Righetti Trio (Righetti+Pellati+Francesco Pugnetti) gira l’Italia (questa sera, 15 maggio, è di scena a Roma, al Caffè Fandango, vicino Piazza del Pantheon) con le canzoni di “Smiles &amp; Troubles” + Elvis, Robert Johnson, Leonard Cohen and more.  Altro piattino niente male che vedrà Rigo tra i protagonisti è un giro di concerti estivi con Steve Wynn (Dream Syndicate), Chris Cacavas (Green On Red), Linda Potmon (Miracle 3) e altri. “Wynn plays Dylan” sembra molto di più di un “very special project”, come annuncia Antonio. E’ troppo bello per essere vero. Sarà agosto – “Antò, faaa caldo” – ma un pensierino…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Live gigs and more www.myspace.com/rigorighetti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-267453903912401658?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/267453903912401658/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=267453903912401658' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/267453903912401658'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/267453903912401658'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/05/rigo-smiles-troubles-il-viaggio-di-un.html' title='RIGO: &quot;Smiles &amp; Troubles&quot;, il viaggio di un bassista. Dieci canzoni, quattro corde e &quot;due mogli&quot;.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sg2hXKnZaDI/AAAAAAAAAbg/pEd1jruPm8g/s72-c/Rigo+cover.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-1885710311316275430</id><published>2009-05-11T11:28:00.022+02:00</published><updated>2009-05-14T14:02:33.653+02:00</updated><title type='text'>JACKSON BROWNE: Un tempo sognato che bisognava sognare.</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SgfwOga4BuI/AAAAAAAAAa4/J2HfEcfkg7U/s1600-h/2009_05_11+002.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 121px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SgfwOga4BuI/AAAAAAAAAa4/J2HfEcfkg7U/s400/2009_05_11+002.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334496415655134946" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Impresso su una sacca in tela (“Saturate Before Using”, 1972, l'esordio), di profilo in versione ancora giovanile (“Hold Out”, 1980), pronto a spuntare dalle acque torbide di una relazione sentimentale difficile (“I’m Alive”, 1993, con ritratto d’autore di Bruce Weber), in controluce a guardare con preoccupazione verso est (“Looking East”, 1996), o - ultimamente - con barba cresciuta e occhiali da sole a proteggersi dai segni del tempo che conquista tutto (“Time The Conqueror”, l’ultimo di una lunga serie di album dalla poetica sempre elevatissima): il volto di Jackson Browne ha sempre rivelato senza mezzi termini, dalle copertine,  dove si trovasse l’uomo, con i suoi sentimenti, prima ancora del fine songwriter. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sgfyr4gJoYI/AAAAAAAAAbA/KcaN2BPJkwA/s1600-h/JB+conqueror.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 358px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sgfyr4gJoYI/AAAAAAAAAbA/KcaN2BPJkwA/s400/JB+conqueror.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334499119359172994" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questa capacità di smascherarsi prima di iniziare a cantare è sempre stata la prerogativa di questo autore californiano (classe 1948) a cui il tempo sembra risparmiare quei colpi che stanno progressivamente allontanando alcuni suoi coetanei dalle scene. Perché è sempre lì, pure se aggredito da qualche capello bianco, quel classico caschetto da surfer che fa pensare alle onde e alle palme, ai Beach Boys e a “Fragole e Sangue”, alla Woodstock generation e a quando anche i Byrds cedettero alle frangette “alla Beatles”, ed è sempre più bello il canzoniere che Browne porta in giro dal vivo, mescolando ad arte le stagioni della sua creatività, tra  amore e politica, chitarra e pianoforte, zone d’ombra e colpi da classifica. Sono briciole di un’iconografia andata, che per qualcuno è polverosa, ma per altri decisiva. Ieri sera uno degli auditorium progettati da Renzo Piano per la “Città della Musica” era gremito di quarantenni (questa la media, a voler stare stretti con la calcolatrice) che l’anagrafe segnala come romani con il cuore tra Los Angeles e il Big Sur. Tutti a sentire questo eterno ragazzo che gira in auto per Santa Monica ascoltando la musica di Ben Harper, che porta i suoi musicisti a Cuba con un visto religioso, che ancora si indigna per le cose che nel mondo non funzionano e che dal suo sito non vende t-shirts ma consiglia la lettura di libri come “The Reclutant Fondamentalist” di Mohsin Hamid, ovvero l’America vista dagli occhi di un giovane pakistano. In platea, c’erano quelli che presero il caldo a Castel Sant’Angelo nel 1982, quando Browne  portò per la prima volta canzoni e band nel nostro paese, e quelli che senza essere presenze fisse quando Brother Jackson scende da noi lo seguono con affetto quando possono, cercando di comprendere le nuove canzoni che pubblica con la stessa attenzione riservata a “Before The Deluge” e “For Everyman”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sgfz1ELQqwI/AAAAAAAAAbQ/OXBPrJc34x4/s1600-h/10052009(018).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sgfz1ELQqwI/AAAAAAAAAbQ/OXBPrJc34x4/s400/10052009(018).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334500376623229698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E  c’erano anche  – ad abbeverarsi a quella fonte west coast che oggi, con tre neri nella band su sette (ottimo davvero l’innesto delle coriste Chavonne Morris e Alethea Mills), offre anche magnifiche tracce di gospel e soul - quelli che lo avevano idealizzato per una vita senza mai incontrarlo.  Tutti raccolti a seguire il filo della memoria e a passeggiare tra canzoni che al “tempo”, quello scandito dalle lancette di un orologio, hanno sempre guardato con occhio attento.  Da “These Days” a “Late For The Sky”, da “The Times You’ve Come” a “Baby How Long”, c’è sempre in quello che scrive Browne un tempo da aspettare, da rincorrere e da temere perché vuol dire che la vita si sta consumando non senza un filo della speranza che ci lasci intravvedere un futuro migliore. Ma c'è, più di ogni altra cosa, quel tempo bello che nessuno potrà portarsi via. E chi ha sognato, o viaggiato, almeno una volta con le canzoni di Jackson Browne, quel tempo prima o poi, sia pure per la durata di una sola sera, torna a riprenderselo, come accaduto ieri. Per rubare le parole a Fossati, potremmo dire che si tratta di quel “tempo sognato che bisognava sognare”, un tempo “che sfugge” ma “niente paura che prima o poi ci riprende”. &lt;br /&gt;________________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La scaletta della serata (Roma, 10 maggio 2009)&lt;br /&gt;Primo set: Boulevard/The Barricades of Heaven//Fountain of Sorrow/These Days/Time the Conqueror/Off of Wonderland/Live Nude Cabaret/Giving that Heaven away/Doctor my Eyes/About my Imagination&lt;br /&gt;Secondo set: Something fine/For a dancer/Before the Deluge/Late for the Sky//Lives in the Balance/Going down to Cuba/Just say yeah/Late for the Sky/The Pretender/Running on Empty&lt;br /&gt;Bis: I am a Patriot (Little Steven)-It's Your Thing (Isley Brothers)/The Load Out-Stay (Maurice Williams &amp; the Zodiacs) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sgfz8OPjKbI/AAAAAAAAAbY/QQrtNhXi9OY/s1600-h/jackson+e+chavonne.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 236px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sgfz8OPjKbI/AAAAAAAAAbY/QQrtNhXi9OY/s320/jackson+e+chavonne.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334500499584657842" /&gt;&lt;/a&gt;       Questa sera, 11 maggio, Jackson Browne e la sua band - Mark Goldenberg, Mauricio Levak, Kevin McCormick, Jeff Young, Chavonne Morris (foto) e Alethea Mills - concederà all’Auditorium Manzoni di Bologna l’ultima sua replica italiana (dopo Milano, Padova e Roma) prima di andare  a chiudere il “Time the Conqueror – European Tour 2009” alla Royal Albert Hall di Londra.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-1885710311316275430?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/1885710311316275430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=1885710311316275430' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/1885710311316275430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/1885710311316275430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/05/jackson-browne-un-tempo-sognato-che.html' title='JACKSON BROWNE: Un tempo sognato che bisognava sognare.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SgfwOga4BuI/AAAAAAAAAa4/J2HfEcfkg7U/s72-c/2009_05_11+002.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-8441986858061416733</id><published>2009-05-08T11:08:00.026+02:00</published><updated>2009-05-10T19:18:54.091+02:00</updated><title type='text'>WILLIE NILE: Nella "casa delle mille chitarre" non ci sono corde spezzate. Il nuovo album e il tour italiano dell'amatissimo rocker newyorkese.</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SgP6Hb7Ao4I/AAAAAAAAAaw/RjAF3z0S6JE/s1600-h/Nile+cover.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 296px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SgP6Hb7Ao4I/AAAAAAAAAaw/RjAF3z0S6JE/s400/Nile+cover.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333381389398090626" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Pochi minuti fa, un amico che ieri sera era come me tra il pubblico del concerto romano di Willie Nile al Big Mama, e che aveva lì acquistato la ristampa con inediti di un vecchio disco del rocker newyorkese, mi ha scritto: “Che bel disco, che canzoni, e che suoni. Se Willie non è venuto fuori con quello, vuol dire che non era destino”. Quel disco è “Places I Have Never Been”. Uscì nel 1991, dopo anni in cui, dopo essere stato tra i tanti nuovi Dylan e nella nutrita truppa dei nuovi Springsteen, ed avere anche aperto, forte di due album bellissimi pubblicati all’inizio del decennio precedente, i concerti americani degli Who, Willie aveva per più mitivi messo il freno alla sua esuberanza artistica. In quelle sue composizioni, nuove ma covate a lungo, aveva riversato tutte le proprie capacità e le proprie speranze. Canzoni alla Byrds (“Rite of Spring”, con Roger McGuinn), potenti rock  a sfondo sociale che strizzavano l’occhio agli U2 (“Heaven Help the Lonely”), folk elettrici ma con lo spirito di Pete Seeger (Everybody Needs A Hammer) e ballate che pochi scrivono così bene (“Yesterday’s Dream”), non erano serviti più di tanto a consegnargli le chiavi di quel mondo di cantautori rock in cui centrali erano Springsteen, Tom Petty e, allora, Steve Earle. Piuttosto, e non è un risultato affatto disprezzabile, hanno tolto il freno alla carriera di un autore di immenso talento che sembrava essersi perduto tra le strade della sua New York.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da allora, da quando quel piccolo motore di poesia e canzoni ha ripreso a girare, anche con il conforto dell’attenzione di un pubblico europeo che dai primi Novanta se l’è coccolato (ricambiato) come merita, Willie Nile ha messo insieme una fila di album (non tanti, né pochi, il giusto: un mini e tre in studio, più un paio di live, l’ultimo dei quali – “From the Streets of New York” - accompagnato da un bel dvd) che non hanno mai deluso chi lo segue con attenzione. “House of a Thousand Guitars” ha sorprendentemente le stesse caratteristiche di “Beautiful Wreck of the World” (1999) e “Streets of New York” (2006): è ricco di passione e speranza, nonostante gli anni passino e la forbice del futuro professionale vada inesorabilmente restringendosi per questo generoso attore della scena rock più sincera e sanguigna. Nile ha ancora intatta quella voglia, già espressa da “On the Road to Calvary” (un delicato ricordo di Jeff Buckley) e “The Day I Saw Bo Diddley in Washington Square” (cantata con Jakob Dylan), di guardare con ammirazione al lavoro di chi gli è passato accanto e non c’è più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SgP4yOivW3I/AAAAAAAAAao/j4CTKt93h2g/s1600-h/Nile+Rigo+Robby+Big+Mama.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 158px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SgP4yOivW3I/AAAAAAAAAao/j4CTKt93h2g/s400/Nile+Rigo+Robby+Big+Mama.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333379925517753202" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Celebra, come fanno anche le apparizioni live di questo minuto ma estremamente energico interprete, la grande e bella stagione di un rock’n’roll che sembra oggi aver lasciato la sua posizione centrale nel confuso e frammentato mercato dei Duemila.  Basta ascoltare le prime battute del brano e leggere i primi versi per capirlo. “Non c’è occhio asciutto nella casa delle mille chitarre quando canta il vecchio Hank, di quella sofferenza che solo l’amore può portare/Puoi sentirci Bob Dylan e i Rolling Stones nella casa delle mille chitarre/e Muddy Waters e John Lennon/…non c’è una sola corda spezzata nella casa delle mille chitarre”. Scrive  tutto ciò con la felicità, vera, di esserci ancora, da queste parti, a raccontare il bello che ha ancora da dire. “Benvenuti in quello che passa nella mia testa!”, grida all’inizio dei suoi concerti, prima di eseguire la vecchia “Welcome to my Head”. “Attenti a quello che succede adesso!”, esclama prima di attaccare, sul palco, un medley dei Ramones, accompagnato dalla sua band europea che lo sta accompagnando in tour (Jorge Otero + Rigo&amp;Robby). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nile appare immerso nel suo viaggio attraverso le radici del rock’n’rol che tanto lo ha nutrito, ma apre sempre qualche finestra su quel mondo che sta stretto a molti e che tutti vorremmo migliorare. Quando ripropone oggi “Across  the River” col solo pianoforte, ricorda di averla scritta “circa trent’anni fa, dopo aver visto sul New York Times l’immagine di una donna africana piegata in terra col suo bimbo morente sulle spalle”; nel presentare “Back Home” manda un pensiero a chi una casa per ora l’ha persa (il riferimento è agli amici abruzzesi, che a l’Aquila, in un delizioso locale del centro storico oggi distrutto, ospitarono il suo primo concerto italiano nel 1992). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SgP4jS6y8ZI/AAAAAAAAAag/IqXu3v332Zs/s1600-h/WillieNilepic1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 366px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SgP4jS6y8ZI/AAAAAAAAAag/IqXu3v332Zs/s400/WillieNilepic1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333379668994355602" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il disco non manca di episodi che dispensano ancora l’energia giovane del rock’n’roll: “Run”, piacevolmente sospesa tra la ruvidità dei Clash, il candore di Buddy Holly e la fluidità dei migliori Heartbreakers, ne è la dimostrazione (“Ho il battito dell’universo che mi fa esplodere le vene/il suono della stratosfera che rimbomba nel mio cervello/ho i colori dell’arcobaleno sulla mia tavolozza/fremo selvaggiamente quando aspetto te”), ma non manca il Nile meditativo che riflette sentimenti più contemporanei. E’ quello dell’intensa, matura  “Love Is a Train * (la sua “Land of Hope and Dreams”) e di “Now that the War is Over”, che col piano e un elegante accompagnamento dove eccelle il violoncello di Christopher Hoffman, urla a bassa voce parole di ficcante disprezzo per il governo americano uscente. Tutti i colori di Willie Nile sono qui, nella casa delle mille chitarre che ha anche lampi di speranza, come Give Me Tomorrow” da cui è un piacere lasciarsi attraversare (“sono stato sotto la pioggia battente/…in un mondo strano un bel po’/dove però ho visto le cose cambiare/consegnami il domani, adesso”).&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Qualcuno manometta il calendario, fermi il tempo e faccia che Springsteen abbia composto, non dico tante, ma almeno due di queste canzoni (facciamo "Run" e "When the Last Light Goes Out on Broadway"), e le abbia incluse in Working on a Dream. Facciamo?&lt;br /&gt;___________________________________________________&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nile sta girando l’Italia, dove conta di tornare in estate per alcuni festival. Per ora il domani inizia stasera, con due repliche a Montale vicino Modena (8 maggio – La Palafitta) e a Bergamo (9 maggio – Auditorium di Piazza della Libertà). Insieme a questo sensibile artista, che dal vivo sa comunicare come pochi e che mantiene ancora ben saldo un posto tra quelli che sanno raccontare la vita con  la semplicità dei grandi, un trio d’eccezione. Perché Jorge Otero (chitarra, ma in studio è anche mandolinista e bassista) ha già suonato per Elliott Murphy,  e Rigo &amp; Robby, ovvero Antonio Righetti e Robby Pellati sono gli ex Rocking Chairs e a lungo sezione ritmica di Ligabue che già accompagnarono Nile in Italia in tour anni fa. Di Rigo, che apre lo show con canzoni dal suo recente “Smiles &amp; Troubles”, parleremo nei prossimi giorni.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-8441986858061416733?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/8441986858061416733/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=8441986858061416733' title='16 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/8441986858061416733'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/8441986858061416733'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/05/willie-nile-nella-casa-delle-mille.html' title='WILLIE NILE: Nella &quot;casa delle mille chitarre&quot; non ci sono corde spezzate. Il nuovo album e il tour italiano dell&apos;amatissimo rocker newyorkese.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SgP6Hb7Ao4I/AAAAAAAAAaw/RjAF3z0S6JE/s72-c/Nile+cover.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>16</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-7179591844126314711</id><published>2009-04-23T00:44:00.043+02:00</published><updated>2009-04-23T13:36:26.365+02:00</updated><title type='text'>BOB DYLAN - Insieme attraverso una vita. Di grandi canzoni e di esibizioni svogliate.</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-rVOFdJWI/AAAAAAAAAYw/dGFrLdsIvmw/s1600-h/Copia+di+bob+dylan.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 312px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-rVOFdJWI/AAAAAAAAAYw/dGFrLdsIvmw/s400/Copia+di+bob+dylan.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327665265249166690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dovunque io mi volti c’è qualcuno che piange il Bob Dylan che non c’è più, quel meraviglioso artista che un tempo era (quasi) solo parole, poi è stato musica (bellissima) e perfino una bella voce (calda e incredibilmente  profonda, anche se un po’ artefatta, quella di “Lay Lady Lay”). E’ stato folk ed è stato rock, ha colorato le sue cosette di reggae divertendosi e divertendoci, ha fatto il bluesman rubacchiando a destra e sinistra ma lo perdoniamo (come si può non perdonare Dylan?). Ed è stato, in tarda età, con “To Make You Feel My Love”, anche un meraviglioso signore del pop (chiedere a Billy Joel, che non è fesso, che l’ha incisa per un “Greatest Hits” infilandola tra le cose sue più belle – ognuno ruba come può). E’ stato anche, ai tempi di “Hard Rain” - con una piuma infilata nel cappello - un meraviglioso cowboy. Oggi, con quei due baffetti da sparviero che esibisce dai tempi di “Love and Theft”, con quelle mise nere di raso e i pantaloni con la striscia che corre lungo la gamba pare Zorro, e meno male che resta segaligno, altrimenti potremmo propendere per Sancho Panza.&lt;br /&gt;Da quando sono lucido abbastanza per comprare i dischi di Bob Dylan, attendo quello nuovo sempre con la stessa ansia e con un'emozione che riconsoo quando la sento arrivare, ma da un bel po’ i suoi spettacoli mi lasciano sconcertato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-to1x0xOI/AAAAAAAAAY4/CVLofS7vxeM/s1600-h/Together+Dylan.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 318px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-to1x0xOI/AAAAAAAAAY4/CVLofS7vxeM/s320/Together+Dylan.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327667801345017058" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ha un titolo, il next Dylan, che mi affascina non poco, quasi quanto “Blood On The Tracks” o “Blonde On Blonde”: “Together Through Life”. Insieme attraversiamo la vita, o qualcosa di simile, ognuno può trovarci una sfumatura diversa. Tutti ci siamo tirati dietro qualcosa nella nostra vita. I bambini hanno lo “straccetto” che gli fa da copertina di Linus, altri hanno un amuleto, altri ancora non si separano mai da un libro (che rileggono in continuazione) o da un disco. Oggi qualcuno infila tutto in un I-Pod, e legge, guarda, ascolta. Io quando mi è possibile vado ai concerti, che mi ricordano sempre qualcuno o qualcosa. Quelli di Dylan sono davvero “together through life”. E siccome l’ultimo suo concerto mi ha deluso e il prossimo è un’incognita, gioco a percorrere la memoria e a rivivere in cinque (cinque?) righe tutti gli altri, certo che qualcuno me lo perderò per strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LAY LADY LAY&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Quella volta che ero davanti a un giradischi, nell’ampio salone di una villa al mare. Non è stato il mio primo concerto (la palma spetta a uno show delle Orme, credo, a Rimini, in un piccolo club che forse si chiamava Splash: avevo 7 anni all’incirca, mi ci portò mia madre, mi faceva impazzire “Mita Mita”, che il gruppo dedicava a Mita Medici, mi pare di averlo letto all’epoca sulla copertina del 45 giri), né il mio primo concerto di Bob Dylan, ma è come se Dylan stesse suonando per me. “Lay Lady Lay”, andatevela a riascoltare in questi giorni in cui Dylan raglia che è una bellezza, sembra provenire da un altro pianeta tanto è cantata bene, in modo inusuale per Dylan. Che voce. Calda, baritonale, quasi come quella di Johnny Cash, che nel disco (“Nashville Skyline”) canta con Dylan “Girl From the North Country”. Abbasso quelli che considerano “Nashville Skyline” un album minore. Avevo otto anni, mi ha aperto una porta gigantesca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;CHANGING OF THE GUARDS&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quella volta che andai vicino a Londra con il treno. Trovate la storia in un mio post del 2008. Io e un altro mezzo milione di persone accalcate sul prato di un aeroporto. Dylan tornava in Europa a dodici anni dall’incidente motociclistico del 1966 che gli aveva ingrossato la voce (dicono, e io ci credo quando ascolto quella “Lay Lady Lay” del 1968). La prima volta non si scorda mai. E io non la scordo. Anche se Dylan già allora (1978) maltrattava le sue canzoni immergendole ora in un bicchiere di reggae (“Don’t Twink Twice, It’s All Right”), ora inzeppandole di flauti sciocchini (“Mr. Tambourine Man”). Aveva le maniche a sbuffo, un buffo cilindro e si truccava gli occhi . Ma a me pareva Dio. Era il mio cambio della guardia: passavo dalla musica suonata a Villa Ada con i miei amici a &lt;em&gt;the real thing&lt;/em&gt;. Non avevo nemmeno diciotto anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;LICENCE TO KILL&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quella volta che Dylan cantò a Verona, all’Arena, e in conferenza stampa sfoggiava un cappellino di paglia che sembrava lo spaventapasseri della pubblicità Orzoro. Le foto, abbastanza inusuali, fecero il giro del mondo,  e anche io, nel tentativo di arrivare quel giorno nella città di Giulietta e Romeo in permesso militare, feci una serie di giri e casini tali che arrivai tardi. Troppo tardi. Tre date a Roma, un mese dopo, mi misero in pace con la coscienza e con la caserma. Dylan era al secondo bel disco con Mark Knopfler (“Infidels”), così le sue canzoni, “direstraits-izzate”, avevano una gradevolezza  di cui fare tesoro, anche perché nel decennio Bob si sarebbe trascinato un po’ stancamente, salvo quel brillante colpo di coda (“Oh Mercy”, 1989) accanto a Daniel Lanois, l’uomo U2. Al concerto, più che Dylan apprezzai Mick Taylor, quando Dylan lo lasciava suonare. Tornai a casa e ascoltai “Jokerman”, “I and I” e “Licence To Kill” per tutta la notte perchè sul nuovo disco erano più belle. E “Sweetheart Like You”, la mia preferita in assoluto, perchè in tre sere Dylan non era riuscito a farla una volta. Avevo ventitre anni. Ancora potevo sentire musica fino all’alba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-wvP0R07I/AAAAAAAAAZQ/KFmZgmt90Wc/s1600-h/Dylan+%2B+Petty.bmp"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 234px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-wvP0R07I/AAAAAAAAAZQ/KFmZgmt90Wc/s320/Dylan+%2B+Petty.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327671209948730290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PRECIOUS MEMORIES&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quella volta che al Festival dell’Unità, in un pratone del Modenese, arrivò facendosi accompagnare da Tom Petty and the Heartbreakers, che incidevano all’epoca dischi più belli dei suoi. Uno dei suoi allievi aveva superato il maestro. Ma Dylan e quello scampolo di anni Ottanta in fondo non mi erano dispiaciuti. In quegli anni, Bobby aveva incontrato Dave Stewart senza fare troppi danni, aveva appena pubblicato l’ondivago “Empire Burlesque” (dove “I’ll Remember You” e “Emotionally Yours”, pur se erano la coda lunga del Dylan tutto casa e chiesa, facevano faville), poi si era messo addirittura a scrivere con Sam Shepard, vecchio amico dai tempi della Rolling Thunder Revue. Quando arrivammo - io, Roberta R., Graziano R., Mauro Z., Paolo A., ma ne dimentico almeno dieci - con orecchie fresche, freschissime, di “Brownsville Girl” (di Dylan/Shepard, era un capolavoro di gospel-rock), ce la godemmo non poco. Anche perché c’era abbastanza casino da non capire in che condizione fosse quel Dylan live. Ero nei miei &lt;em&gt;Mid-twenties&lt;/em&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;DON’T DO ME LIKE THAT&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quella volta che venne a Roma, dopo Modena. Il giorno dopo? due giorni dopo? Un mese dopo? chissà chi mi può aiutare. Ma erano quei giorni lì, di un tour pomposamente chiamato “Temples in Flame”. Al Palasport di Roma, quello del tour col cappellino di paglia, apriva Roger Mc Guinn, poi c’erano Petty con i suoi Heartbreakers, band fantastica, il miglior rock’n’roll del decennio, pari alla E Street Band. E fin qui un meccanismo perfetto, un orologio. Poi entra Dylan, col suo chitarrone bianco, e qualcosa gira male. Perché gli Heartbreakers se in mezzo, a dirigere il traffico, c’è il vigile del Minnesota, diventano in un attimo come Piazza Venezia a fine anno, o Piazza San Babila quando il Milan vince lo scudetto: un casino. "Don’t do me like that”, Dylan, te lo dico con la canzone di Petty. Non farmi di nuovo una cosa del genere, Dylan, che la prossima volta me la segno al dito. Quasi dieci anni di concerti di Dylan e, per ora, soddisfazioni abbastanza magre.&lt;br /&gt;Il tempio va a fuoco. Sono un ventiseienne mediamente deluso, un’altra volta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A HARD RAIN&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quella sera che al Parco Nord di Bologna Dio ha mandato tutta la pioggia che aveva. Ma non va così male. La devo raccontare. Io e Robby P. siamo ospiti, backstage, del bassista Tony Garnier, che è amico di un nostro amico. Per ripararci dalla temporale ci vediamo Van Morrison dal palco. A tiro di gomito abbiamo un tipo strano, ma strano un bel po’. Balla… ...mmm, vabbè... si muove a un ritmo tutto suo. Vedo jeans, stivali Frye, felpa inzuppata e cappuccio extra large. Spunta il naso, ma non è un naso qualsiasi. Quando capisco che è il naso di Bob Dylan, proprio quello di tanti disegni e di tante fotografie, dò una gomitata a Robby, che siccome fa il batterista sta percuotendo i tubi Innocenti su cui siamo appoggiati. Non ci crede, devo insistere. Insisto. Abbiamo visto Van Morrison accanto a Bob Dylan. Che poi ha suonato, ma giuro che mi ricordo poco, tranne una buona e rara “Man of Peace”. Tre mesi esatti e compirò 30 anni. Dunque: in meno di 30 anni ho visto Dylan 5 volte, e Dylan che guarda Van Morrison una volta. Mi poteva andare peggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-vr2wTESI/AAAAAAAAAZI/85k-QoPLgN0/s1600-h/dylan.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 218px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-vr2wTESI/AAAAAAAAAZI/85k-QoPLgN0/s320/dylan.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327670052169912610" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A HARD RAIN part.2&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quella sera che interrompo una vacanza nelle pacifiche colline del Chianti per andare nel caos del Festival Blues di Pistoia. Ma suona Bob Dylan, e siccome ho saltato i suoi tour italiani del 1992 e del 1994, capirete... Un bel pezzo di strada, un centinaio di curve e io e un bel gruppetto di dylaniati siamo a Piazza Duomo. Un paradiso per freak, sembra Woodstock trent’anni dopo. Ci pensa Bucky Baxter con la sua pedal steel guitar a far capire che c’è poco blues e molto Dylan, il solito Dylan. Che per fortuna esegue in larga parte pezzi molto conosciuti, così - aggrappato a una rete metallica - sono persino in grado di fare bella figura con l’amico Gianni R., che deve fare un pezzo per un quotidiano ed è nel panico. Gli snocciolo un titolo dopo l’altro (compreso quello dell’orrida “Silvio”) e lui sembra improvvisamente uno che ha visto la Madonna. Lo incontro ore dopo in autostrada, non è messo meglio: è in moto, a centocinquanta all’ora, sotto una pioggia torrenziale. A pensarci bene, è passato un lustro esatto (7 luglio-7 luglio) dalla serata di Bologna. Tra due mesi il mio orologio dirà che ho 35 anni. Ma Dylan è sempre, in qualche modo, &lt;em&gt;next to me&lt;/em&gt;. Come passa il tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A LADDER TO THE STARS&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quella sera che Dylan sta per fare filotto ma non ci riesce. Se fosse stato il 7 luglio 1998, Bobby avrebbe fatto i suoi ultimi tre stop in Italia sempre il 7 di luglio. Un record difficile da battere. Invece è il 5, ma è lo stesso, a Roma, una serata speciale. Per una serie di circostanze che non sto a spiegare, mi telefona Fernanda Pivano che è a Roma per contatti con un editore. Vorrei andare a vedere Dylan, mi dai una mano? Io? Beh, ci sarei andato comunque, anzi ci sto lavorando. Offro la massima disponibilità. Puntualissima all’appuntamento come lo era quando traduceva Dylan, lei appare ed è come se mi si spalancassero le porte di un mondo. Mi passa davanti un film: la beat generation, Allen Ginsberg, Bob Dylan, Hemingway, Joan Baez, De Andrè che canta Dylan, la prefazione di "Sulla strada di Kerouac". Scendiamo uno ad uno gli scalini che dal palazzo della Civiltà e del Lavoro (la groviera mussoliniana) ci portano al retropalco di Bob Dylan. Non ci giurerei ma ci fermiamo a salutare Francesco De Gregori, un altro che non è lì per caso. Quando arriviamo alla roulotte di Bob la porta si apre come si sarebbe aperta se gli avessero detto che fuori c’era George Harrison. Mi trovo un varco tra gli speaker che si affacciano sul palco, mi faccio piccolo piccolo e mi vedo il concerto da lì. Accanto a me c’è Johnny Depp con Vanessa Paradis, ma non se li caga nessuno. Ho impiegato vent’anni esatti per vedere il mio più bel concerto di Bob Dylan (con “Man in the Long Black Coat” e “To Make You Feel My Love”, che Dylan ha scritto da poco ma sembra un classico). E intanto sono arrivato a quasi trentasette anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SfA-7UqmMYI/AAAAAAAAAaI/NB5iO0_GBAM/s1600-h/applepie.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SfA-7UqmMYI/AAAAAAAAAaI/NB5iO0_GBAM/s200/applepie.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327827548059873666" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;COUNTRY PIE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quella sera che un posto più brutto non si poteva trovare ma tutti felici ce ne andiamo a Firenze a vedere Dylan in un brutto Palasport. Lo show è abbastanza “country”, tra virgolette. Sarà per l’accoppiata Charlie Sexton-Larry Campbell, ma vedo un’abbondanza di mandolini e chitarre slide. Così mi animo e dico, a voce bassa, “chissà… Nashville Syline, chissà”.  Ho fatto bene, perché “Nashville Skyline”, quel disco che tanto mi piace, si materializza quando Dylan fa un cenno ai ragazzi e decide di suonare “Country Pie”. Buona proprio come la torta di Nonna Papera. Dylan da vicino inizia ad essere vecchio ma vecchio. Il mio amico Giovanni C., che scatta da professionista, mi farà vedere giorni dopo dei primi piani che – dice lui – per rispetto non si possono vendere a nessuno. Siamo da poco entrati nel nuovo millennio. Tempo un anno e mi aspetta il nastro dei 40 anni da tagliare. Con Dylan, tra pioggie e dolori, siamo quasi a 10 concerti in un quarto di secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-3o10_DvI/AAAAAAAAAZY/_NpDmVhuPfg/s1600-h/320px-Stadio-Steno-Borghese-Nettuno-Baseball.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-3o10_DvI/AAAAAAAAAZY/_NpDmVhuPfg/s320/320px-Stadio-Steno-Borghese-Nettuno-Baseball.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327678796474552050" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;SUMMER DAYS&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quella sera che Dylan giocò a baseball. No, non è uno scoop. Non è successo ma fa un certo effetto vederlo suonare su un “diamante” del baseball. Siamo ad Anzio, dove sbarcarono gli americani e dove nel 2001, fresco di album nuovo, Dylan trova una grande platea di sedie ad aspettarlo. Il giorno prima mi era accaduto quello che mai più mi accadrà: ho atteso Dylan sulla porta di un hotel, l’ho visto arrivare a piedi, come uno qualsiasi, ho preso l’ascensore con lui, gli ho aperto la porta di una sala dove ad attenderlo c’era una decina di giornalisti, lì per parlare con lui di “Love and Theft”. L’unico che non gli ha fatto una sola domanda è stato quello italiano. Il giorno dopo, un’intera pagina di “intervista esclusiva”, con le domande di tutti gli altri. Capita a chi vorrebbe chiedere tutto a Bob Dylan così finisce per non chiedere nulla. Sarebbe potuto capitare anche a me. Ma non ne sono certo.&lt;br /&gt;Ad Anzio, normale amministrazione. Come a Pistoia era stato un Blues Festival senza blues, qui è un Jazz Festival senza jazz. Anche se Dylan, ormai, è tutto, mescolato; perché nel nuovo album, dove nella foto di copertina Bobby sembra malandato ma all’interno pare un modello sessantenne, una vaga traccia di jazz c’è, specie quando in “Summer Days”, che insieme a Mississippi mi piace assai, si viaggia su una strada che incrocia Django Reinhardt e gli Stray Cats. Del concerto vorrei poter ricordare e poter dire di più, ma ho poco da ricordare e ancor meno da dire. Il Dylan live, se mai l’ho incontrato, l’ho smarrito da parecchio tempo. Il tempo che è bastato a portarmi a passi da gigante verso i miei 40 anni, che ora sono davvero dietro l’angolo. Bye bye Anzio, bye and bye Dylan. Torno a casa provato e con un paio di birre di troppo sotto la maglietta. Per fortuna che in macchina con me, insieme a un Dylan “che canta bene”, c’è Antonio R., così "rigo" dritto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-t63OQGII/AAAAAAAAAZA/WS7VlWH3iFI/s1600-h/bob_dylan1-295x300.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 295px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-t63OQGII/AAAAAAAAAZA/WS7VlWH3iFI/s320/bob_dylan1-295x300.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5327668110970329218" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;TOGETHER THROUGH LIFE&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quella sera che Dylan è tornato al Palaeur di Roma per la terza volta in venticinque anni gli ho dato buca. Chissà dov’ero. Brutto segnale. Ho dato buca anche ai tour italiani di Dylan nel 2005, 2006, 2007 e 2008. Per fare il padre. Ma è una piccola bugia, perché se fosse tornato una volta con The Band (o quel che resta) ad accompagnarlo, una volta con i Counting Crows, una volta con la E Street Band e una volta con i Subdudes sarei stato lì, &lt;em&gt;I’m positive&lt;/em&gt;. E voi, avete qualche dubbio? Ma la solfa è sempre la stessa, ormai Tony Garnier ha alle spalle 2000 concerti (la sparo, convinto di non sbagliare troppo) di cui ai nipotini forse non saprà un giorno che raccontare. Se Dylan è in pausa da un bel po’ quando si confronta col palco, qualche pausa me la posso concedere anche io.&lt;br /&gt;Ma quella sera – qualche sera fa – che Dylan è tornato ancora a Roma, dove l’ultima volta, mi dicono, aveva trotterellato per tutto il tempo dietro a una pianola, quella sera c’ero. La sera che sul calendario c’era scritto 17 aprile 2009 io c’ero. Per affezione. Per causa di una malattia incurabile. Per nostalgia. Perché sono uno che non butta le macchinine né i giocatori del Subbuteo, figurati se butto Dylan.&lt;br /&gt;La verità più vera di tutte è che mi ero riposato dal solito tran tran del dylaniano “Never-ending-tour” per sette anni. Ci poteva stare che muovevo il culo e mi facevo dodici chilometri in Vespa per andare a vedere Dylan. Dylan, che da un po’ firma come Jack Frost la produzione dei suoi album tutti molto simili tra loro, mi accoglie – aiuto! - con la sua pianola. Il culo al centro del palco lo porta una volta per stiracchiarsi dietro a una chitarra e un paio di volte per sputacchiare dentro l’armonica. Se Dylan non è più Dylan da un bel po’, oggi lo è meno che mai. Temo che lui e Tom Waits siano clienti dello stesso laringoiatra pazzo. Solo che Waits sulla vociaccia ci ha costruito una carriera, Bobby la sua di carriera l’ha demolita con quell’insopportabile e svogliato raglio. Non importa che stia mortificando un monumento come “Don’t Think Twice It’s All Right” o provando a farci capire, a parole, che la sua band sta suonando “Boots Of Spanish Leather”: funziona tutto poco, e male.&lt;br /&gt;Dylan un tempo era uomo di parole, quando la musica per lui era un accessorio con cui tenere impegnate le corde della sua chitarra acustica. Poi è stato anche un uomo di musica, bella. Adesso è tristemente un uomo di riff e ritmi. Si innamora di un giro, lo fa looppare a quegli asini della sua band (non che non siano capaci a suonare, semplicemente non sono capaci di ribellarsi o di andarsene) e dentro ci infila una sua vecchia meraviglia che di meraviglioso non ha più nulla. Ascoltare oggi Dylan dal vivo è come fare l’amore insossando tre preservativi, uno sull’altro, e di colori diversi. E’ come vedere un bel film dalla cassa, con il biglietto in mano e i popcorn ma senza superare mai le tende di velluto pesante. E’ come andare allo stadio e restare fuori a guardare la bancarella delle sciarpe.&lt;br /&gt;Questa volta mi sono riportato a casa la lacrimuccia durante la centenaria “Like A Rolling Stone” (ci ho scritto un libro con quel titolo, come potrei rimanergli insensibile?) e un sorrisetto di simpatia per “Spirit On The Water”, scritta l’altro ieri ma copiata da chissà chi. Ho gioito senza darlo a vedere per Salvatore S. e Fabrizio B., chè erano soddisfatti della loro prima volta, quella che non si scorda mai. Mi hanno fatto pensare alla mia prima volta e a tutta la vita – bella - che c’è stata in mezzo, tra quei miei diciassette anni e i quarantotto, che ormai sono distanti dai cinquanta solo un paio di album di Dylan.&lt;br /&gt;Quello nuovo, di disco, sta per arrivare. Dice “Together Through Life”. Non ho sentito nulla, posso aspettare, non ho voglia di rincorrerlo in giro per Internet, con Dylan non si fa. “Insieme attraverso la vita”, che bel titolo Mister Dylan. Cos’è, una minaccia? Vado a sgranchirmi un paio d’anni di là. Ci rivedremo. Lo so.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;___________________________________________________________&lt;br /&gt;La foto di Bob Dylan con il cappello nero è di Filippo De Orchi (17/4/09) - grazie!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-7179591844126314711?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/7179591844126314711/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=7179591844126314711' title='16 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7179591844126314711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7179591844126314711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/04/bob-dylan-insieme-attraverso-la-vita-di.html' title='BOB DYLAN - Insieme attraverso una vita. Di grandi canzoni e di esibizioni svogliate.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Se-rVOFdJWI/AAAAAAAAAYw/dGFrLdsIvmw/s72-c/Copia+di+bob+dylan.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>16</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-31165938365909161</id><published>2009-04-14T15:16:00.019+02:00</published><updated>2009-04-14T22:47:26.474+02:00</updated><title type='text'>LOWLANDS - Chitarre, Bonarda e bourbon. Quando il buon rock americano e la musica d'autore dei "grandi spazi" arrivano da Pavia.</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SeSNFZf276I/AAAAAAAAAYQ/RD28cOsjcxU/s1600-h/front+cover+LOWLANDS+-+The+Last+Call+(April+2008).jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SeSNFZf276I/AAAAAAAAAYQ/RD28cOsjcxU/s400/front+cover+LOWLANDS+-+The+Last+Call+(April+2008).jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5324535783342141346" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;In between&lt;/em&gt;, ovvero &lt;em&gt;in mezzo&lt;/em&gt;, ci stiamo un po’ tutti. Ci stiamo noi che ascoltiamo la musica americana, facendoci trasportare in Texas o in California ogni volta che ci arriva uno di quei dischi che hanno il potere di farci saltare l’Oceano; e  ci stanno i musicisti, quelli che con piedi e chitarre sono ben saldi in Italia ma suonano, sognano, scrivono come se quel mondo tanto mitizzato fosse dietro l’angolo e non al di là del mare. Per la somma di questi motivi, &lt;em&gt;in between&lt;/em&gt; ci stanno anche i Lowlands, attualmente la migliore banda italiana di &lt;em&gt;american rock’n’roll&lt;/em&gt;. Ci stanno più di altri perché da Pavia guardano a ovest con la passione dei fan della musica (quelli, appunto, per cui un nuovo disco di Steve Wynn è sempre un evento) e con la comunicativa di chi la musica la fa con la speranza di portarla lontano. Mesi fa, i Lowlands mi fecero avere un loro demo, e poi un altro, e poi il loro prezioso esordio, &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Last Call&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;(registrato – bene -tra Italia, America, Inghilterra e Australia), dove alla posizione 5 c’è “In Between”, in cui Edward Abbiati scrive e canta “you travel a million miles but never move on”. E’ una canzone di speranza e rammarico, di quelle dove il protagonista sembra immobile, stretto tra la voglia di andare e quella mano misteriosa che lo trattiene. Cinque minuti dolenti, alla &lt;em&gt;Ghost of Tom Joad&lt;/em&gt;, incastrati con il loro violino e un accompagnamento essenziale di chitarre acustiche e pedal steel, in un disco bellissimo che altrove sprizza &lt;em&gt;Americana&lt;/em&gt;, quella buona,  celebrando – con personalità e originalità - le molte facce della canzone d’autore &lt;em&gt;made in USA &lt;/em&gt;e il suono di tante band  di cui questi ragazzi vedono la scia. Sul finire di “In Between” c’è una frase  - “every now and then something happens” – che da sola sembra raccogliere ogni segreta ambizione di casa Lowlands. Se è vero che &lt;em&gt;ogni tanto qualcosa succede&lt;/em&gt;, qui di cose ne succedono e ne succederanno parecchie, e il merito è di una scrittura davvero brillante, che Abbiati, un pavese bilingue che ha sangue australiano nelle vene, supporta con un’interpretazione che dalle nostre parti – dove a cantare certe cose in modo così credibile sono in tre o quattro  – è quasi impossibile battere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così capita di innamorarsi di “Leaving NYC”, canzone di viaggi e promesse, tra i momenti più toccanti del disco, dove il protagonista attraversa in &lt;em&gt;Greyhound&lt;/em&gt; l’America delle mille facce (“intrappolate tra il sogno e la realtà, come me”, canta Abbiati), delle mille possibilità e dei mille tradimenti. Dove si scappa come ladri da New York, dove si plaude a quelli che ce l’hanno fatta e si piange chi è andato via per sempre, dove puoi “sballare” a Toronto e venire beccato a Buffalo, quell’America che quando serve manda giù una pioggia benefica a lenire il dolore. E’ l’America che abbiamo sentito cantare tanto a lungo da averne quasi noia, senza mai sapere per certo se arriverà un’altra canzone a farcela amare di nuovo. “Leaving NYC” è una di quelle, perché avrebbero potuto scriverla Willie Nile, Steve Forbert o Michael McDermott, e perché quella strofa in cui si esce dal Lincoln Tunnel per incontrare il New Jersey delle &lt;em&gt;Turnpike&lt;/em&gt;, del fantasma di Sandy e delle &lt;em&gt;thunder road&lt;/em&gt; non è solo un omaggio alla musica di Springsteen ma un crocevia di emozioni uniche che portano anche altrove. La completezza di questo disco e l’armonia delle sue intenzioni sono testimoniate infatti anche da quegli episodi di bellezza mista, come “Ghost of This Town”, poesia ibrida che sembra nascere nel garage dei Green On Red per approdare, giusto il tempo di finire il primo verso, dalle parti degli Hothouse Flowers, in quella terra d’Irlanda che dalle nostre parti è il primo oblò attraverso cui si vede davvero l’America.  Tra notti scure, cieli color arancio, angoli di strada, la luce pallida di una luna piena, venerdi in cui fare festa (due canzoni si abbracciano grazie a questo tema, “Friday Night” e “That’s Me On The Page”) e spiagge davanti al Pacifico si consuma il più bel disco di &lt;em&gt;american rock &lt;/em&gt;prodotto dalle nostre parti dopo la favola troppo breve e ormai lontana degli emiliani Rocking Chairs. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SeSPrOrfLhI/AAAAAAAAAYY/owzTciqABLk/s1600-h/LOWLANDS+4.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 291px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SeSPrOrfLhI/AAAAAAAAAYY/owzTciqABLk/s320/LOWLANDS+4.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5324538632296410642" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Prendete ognuno di questi brani e fatelo vostro senza indugio, per ritrovarci i Dream Syndicate che non ci sono più (“What Can I Do”) o per godere di qualcosa che non assomiglia a nulla se non ai Lowlands (“38th &amp; Lawton”), perché la bravura di Abbiati (voce, chitarre e ottima produzione artistica) e di chi viaggia con lui (il bassista Simone Fratti, il batterista Paolo Maggi, la violinista Chiara Giacobbe e i chitarristi Simone "John" Prunetti, Stefano Speroni e Francesco "Lebowski" Verrastro, più ospiti vari e nobili, tra cui Chris Cacavas e Nick Barker) è proprio nel rasentare i muri maestri della musica americana o percorrere le strade di retrovia aggiungendo i propri colori, cosa non sempre facile come appare qui.  Già segnalati, con merito, da magazine e siti americani, i Lowlands sono una bella scommessa che parte dalle nostre campagne dove si beve la Bonarda per arrivare a stordirsi nella terra dove whisky, bourbon e birra scorrono a fiumi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;_________________________________________________________&lt;br /&gt;Sapere i Lowlands impegnati tra breve (il 17 aprile) a Spaziomusica di Pavia, la loro Asbury Park, mi fa venire voglia di rubargli di nuovo le parole e fargli una pinta di auguri, certo però che questi rocker di pianura, raccolta l’&lt;em&gt;ultima chiamata&lt;/em&gt;, siano già &lt;em&gt;partiti&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Every now and then something happens…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.lowlandsband.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-31165938365909161?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/31165938365909161/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=31165938365909161' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/31165938365909161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/31165938365909161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/04/lowlands-quando-il-buon-rock-americano.html' title='LOWLANDS - Chitarre, Bonarda e bourbon. Quando il buon rock americano e la musica d&apos;autore dei &quot;grandi spazi&quot; arrivano da Pavia.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SeSNFZf276I/AAAAAAAAAYQ/RD28cOsjcxU/s72-c/front+cover+LOWLANDS+-+The+Last+Call+(April+2008).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-2265372918728365904</id><published>2009-03-17T09:46:00.008+01:00</published><updated>2009-03-20T00:12:05.672+01:00</updated><title type='text'>JOE SLOMP / "New Move": jazz, pop, soul e west coast, tutto in una voce.</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sb9mzrgRQyI/AAAAAAAAAYI/lUWNnr2MtAo/s1600-h/nm-cover.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sb9mzrgRQyI/AAAAAAAAAYI/lUWNnr2MtAo/s400/nm-cover.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5314079123357909794" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dai Coldplay a John Coltrane, dai Red Hot Chili Peppers a Joe Jackson: una voce italiana attraversa i generi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;What's Goin' On (Marvin Gaye) e Naima (J.Coltrane) in rotazione su "Monte Carlo Nights", RMC, by Nick the Nightfly.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;The New Album&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;New Move &lt;/strong&gt;(River Nile/Ala Bianca) riuscirà a sorprendere molti – anche se probabilmente non quelli che conoscono già I’approccio musicale di Joe.  Nu soul, urban jazz, standard classici, piccole formazioni acustiche, una sprizzata di suono big band, morbide parti vocali, perfino due duetti: sono questi gli elementi che compongono i 55 minuti e i 13 brani di New Move. Il viaggio comincia con la rivisitazione degli Style Council di Lodgers, per saltare in una tagliente versione di Scar Tissue dei Red Hot Chili Peppers.  L’umore torna positivo con la riscoperta di una gemma nascosta di Bill LaBounty, In 25 Words Or Less, ridipinta con una sezione fiati a swingare come le big band. Poi, solo due strumenti a supportare la voce di Joe in The Very Thought of You, con il contrabbasso di Dario Deidda suonato e stoppato a fare anche da percussione. The Way It Is di Bruce Hornsby viene resa in un arrangiamento jazz dal passo serrato e veloce,  spinto dal basso di Deidda e impreziosito da un magistrale assolo al piano di Pino Iodice. Stefano Micarelli ha prodotto una Naima nello stile del Barrio Jazz Gang, tra campionamenti, suoni e voci missatiesapientemente.&lt;br /&gt;Poi un’altro cambio di tono tanto improvviso quanto calzante, per immergersi nella riscoperta di Eleanor Rigby dei Beatles, ancora scarna con solo chitarra e contrabbasso a portarci il groove. What's Going On, resa qui in forma di ballad, regala  all’ascoltatore aspetti non ancora esplorati di questa grande canzone: davvero da ascoltare la voce di Joe,  l’assolo di chitarra di Micarelli e il superbo lavoro di spazzole di Pietro Iodice. Troviamo poi del rock'n'roll, del jazz e del blues,  fusi in Night Train, omaggio alla divertente interpretazione di  Eddie Jefferson.  Anche i Coldplay – eroi della musica del Duemila - vengono rivisitati. Con Yellow, che riscopriamo tinta  di jazz waltz. E poi Baby It's Cold Outside, tra le cui pieghe troviamo il secondo duetto con Pauline London. Uno standard classico, My One And Only Love, e l’arrangiamento afro con molteplici sovrapposizioni vocali di Steppin' Out  (scritta da Joe Jackson negli anni del cool pop inglese, i primi Ottanta) vanno a chiudere l’album.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;New Move &lt;/strong&gt;(on River Nile/Ala Bianca) is going to surprise many - though probably not those who are already familiar with Joe's work. Nu soul, urban jazz, classic standards, small club drums-less combo, a touch of big band swing, smooth vocals, even two duets: all of these elements make up the 55 minutes and 13 tracks of New Move. The journey starts from the revisitation of Style Council's Lodgers, jumping into a cutting version of Red Hot Chili Peppers' Scar Tissue, the mood then switches to  Bill LaBounty's hidden gem, In 25 Words Or Less, colored with a 5-piece horn section swinging in big band mode. Only two instruments back up Joe's voice on The Very Thought of You, with the percussion to keep the pulse going provided by Dario Deidda's slapping on the upright bass strings. Bruce Hornsby's The Way It Is gets rendered in a fast-paced jazz arrangement powered by Deidda's bass with an impressive piano solo by Pino Iodice.&lt;br /&gt;Stefano Micarelli produced a Barrio Jazz Gang-style samples-laden Naima, then another sudden though fitting change of mood with Beatles' Eleanor Rigby, again with only guitar and bass to drive the groove. What's Going On, rendered here as a ballad, brings to the listener aspects of this song not yet explored, guided by Joe's voice, Micarelli's guitar solo and Pietro Iodice's superb brushes work. Rock'n'roll, jazz and blues are next, all embedded in Night Train, hommage to Eddie Jefferson's interpretation. Coldplay's Yellow gets revisited in jazz waltz style, and Baby It's Cold Outside we discover the second duet with Pauline London. A classic jazz standard like My One And Only Love, and Joe Jackson's Steppin' Out afro rhythm and multi-layered vocals close the album.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;About JOE&lt;/strong&gt; (www.joeslomp.com)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Artista maturato nella scena dei club jazz di Roma, Joe – che ha vissuto tra Italia, Parigi, Cambridge e Copenhagen – abbraccia tutta la musica, dalla A alla Z, come si percepisce chiaramente dalla sua produzione, e come si deduce dal suo curriculum di cantante solista e dalle partecipazioni come backup vocalist, chitarrista e tastierista in numerose band e accanto ad artisti solisti (Mimmo Locasciulli, Alta Tensione, Capital Soul).  Prima di cominciare a produrre i suoi album da leader, ha registrato brani jazz con il maestro di piano jazz Nino De Rose,  ha cantato in TV con Sarah Jane Morris, ha contribuito con Tenth avenue freeze-out  al cd-tributo italiano a Bruce Springsteen “For You” e partecipato come backing vocalist all'album omonimo di Marco Conidi (1998). Passando dal jazz al soul al rock all’R&amp;B, e adattando la sua voce alle capacità espressive richieste dalle canzoni che propone, Joe aggiunge la sua preziosa miscela e il suo amore sincero per queste canzoni al panorama musicale del nostro tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A live performer brought up in Rome's jazz club scene, Joe – who lived between Italy, Paris, Cambridge and Copenhagen - embraces music from A to Z, as can be heard from his 3 CDs production, and deduced from his portfolio of lead and backup vocals, guitar and keyboards contributions to numerous bands and solo artists (including Mimmo Locasciulli, Alta Tensione, Capital Soul).  Before recording his solo albums, he cut some tracks for jazz piano maestro Nino De Rose's recordings, on TV with Sarah Jane Morris and contributed with 10th avenue freeze-out  to Italian Bruce Springsteen tribute cd “For You”. Ranging from jazz to soul to rock to R&amp;B, adapting his voice to suit the needs of the songs he sings, brings his own blend of musical flavours to the table.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;My friend&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Facciamo musica insieme da un bel po’, io e Joe. Quanta vita. Quante discese. E quante salite. Lui cantava, io ascoltavo, guardavo, pensavo. Al massimo prendevo nota. Mi sono scelto il ruolo più semplice e il più difficile, perché ascoltare è più comodo ma cantare è più bello. Un giorno ci sarebbe stato un disco, lo sentivamo. Siamo arrivati a due, e chi poteva dirlo. Introducing e New Move contengono un bel pezzo di storia della musica con cui ci siamo formati. Di più, sono la cassaforte dei nostri sogni e la raccolta di tutte le nostre discese e salite. Può una canzone contenere così tanto? Credo di si. Può una voce farsi carico di tanto? Decidetelo voi.&lt;/em&gt; - E.L.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-2265372918728365904?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/2265372918728365904/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=2265372918728365904' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/2265372918728365904'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/2265372918728365904'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/03/joe-slomp-new-move-jazz-pop-soul-e-west.html' title='JOE SLOMP / &quot;New Move&quot;: jazz, pop, soul e west coast, tutto in una voce.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Sb9mzrgRQyI/AAAAAAAAAYI/lUWNnr2MtAo/s72-c/nm-cover.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-9172073137633068579</id><published>2009-02-23T10:50:00.012+01:00</published><updated>2009-02-23T20:59:17.555+01:00</updated><title type='text'>BONOLIS E SANREMO: A qualcuno piace "milionario"</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SaJxq-nPidI/AAAAAAAAAYA/S7bn5GKDRz4/s1600-h/arisa+sanremo.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 293px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SaJxq-nPidI/AAAAAAAAAYA/S7bn5GKDRz4/s400/arisa+sanremo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5305928294171904466" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel giorno in cui The Millionaire si porta a casa otto Academy Award, che da noi si chiamano più folcloristicamente “le statuette dell’Oscar”, cala defiinitivamente (definitivamente?) il sipario sulla settimana che ha incoronato Paolo Bonolis re di Sanremo. Sembrava poco probabile che il presentatore riuscisse a migliorare il suo Festival del 2005, eppure ci è riuscito e gli va dato merito. Se mi avessero preannunciato la presenza, sullo stesso palco, di Kevin Spacey, Todd Rundgren, Nathan East, Katy Perry e Burt Bacharach avrei pensato ai Grammy Awards. Se avessi letto, tutti in fila, i nomi di Gino Paoli, Roberto Vecchioni, Pino Daniele e Roberto Benigni mi sarebbero venute in mente edizioni passate del Premio Tenco (la prossima volta perchè non Tom Waits a cantare di nuovo col toscano, visto che ora sembra tutto possibile?). Se mi avessero detto che Riccardo Cocciante avrebbe cantato in prima serata “Quando finisce un amore” e che in diretta dalla platea dell’Ariston, di fronte a dodici milioni di spettatori, avrebbe avuto diritto di parola il presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini non ci avrei creduto. A tante altre cose non avrei creduto, ad esempio che tra i “giovani” avrebbe trionfato una ragazza priva di quei requisiti estetici richiesti per l’ammissione ai reality show.&lt;br /&gt;Per rimanere sul terreno della musica, e per dire ancora della bravura e dell'irresistisbile simpatia di Arisa, mai avrei creduto che nella sezione “nuove proposte” avrebbe sbancato un pezzo retrò accompagnato dalla steel guitar (c’era sul palco, e ancora di più nella versione da disco, verificare pure) che è prerogativa della country music. Certo, la stralunata cantante lucana e la steel guitar sono quanto di più distante possa esserci dal terzetto dei ”big” vittoriosi. Ecco l’unica nota dolente: il podio, quello del sabato sera. Forse il prezzo da pagare per avere tutto il buono precedentemente elencato era ritrovare lassù Marco Carta, Sal Da Vinci e la canzone troppo derivativa di Povia (vedi Cristicchi, Waterboys, Povia stesso) consegnati agli annali del Festival. Ma di questo non si può dare colpa a Bonolis, che per garantire varietà e interesse alla rassegna doveva prevedere anche la presenza di un teen idol e di un neo melodico, nonchè di un tema - quello di “Luca era gay” - che suscitasse curiosità e scatenasse  polemiche, ingredienti base di ogni trasmissione televisiva che ambisca a un certo tipo di successo. &lt;br /&gt;Poi l’Italia del televoto è quella che è e ce la dobbiamo tenere, purtroppo.&lt;br /&gt;Ma altre due Palme (quarto e quinto posto) è d’obbligo assegnarle. Una a Pippo Baudo per aver fatto la storia del Festival e per aver accettato di condurre con misura(polemica Mina/Puccini a parte) e professionalità  la sua “Domenica In – Sanremo” dallo stesso palco che la sera prima aveva suonato la marcia trionfale per il suo successore. L’altra alla battuta dell’anno (Benigni): “Sono rimasti in due che mandano filmati: Mina e Bin Laden”.&lt;br /&gt;Il Milionario, in queste ore da Premio Oscar, è Bonolis, che sembra aver messo tutti d’accordo. &lt;br /&gt;Ci riuscissero mezza volta i politici, in quest’Italia di canzonette!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-9172073137633068579?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/9172073137633068579/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=9172073137633068579' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/9172073137633068579'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/9172073137633068579'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/02/bonolis-e-sanremo-qualcuno-piace.html' title='BONOLIS E SANREMO: A qualcuno piace &quot;milionario&quot;'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SaJxq-nPidI/AAAAAAAAAYA/S7bn5GKDRz4/s72-c/arisa+sanremo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-8591812927945487975</id><published>2009-02-17T21:00:00.024+01:00</published><updated>2009-02-18T11:26:15.940+01:00</updated><title type='text'>ON VALENTINE'S DAY, BRUCE AND THE NEW SONGS</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SZsYfTCQRjI/AAAAAAAAAX4/TzC43WHtcOg/s1600-h/bolo+tie.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 120px; height: 117px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SZsYfTCQRjI/AAAAAAAAAX4/TzC43WHtcOg/s400/bolo+tie.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5303859912123631154" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;I'm driving a big lazy car... &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;On this past Valentine's day I started to like some of the new songs a&lt;br /&gt;lot. No, wait a minute, I am starting to actually "love" some of the new songs a lot.&lt;br /&gt;I always loved that "Tunnel of love" final track. Valentine's Day, what a nice ending. Just like "Drive all night" it's the quintessence of the romantic Bruce Springsteen.&lt;br /&gt;That "love &amp; sadness" bittersweet kind of feeling that pervades some of the best Bruce's ballads it's something that for me speaks as loud as any great BS rock'n'roll song. Simply couldn't do without it. Couldn't&lt;br /&gt;do without "Fade away", "I wish I were blind", "I wanna marry you", "Back in your arms" and stuff like that.&lt;br /&gt;It's not exactly what brings eighty thousand people to fill a Spanish&lt;br /&gt;stadium for two nights in a row (and that's still a great thing to&lt;br /&gt;witness) but it's there, it's a value, I can't forget that my love and&lt;br /&gt;admiration for Bruce is built around those kind of songs as well&lt;br /&gt;as "Born to run".&lt;br /&gt;"Working on a dream", the album, is filled with joy and I hear many&lt;br /&gt;people disliking the album 'cause of that.&lt;br /&gt;Even though I'll never forget how the rage in "Darkness" and "Nebraska" songs spoke to me when I first heard them, I am open to give credit to the happy Bruce. What's wrong about being happy with your life and to show a great hope in your country's future?&lt;br /&gt;I loved and love pop music as much as I love rock'n'roll.&lt;br /&gt;I need the energy and rhythm of "Great balls of fire" as much as I need Roy Orbison's dramatic and melancholic falsetto.&lt;br /&gt;I need the rough edge of some Rolling Stones songs as well as the&lt;br /&gt;sweetness of the Beach Boys harmonies.&lt;br /&gt;I need the highway and the beach.&lt;br /&gt;I need "Raw power" and "Fun fun fun".&lt;br /&gt;Driving my "big lazy car rushing up the highway in the dark" I was&lt;br /&gt;hearing the new songs again and again and thinking that every woman, especially on a Valentine's Day, would love to have somebody writing and singing "This life", "Kingdom of days" and "Surprise, Surprise" for her. I do like to have them on a disc. I appreciate the passion that Bruce brought into crafting those incredible harmony vocals for his newly written songs.&lt;br /&gt;They are not "Thunder road", everybody knows that, including Bruce, but I want to thank him for bringing his happy soul to the studio and for not forgetting his favourite 45's from the Sixties.&lt;br /&gt;I think "Girls in their summer clothes" won a Grammy for this reason,&lt;br /&gt;and the new album - or the most part of it - started from where that&lt;br /&gt;brilliant song ended.&lt;br /&gt;My hope for the tour is that Bruce and his camp would create a live&lt;br /&gt;show that could be unique and strongly connected with this album. Just like the beginning of the 1988 tour was. Something that would be&lt;br /&gt;coherent with the new musical approach.&lt;br /&gt;The size of the tour and the way it is shaped (see: stadiums and&lt;br /&gt;festivals) clearly works again any drastic change in either the whole stage setting and the band's line up (why don't bring the horns back on the road? or why don't add a small string section to the ESB? or how 'bout some proper background vocalist, a la Roy Orbison's "Black &amp; White Night"?).&lt;br /&gt;Sure, Bruce is still adding new songs to every tour, but I&lt;br /&gt;can't help but thinking that "in some fashion" I've been watching the&lt;br /&gt;same show for the last ten years.&lt;br /&gt;It was a lot of fun, Bruce, but how 'bout a little "surprise, surprise"?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;...I got one hand steady on the wheel&lt;br /&gt;and one hand's tremblin' over my heart&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-8591812927945487975?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/8591812927945487975/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=8591812927945487975' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/8591812927945487975'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/8591812927945487975'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/02/on-valentines-day-bruce-and-new-songs.html' title='ON VALENTINE&apos;S DAY, BRUCE AND THE NEW SONGS'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SZsYfTCQRjI/AAAAAAAAAX4/TzC43WHtcOg/s72-c/bolo+tie.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-7676668977425541952</id><published>2009-02-02T23:24:00.026+01:00</published><updated>2009-03-16T09:24:35.931+01:00</updated><title type='text'>BRUCE SPRINGSTEEN: WORKING ON A DREAM, il sogno pop della E Street Light Orchestra.    E il popolo del Boss si divide.</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYd4be8FCaI/AAAAAAAAAXY/Kk1wnK6NM_k/s1600-h/BS+WOAD+promo.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 379px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYd4be8FCaI/AAAAAAAAAXY/Kk1wnK6NM_k/s400/BS+WOAD+promo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298335900181531042" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ryan Adams, 34 anni, qualche discreto album e nessun capolavoro alle spalle, ha avvisato i fan dal suo blog: “lascio la musica, potrei tornare, ma non ne sono affatto certo”. Bruce Springsteen, 60 anni dietro l’angolo, qualche discreto album e diversi capolavori, pubblica il suo ventiquattresimo disco non senza fiatone ma è qui, a giocarsela su quel terreno che è suo da una quarantina d’anni.&lt;br /&gt;Questo non è un paragone tra il Boss e il giovane Ryan (non Bryan), al quale va dato il merito di aver scritto buone canzoni e di aver provato tutte, ma proprio tutte le strade per realizzare un album da vero Boss: é un modo per spiegare quanto sia difficile, nel mondo della musica, restare competitivi a lungo. &lt;br /&gt;A voler tirare in ballo due grandi, equiparabili a Springsteen per statura artistica, si può evidenziare come sia Bob Dylan che Neil Young abbiano alle spalle paurose oscillazioni. Da un trentennio almeno, quando si parla di album registrati in studio per loro si alternano segnali di giubilo, il pollice verso, entusiasmi e indifferenza: accade di tutto, ormai è la normalità. La normalità, forse, per due artisti che ci hanno preparati a tutto, saltando tra divagazioni elettroniche (lo Young di “Trans”) e incolori album di cover (Bob, nei giorni di “Self Portrait” e “Dylan”), non per Bruce Springsteen, che come i colleghi tiene vivo il suo mito suonando sui palchi di tutto il mondo ormai quasi incessantemente ma che a differenza loro finisce sempre sotto i riflettori quando pubblica nuove canzoni.&lt;br /&gt;Da noi in Italia, addirittura, arriva puntualmente, da vent'anni, al primo posto della classifica di vendita degli album.&lt;br /&gt;Se Springsteen lascia ancora il segno ad ogni pubblicazione è per effetto della sua straordinaria capacità di rimanere in gara, al centro di quella competizione artistica che molti suoi coetanei illustri hanno abbandonato da tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYd1fmb9pvI/AAAAAAAAAXA/Mivi_x7WucY/s1600-h/BS_WOAD_PRESS1_20090109_162721.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 240px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYd1fmb9pvI/AAAAAAAAAXA/Mivi_x7WucY/s320/BS_WOAD_PRESS1_20090109_162721.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298332672378906354" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quando sembrava voler affondare nuovamente la mano negli archivi, offrendo al suo pubblico nel trentennale di “Darkness On The Edge Of Town” (1978) un’edizione rimasterizzata di uno dei suoi dischi più belli (potenziata da un concerto e da un documentario già registrato, con Patti Smith a dire la sua su “Because The Night”), è arrivato l’annuncio di un nuovo disco, nuovo a metà, a ben vedere, perché presentato esplicitamente come una appendice di “Magic”.&lt;br /&gt;Diciamolo subito: “Working On A Dream” è troppo complesso per finire da subito liquidato come l’appendice di qualcosa. Non è un capolavoro, ma un disco da attraversare con cognizione di causa e una giusta dose di rispetto.&lt;br /&gt;Certo, presentarsi con un fumetto anziché una copertina e partire con un pezzo da otto minuti è quantomeno azzardato. Della copertina rispondano l’artista e il suo staff, gli stessi che approvarono l’indimenticabile scatto fotografico usato per “Born To Run” e che rifletterono per mesi proprio sulla grafica di “Darkness”. Sul pezzo non si apra un processo: poche volte Springsteen ha rasentato o superato quella misura (“Incident On 57th Street”, “New York City Serenade”, “Jungleland”, “Backstreets”, “Drive All Night”: parliamone!) e nemmeno “Stairway To Heaven” o “Hotel California” durano tanto, tuttavia “Outlaw Pete” è composizione rock, genuina e roots abbastanza da non far sospettare intenzioni lucrative. Poteva risolversi prima ma ha il merito di concludersi senza che gli occhi siano caduti sull’orologio, e poi sembra coincidere con le intenzioni di due Springsteen al di sopra di ogni sospetto: quello del pre-“Greetings”, che scriveva storie di pistole e malaffare (“He’s Guilty”, “The Ballad Of Jesse James”), e quello delle “Seeger Sessions” che ha nuovamente abbracciato il mondo dei fuorilegge (“John Henry”). Assolta a fatica, ma il tempo e il palco, se Springsteen deciderà di portarsela in tour, le faranno del bene. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYd2jrvjUaI/AAAAAAAAAXI/ra9kLLHVuek/s1600-h/BS_WOAD_PRESS3_20090109_162813.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 242px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYd2jrvjUaI/AAAAAAAAAXI/ra9kLLHVuek/s320/BS_WOAD_PRESS3_20090109_162813.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298333842034348450" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Bruce non è tipo da cadute verticali. Ha lasciato perplessi ma mai sconcertati. Ha pubblicato dischi che potevano essere più concisi (i due del 1992, dai quali poteva trarne uno potenzialmente bellissimo, da metterci la mano sul fuoco; un album che avrebbe reso ancora di più se fosse stato suonato dalla E Street Band e non da musicisti di talento chiamati a percorrerne il solco) ma mai ha veramente tradito le aspettative dei suoi fan.&lt;br /&gt;Oggi c’è da seguirlo nella sua evoluzione e nella sua lecita curiosità verso ciò che non ha fatto prima d’ora, c’è dunque da esplorare con affetto e interesse la strada che Springsteen è libero di permettersi.&lt;br /&gt;“Thunder Road” su disco non la ritroveremo più? Pazienza, si era capito da un pezzo. Quando si stacca dalle assi del palco, dove tutto continua a funzionare a meraviglia, l’uomo di “Born To Run” cerca un’altra dimensione. È meno terreno, toglie il freno a mano all’immaginazione. E diventa più poetico. Osa. Sogna. Questa è la chiave di lettura per godersi in serenità il sedicesimo album in studio di un uomo che a trentasette anni dal suo primo disco è ancora oggetto di studio e accorate discussioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYd0gaoKX1I/AAAAAAAAAWw/_rU2NSGYgyY/s1600-h/BS_WOAD_PRESS5_20090109_163000.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 261px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYd0gaoKX1I/AAAAAAAAAWw/_rU2NSGYgyY/s320/BS_WOAD_PRESS5_20090109_163000.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298331586877087570" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Fresco di Golden Globe (per “The Wrestler”, dal film con Mickey Rourke, bonus track ma punto più ispirato della raccolta), Bruce si presenta sotto un cielo di stelle che sembrano porporina. La giacca l’ha presa dal guardaroba che nemmeno Little Steven usa più. Tra i capelli, un riflesso biondiccio innaturale. Dietro c’è la luna. D’accordo, siamo nel limbo tra magic e dream eppure si poteva essere più sobri nel raccontarlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYi_PJCEFcI/AAAAAAAAAXo/EzupKAybYGo/s1600-h/Working+on+a+dream+dvd+artwork.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 280px; height: 309px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYi_PJCEFcI/AAAAAAAAAXo/EzupKAybYGo/s320/Working+on+a+dream+dvd+artwork.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298695228444906946" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Va detto però che preso in mano e osservato da vicino, soprattutto nella sua versione de-luxe, che è più ampia, l’oggetto “Working On A Dream” smorza lievemente la diffidenza verso l’impasto cromatico della copertina e lo stile scelto per illustrare questo viaggio nel pop di un consolidato boss del rock.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Subito ci investe come già detto il brano di apertura e sono otto minuti da prendere o lasciare, un corpo quasi estraneo che tuttavia – e qui sarà necessaria un’analisi molto più approfondita, prevista anche per il resto dei brani (prossimamente su questo blog) – attraversa più la vita stessa di Springsteen che quella del precoce pistolero qui cantato.  Un passo dopo "Outlaw Pete" arrivano “My Lucky Day” (media statura, da quinto disco di “Tracks”) e “Working On A Dream” (rinfrescante fischiettata pro Obama in stile Roy Orbison voltata a guardare quei 60 – dei Kennedy, di Pete Seeger e di Martin Luther King – per l’America mai più tornati), e il fatto che sembrino di seconda mano, ovvero che siano state offerte al pubblico in più modi prima dell’uscita ufficiale, smorza un po' la nostra curiosità. &lt;br /&gt;Anche qui il tempo sarà galantuomo e consentirà alle due canzoni di finire riassorbite dall’album che le ospita dopo essere state veloci e improbabili singoli online (ma perchè poi chiamarli singoli, ormai sono fugaci apparizioni da rete, anticipazioni elettroniche senza più cuore nè copertina).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ quando si giunge a “Queen Of The Supermarket” – incedere classico, pianoforte e glockenspiel, tenerezze da E Street Band di un tempo e complesse elaborazioni vocali – che scendono in campo, col motore del disco già caldo, tutti gli elementi che divideranno il popolo springsteeniano. Si apre qui un mondo di non facili compromessi tra un deciso sapore rock (marcatamente alla Tom Petty quello di “What Love Can Do”, con cori in stile Byrds che affiorano anche altrove) e un rischioso &lt;em&gt;pastiche&lt;/em&gt; pop con la bussola che sterza verso la California dei surf incrociando abbastanza spesso certe orchestrazioni marcatissime che sono sempre state una prerogativa dei gruppi anni Sessanta (ecco il vero riferimento di questo Springsteen anni Duemila che gioca a tuffarsi nei ricordi).&lt;br /&gt;Altra spiegazione è che al contrario di “The Rising”, che trasudava smarrimento e cordoglio, questo lavoro presenta una maggioranza di brani che invitano ad accettare la vita per quella che è, celebrandola con un sorriso. È un disco felice che indugia sull’amore. La politica è una eco lontana, è lambita, forse volutamente silenziata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYd5zzQukII/AAAAAAAAAXg/lQ9j7RxbWpY/s1600-h/E_Street1_20070828_90811.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 314px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYd5zzQukII/AAAAAAAAAXg/lQ9j7RxbWpY/s400/E_Street1_20070828_90811.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298337417465335938" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’impasto creato da Brendan O’Brien (che sembra avere esaurito un ciclo) è avvincente ma può stordire. L’orecchio attento ci scoverà i Beau Brummels, i Left Banke, i Monkees e i Kinks. La sponda dei diffidenti e dei meno riflessivi avanzerà il sospetto che questa volta, partendo dai Beach Boys come accadde in “Girls In Their Summer Clothes”, si sia presa la deriva che porta a Jeff Lynne. In “This Life” (e non solo) c’è la E Street Light Orchestra? Nessun problema: è bellissima, quel prologo alla Bacharach è un incanto imprevedibile che abbracciamo con ricambiato incanto, anche perché con la frase «a blackness then the light of a million stars» («buio pesto, poi la luce di milioni di stelle») ben spiega la copertina, il mood dell’autore, il senso del disco e le aspettative del mondo dopo Obama.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intromissioni d’archi alla Beatles e chitarre che fanno sognare appaiono anche in “Kingdom Of Days” (ampollosa ma convincente e amabile almeno quanto “This Life”) e “Surprise, Surprise” (che a un certo punto cita “You Got It” di Orbison: quindi tutto torna, anche Lynne). Ormai libero dall’obbligo di dover sempre offrire un concept o di cercare un suono unitario, l’autore svolazza, ondivagante e sovente con approccio vocale vagamente tenorile, tra i “singoli” della sua adolescenza e tra i tanti Bruce che ci hanno intrattenuti negli ultimi tempi. Ne raccogliamo in frutto anche l’elegante e composta “Life Itself”, il blues tutto jersey devil di “Good Eye” e l’ottimismo country di “Tomorrow Never Knows”. Anche quando accarezza i ricordi nella bella, acustica e dolente “The Last Carnival” (due funamboli, due polsi che a un certo punto non si trovano più, due amici per la vita separati dalla morte: Bruce e Danny Federici) è uno Springsteen tutto sommato normale, colto qualche centimetro sotto le aspettative (ma due sopra la media dei suoi colleghi coetanei).&lt;br /&gt;L’errore sarebbe volerlo sempre speciale, chiedergli di restituire a noi e a lui stesso l’età che tutti avevamo ai tempi di The River.&lt;br /&gt;Quella è cosa che nessun musicista sa fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;_____________________________________________________&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-7676668977425541952?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/7676668977425541952/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=7676668977425541952' title='16 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7676668977425541952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7676668977425541952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/02/bruce-springsteen-i-sogni-pop-della-e.html' title='BRUCE SPRINGSTEEN: WORKING ON A DREAM, il sogno pop della E Street Light Orchestra.    E il popolo del Boss si divide.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SYd4be8FCaI/AAAAAAAAAXY/Kk1wnK6NM_k/s72-c/BS+WOAD+promo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>16</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-6569838137015200437</id><published>2009-01-09T18:44:00.018+01:00</published><updated>2009-01-26T11:32:09.210+01:00</updated><title type='text'>SPRINGSTEEN: Aspettando WORKING ON A DREAM</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SWeNQP8oN3I/AAAAAAAAAWE/6BKQ8bZlJH0/s1600-h/Immagine%25201%5B21%5D.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 263px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SWeNQP8oN3I/AAAAAAAAAWE/6BKQ8bZlJH0/s400/Immagine%25201%5B21%5D.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5289351597668185970" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mancano pochi giorni all'uscita del nuovo album - il sedicesimo in studio - di Bruce Springsteen. Il numero di JAM di gennaio pubblica un mio lungo articolo (disponibile anche sul sito on line del mensile).&lt;br /&gt;Vai al link&lt;br /&gt;http://www.jamonline.it/pages/articolo.aspx?item_id=1179&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Working On A Dream” sembra suggerire che il sogno americano è finalmente tornato ad essere realtà. O almeno che, con Barack Obama alla Casa Bianca, ci si possa lavorare su. Cerchiamo quindi di capire chi è oggi il musicista del New Jersey: non una recensione anticipata dell’album, ma un viaggio attraverso i segnali, i ricordi, le aspettative che circondano le nuove canzoni del rocker più amato d’America.&lt;br /&gt;Di spalla all'articolo, due ottimi interventi di Paolo Vites: uno sulle "relazioni (spesso) pericolose" tra il mondo del rock e la Casa Bianca e uno su quando Ronald Reagan tentò di "scippare" Born In The U.S.A. al suo autore. &lt;br /&gt;E intanto da Washington giunge notizia che il 18 gennaio, durante la cerimonia ufficiale di investitura di Obama, ci sarà anche Springsteen ad esibirsi (da solo) sulla scalinata del Lincoln Memorial, in un concerto gratuito che sarà il primo passo verso un nuovo tour della E Street Band. Dopo l'altro appuntamento, questa volta con band, alla cerimonia di apertura del Superbowl a Tampa, in Florida, si prevedono - sembra in primavera - cinquanta/sessanta di date.&lt;br /&gt;Attendiamo un annuncio ufficiale. In ogni caso sembra accertato che il tour 2009 non avrà le "dimensioni" del precedente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SWfrWQjshfI/AAAAAAAAAWM/_JeB8a1Z9co/s1600-h/cover+2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 242px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SWfrWQjshfI/AAAAAAAAAWM/_JeB8a1Z9co/s320/cover+2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5289455055004272114" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Rinnovo l'invito a visitare il sito di JAM, ma consiglio di non perdere il numero che è in edicola. L'articolo "Reborn in the U.S.A" ha una splendida impaginazione, è corredato di bellissime foto e nelle pagine successive non ci si ferma a Bruce ma si parla anche, tra l'altro, di Nils Lofgren (che canta Neil Young), di Young (che dopo alcuni live "storici" continuerà a celebrare sè stesso, e sarà presto un diluvio di cd retrospettivi ricchi di inediti, i favoleggiati "Archives"), di Warren Zevon (che bella la ristampa "de-luxe" del suo album omonimo del 1976) e della Motown (50 anni di musica meravigliosa).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-6569838137015200437?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='' href='http://www.jamonline.it/pages/articolo.aspx?item_id=1179' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/6569838137015200437/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=6569838137015200437' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/6569838137015200437'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/6569838137015200437'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/01/springsteen-aspettando-working-on-dream.html' title='SPRINGSTEEN: Aspettando WORKING ON A DREAM'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SWeNQP8oN3I/AAAAAAAAAWE/6BKQ8bZlJH0/s72-c/Immagine%25201%5B21%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-6647638566120766082</id><published>2009-01-08T00:55:00.007+01:00</published><updated>2009-02-15T17:32:53.901+01:00</updated><title type='text'>IL MEGLIO DEL 2008</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SWVBFdRCYNI/AAAAAAAAAV8/ryMlg4ydGDQ/s1600-h/bush_scarpa01g.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 230px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SWVBFdRCYNI/AAAAAAAAAV8/ryMlg4ydGDQ/s400/bush_scarpa01g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5288704899427754194" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E' proprio vero che ognuno ha la fine che si merita. George Bush figlio, il presidente uscente degli Stati Uniti, ci ha regalato l'immagine più bella del suo duplice mandato: qualcuno gli ha tirato due scarpe addosso, mancandolo di poco.&lt;br /&gt;Il gesto di un giornalista iracheno come simbolo del desiderio di mezzo mondo. L'immagine più bella che quel mezzo mondo potesse desiderare è mossa ma indimenticabile, quasi quanto la doppia torsione praticata da Bush per schivare i mocassini. &lt;br /&gt;"Quello che ha lanciato le scarpe a Bush" si piazza di diritto in cima alla lista del "meglio del 2008", anzi del meglio secondo me. Segue "quello che ha colorato di rosso l'acqua della Fontana di Trevi", non tanto per lo spirito politico che lo ha animato quanto per l'originalità e la creatività. Lucida follia da premiare.&lt;br /&gt;Poi qualche album, qualche canzone, una manciata di film e libri, un paio di giocate di Antonio Cassano e l'ennesimo "cucchiaio" di Francesco Totti (questa volta al Lecce, teatro lo Stadio Via del Mare).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-6647638566120766082?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/6647638566120766082/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=6647638566120766082' title='13 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/6647638566120766082'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/6647638566120766082'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/01/il-meglio-del-2008-my-2008-top-twenty.html' title='IL MEGLIO DEL 2008'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SWVBFdRCYNI/AAAAAAAAAV8/ryMlg4ydGDQ/s72-c/bush_scarpa01g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-7679716288448521594</id><published>2009-01-01T09:32:00.000+01:00</published><updated>2009-01-01T09:33:14.829+01:00</updated><title type='text'>TO EVERYBODY...BUON 2009</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SVx_s3bUokI/AAAAAAAAAV0/lyt4_GWJB9c/s1600-h/Happy-New-Year.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 256px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SVx_s3bUokI/AAAAAAAAAV0/lyt4_GWJB9c/s400/Happy-New-Year.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5286240471395639874" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-7679716288448521594?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/7679716288448521594/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=7679716288448521594' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7679716288448521594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7679716288448521594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2009/01/to-everybodybuon-2009.html' title='TO EVERYBODY...BUON 2009'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SVx_s3bUokI/AAAAAAAAAV0/lyt4_GWJB9c/s72-c/Happy-New-Year.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-5300818553547134964</id><published>2008-12-26T12:09:00.004+01:00</published><updated>2008-12-26T16:00:05.388+01:00</updated><title type='text'>BABBO NATALE SI E' PORTATO VIA EARTHA KITT</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SVTBQrlsK3I/AAAAAAAAAVs/HHMCAoOWSL4/s1600-h/SantawEarthaKitt.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 270px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SVTBQrlsK3I/AAAAAAAAAVs/HHMCAoOWSL4/s400/SantawEarthaKitt.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5284060755135310706" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eartha Kitt è morta ieri in un ospedale di New York. Era la voce della "Santa Baby" originale, da lei incisa nel 1953 e ripresa da Marilyn Monroe e da altre stelline come Kylie Minogue, le Pussycat Dolls e Madonna. Qualcuno ricorderà che quarant'anni fa, al Festival di Sanremo vinto da Sergio Endrigo con "Canzone per te", Eartha cantò in coppia con Peppino Gagliardi.&lt;br /&gt;Eartha Kitt e Babbo Natale, che singolare appuntamento. Lei aveva cantato "Santa Baby, mio Babbo Natale, portami una decappottabile del '54, celeste chiaro, e fai presto, scendi da quel camino", lui è passato a portarsela via proprio il 25 dicembre. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;copia il link e guarda "Santa Baby" su You Tube&lt;br /&gt;http://www.youtube.com/watch?v=xOMmSbxB_Sg&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-5300818553547134964?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/5300818553547134964/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=5300818553547134964' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5300818553547134964'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5300818553547134964'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/12/babbo-natale-si-e-portato-via-eartha.html' title='BABBO NATALE SI E&apos; PORTATO VIA EARTHA KITT'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SVTBQrlsK3I/AAAAAAAAAVs/HHMCAoOWSL4/s72-c/SantawEarthaKitt.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-9153716866017504835</id><published>2008-12-25T21:25:00.006+01:00</published><updated>2008-12-26T11:42:12.289+01:00</updated><title type='text'>BUON NATALE - HAPPY CHRISTMAS</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SVPso2Gi8RI/AAAAAAAAAVk/Gos-JxZC580/s1600-h/Santa+Ginger.bmp"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 303px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SVPso2Gi8RI/AAAAAAAAAVk/Gos-JxZC580/s400/Santa+Ginger.bmp" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5283826974297616658" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Buon Natale a chi commissiona gli articoli e poi se ne dimentica. Buon Natale a quello che ancora crede che gli abbia rubato l’idea per un libro che ho semplicemente pensato prima di lui. Buon Natale a quel giornale che non parla mai dei miei libri. Buon Natale a quello che dietro a una telecamera ha detto “salutiamoci qui” (e allora salutiamoci qui!). Buon Natale al “fratello” che sarà al Festival. Buon Natale agli irriconoscenti e a quelli corti di memoria. Buon Natale anche a loro, certo, perché – come dicono gli americani – “anche i cani hanno un giorno fortunato”.&lt;br /&gt;Buon Natale alla mia Vespa vecchietta (non è quella della foto però siamo lì) perchè mi fa sentire più giovane.&lt;br /&gt;Ma soprattutto Buon Natale a chi può camminare a testa alta e a tutte le persone che mi vogliono bene. Vi voglio bene anch’io. E per questo vi auguro di restare per sempre giovani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“May you grow up to be righteous &lt;br /&gt;May you grow up to be true&lt;br /&gt;May you always know the truth &lt;br /&gt;And see the lights surrounding you&lt;br /&gt;May you always be courageous &lt;br /&gt;Stand upright and be strong&lt;br /&gt;May you stay forever young&lt;br /&gt;-(Bob Dylan)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-9153716866017504835?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/9153716866017504835/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=9153716866017504835' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/9153716866017504835'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/9153716866017504835'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/12/seasons-greetings-auguri-di-stagione.html' title='BUON NATALE - HAPPY CHRISTMAS'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SVPso2Gi8RI/AAAAAAAAAVk/Gos-JxZC580/s72-c/Santa+Ginger.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-3190762295981304614</id><published>2008-12-04T22:06:00.004+01:00</published><updated>2008-12-04T22:23:17.803+01:00</updated><title type='text'>EDOARDO BENNATO: L'isola, anzi, il cantante, che non c'è</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SThJ0wgHx1I/AAAAAAAAAVc/xbgr0gnkYfU/s1600-h/edoardo-bennato_g.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 267px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SThJ0wgHx1I/AAAAAAAAAVc/xbgr0gnkYfU/s400/edoardo-bennato_g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5276048134186190674" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;2 dicembre. Era stato annunciato, il suo nome era sulle locandine, Repubblica aveva pubblicato un trafiletto che parlava della sua presenza al concerto, nel pomeriggio Radio Città Futura aveva dedicato uno speciale all'evento di beneficenza "Light of day" (vedi blog qui sotto) promuovendo l'ipotizzato incontro tra il cantautore napoletano e i suoi colleghi americani. Edoardo Bennato non si è visto nè sentito. Peccato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-3190762295981304614?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/3190762295981304614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=3190762295981304614' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3190762295981304614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3190762295981304614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/12/edoardo-bennato-lisola-anzi-il-cantante.html' title='EDOARDO BENNATO: L&apos;isola, anzi, il cantante, che non c&apos;è'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SThJ0wgHx1I/AAAAAAAAAVc/xbgr0gnkYfU/s72-c/edoardo-bennato_g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-7111743536535136215</id><published>2008-12-02T02:35:00.017+01:00</published><updated>2008-12-02T10:25:24.191+01:00</updated><title type='text'>LIGHT OF DAY: la canzone americana sbarca oggi a Roma con Willie Nile, Jesse Malin, Joe D'Urso e i Marah. Per una buona causa.</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/STSRH35jTOI/AAAAAAAAAVE/0UtKIe1Igtw/s1600-h/Light+of+Day+2008.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 284px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/STSRH35jTOI/AAAAAAAAAVE/0UtKIe1Igtw/s400/Light+of+Day+2008.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5275000628008144098" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Concerto di Beneficenza - Light of Day&lt;br /&gt;Roma, 2 Dicembre 2008 (Stazione Birra)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sound della East Coast americana a favore della ricerca sul Parkinson, SLA e Sclerosi Multipla.&lt;br /&gt;Una “Acoustic rock night” con la partecipazione di Willie Nile, Jesse Malin, Marah, Joe d’Urso. Special guest: Edoardo Bennato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Suono una sera per me e una sera per l'altro ragazzo". C'era una volta Harry Chapin, autore di canzoni, newyorkese bravissimo a dare di block notes e chitarra, ma bravo forse ancora di più a ritenere che guadagnare una sera su due gli potesse bastare. Suonava una sera per lui e una per chi ne aveva più bisogno: "one night for me, one night for the other guy", appunto. E lo raccontava orgoglioso, ed anche un po' logorroico, a chi lo incontrava per caso. Per caso, una sera fu Bruce Springsteen a ritrovarselo sotto la finestra del suo hotel. Erano gli anni Settanta, quando poteva capitare che Chapin e Springsteen dividessero lo stesso motel fuori città, e poi giù a raccontarsi come era andata, ognuno in un club diverso, ognuno con la propria band.  Poi Springsteen all’inizio degli anni Ottanta ha scritto e pubblicato “The River” prima di diventare una superstar planetaria, mentre a Chapin è toccato un incidente d’auto sulla Long Island Expressway a pochi chilometri dal prossimo club in cui cantare per “l’altro ragazzo”. Avrebbe devoluto l’incasso in beneficenza quella sera, invece ha trovato la morte. A 27 anni da allora, c’è ancora chi canta “one night for me, one for the other guy”.&lt;br /&gt;L’altro ragazzo si chiama Bob Benjamin e a molti il nome dirà sicuramente poco. E’ una manager di periferia, precisamente del New Jersey del nord, uno che campa gestendo gli interessi e le serate di piccoli rock’n’roller ma che lo fa con la passione di chi finisce col dare alla musica tutto sé stesso, anche le ultime forze. Sta lottando da anni con il morbo di Parkinson ma non molla i club, le chitarre, l’agenda degli appuntamenti. Per lui hanno messo insieme nove edizioni di un evento di beneficenza, il “Light Of Day”, che è attraversato dal sogno che Bob possa farcela. E' capitato così che sul palco dello Stone Pony di Asbury Park incrociassero le chitarre Bruce Springsteen e l’attore Michael J.Fox, o che Southside Johnny, Garland Jeffreys e altri cantassero le loro canzoni appassionate in cambio di nulla, perché la “cassa” serviva a dare forza alla ricerca sul male terribile che aveva colpito il loro amico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/STSVJTTK8KI/AAAAAAAAAVM/HNpHmrrcwKw/s1600-h/light+of+day+cast+2008.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 273px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/STSVJTTK8KI/AAAAAAAAAVM/HNpHmrrcwKw/s320/light+of+day+cast+2008.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5275005050589737122" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Alcuni dei protagonisti di quelle notti seguono le orme di Harry Chapin e senza mai mancare l’appuntamento americano del “Light of Day” (“luce del giorno”, dalla canzone che Springsteen scrisse per l’omonimo film dell’amico Paul Schrader), sono anche ospiti fissi di una piccola versione europea di quei concerti. Ormai giunto al terzo anno, il giro porta in Scandinavia, Spagna, Italia e altri paesi una carovana di amici di Benjamin.&lt;br /&gt;Willie Nile è stato negli Ottanta sul punto di farcela a grandi livelli, ha aperto per gli Who, creato una strada alternativa su cui chi amava "Darkness On The Edge Of Town" e "The River" poteva trovare ballate da sogno (“Across The River”) ed energia pari a quella della E Street Band (“Vagabond Moon”), Joe D’Urso da molti anni si sbatte per i club della costa est e di tutta Europa propagandando con sudore e passione una musica che non poco deve al Boss (bella la sua versione di "Cadillac Ranch" incisa anni fa), i Marah sono stati un piccolo fenomeno a Philadelphia prima di incuriosire chi pratica il rock’n’roll anche fuori  dalla Pennsylvanya, Jesse Malin è stato per qualche tempo insieme all’amico Ryan Adams “the next big thing” e per chi mastica certa musica è oggi ben quotato. La critica lo adora perchè è punk e classico al tempio stesso, uno che se deve eseguire una cover (nella cui scelta è un maestro) spazia dai Ramones di "Do you remember rock'n'roll radio" a "Wonderful world" di Sam Cooke.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/STSaZEWmOiI/AAAAAAAAAVU/kH6DXLVG3SA/s1600-h/copertine+LOD+2008.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 100px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/STSaZEWmOiI/AAAAAAAAAVU/kH6DXLVG3SA/s400/copertine+LOD+2008.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5275010819013622306" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tutti insieme, forti delle loro ultime produzioni (tutte consigliabili, va da sé), daranno vita questa sera ad un set acustico che se non ci fosse la Stazione Birra di Roma (in realtà Morena, frazione alle porte della città, incastrata tra fabbriche di lampadari e il primo Ikea sorto in Italia) bisognerebbe andarlo a rincorrere in qualche localino del Greenwich Village, l’ex cuore folk di New York dove ha mosso i primi passi Bob Dylan e dove Springsteen tenne uno showcase per farsi notare dal produttore musicale e talent scout John Hammond, che poi lo portò alla Columbia Records, ad iniziare quel percorso musicale ancora vivo senza il quale non esisterebbero il “Light of Day” e i suoi protagonisti.&lt;br /&gt;L’incasso della serata – che verrà aperta da Antonio Zirilli and the Blastwaves, romani ma è come se fossimo sulla New Jersey Turnpike – porterà denaro europeo, altre forze dunque, a chi sta cercando di frenare il Parkinson. Non solo, a beneficiarne saranno anche quanti stanno facendo ricerche sulla SLA e sulla sclerosi multipla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Willie, Joe, Jesse e alcuni elementi dei Marah (tutti probabilmente raggiunti da Edoardo Bennato), siederanno in circolo, con le loro chitarre acustiche e la loro generosità, senza pensare a quanto andava facendo e dicendo Harry Chapin ma comportandosi esattamente come lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà bello, per tanti motivi.&lt;br /&gt;Poi tutti a Milano, si replica il 3 dicembre, con il rocker romagnolo Lorenzo Semprini guest star italiana al posto di Bennato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-7111743536535136215?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/7111743536535136215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=7111743536535136215' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7111743536535136215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/7111743536535136215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/12/light-of-day-la-canzone-americana.html' title='LIGHT OF DAY: la canzone americana sbarca oggi a Roma con Willie Nile, Jesse Malin, Joe D&apos;Urso e i Marah. Per una buona causa.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/STSRH35jTOI/AAAAAAAAAVE/0UtKIe1Igtw/s72-c/Light+of+Day+2008.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-3483426137944263439</id><published>2008-11-05T11:49:00.003+01:00</published><updated>2008-11-05T11:52:47.670+01:00</updated><title type='text'>OBAMA: Una bella giornata di sole per il mondo</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SRF6e-5JOsI/AAAAAAAAAU0/o1ivL1ZPcxo/s1600-h/white+house+sunrise.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 235px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SRF6e-5JOsI/AAAAAAAAAU0/o1ivL1ZPcxo/s400/white+house+sunrise.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5265124112070163138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-3483426137944263439?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/3483426137944263439/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=3483426137944263439' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3483426137944263439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3483426137944263439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/11/obama-una-bella-giornata-di-sole-per-il.html' title='OBAMA: Una bella giornata di sole per il mondo'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SRF6e-5JOsI/AAAAAAAAAU0/o1ivL1ZPcxo/s72-c/white+house+sunrise.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-912708827776580445</id><published>2008-11-04T17:39:00.004+01:00</published><updated>2008-11-04T17:52:11.899+01:00</updated><title type='text'>VOTE FOR CHANGE: secondo tentativo</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SRB7BEU20wI/AAAAAAAAAUs/K5eR024KjRU/s1600-h/Obama.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 301px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SRB7BEU20wI/AAAAAAAAAUs/K5eR024KjRU/s400/Obama.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5264843222667416322" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;There's a young man in a t-shirt&lt;br /&gt;Listenin' to a rockin' rollin' station&lt;br /&gt;He's got greasy hair, greasy smile&lt;br /&gt;He says, "Lord this must be my destination."&lt;br /&gt;'Cause they told me when I was younger&lt;br /&gt;"Boy you're gonna be president."&lt;br /&gt;              ("Pink Houses", John "C" Mellencamp 1983)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dedicata a chi crede nelle profezie e a chi è convinto che "tifare" per un'America migliore non sia inutile esterofilia bensì una necessità. Per migliorare il mondo. O almeno per provarci.&lt;br /&gt;E se poi in "Yes we can" iniziassimo a crederci anche noi...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-912708827776580445?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/912708827776580445/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=912708827776580445' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/912708827776580445'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/912708827776580445'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/11/vote-for-change-secondo-tentativo.html' title='VOTE FOR CHANGE: secondo tentativo'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SRB7BEU20wI/AAAAAAAAAUs/K5eR024KjRU/s72-c/Obama.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-4028600856819298059</id><published>2008-10-31T13:20:00.016+01:00</published><updated>2008-11-03T19:17:31.348+01:00</updated><title type='text'>BRUCE SPRINGSTEEN E' FUORI DI ZUCCA: una nuova canzone per Halloween</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SQsCjsOyFQI/AAAAAAAAAUc/_7TEkGU6dEc/s1600-h/2007+magic+shots.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 306px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SQsCjsOyFQI/AAAAAAAAAUc/_7TEkGU6dEc/s400/2007+magic+shots.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5263303401704396034" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Era accaduto che Bruce Springsteen cantasse a sorpresa in un club del New Jersey. Era capitato a qualcuno di passare davanti alla sua "mansion", a Rumson, e trovare una parata di zucche, streghette e fantocci, per la felicità dei piccoli di casa e del vicinato. &lt;br /&gt;Era accaduto questo nel giorno di Halloween dalle parti del Boss e dintorni. Ma oggi, 31 ottobre 2008, Bruce ci lascia di stucco e fa il suo barbatrucco più riuscito. Scrive più o meno così sul suo sito ufficiale: "Scusateci se quest'anno, a causa del "catastrofico successo" delle passate stagioni, non festeggeremo Halloween nel nostro giardino, ma è per la tranquillità del vicinato e per non mettere in pericolo ragazzini e genitori". Il tono è buffo e divertito, ma il succo è: "Niente baldoria, ci dispiace, quest'anno va così".&lt;br /&gt;Dopo "Magic", tra cilindri conigli e parole invece molto serie, di guerra e aria irrespirabile nell'America di Bush, Springsteen tira fuori dal suo cilindro - ehm, dalla sua zucca - una sorpresa inaspettata e spettacolare.&lt;br /&gt;Ha confezionato un brano nuovo di zucca, no di zecca - "A Night With The Jersey Devil" - affondando le mani nel blues, un blues elettrico e sporco come certe cose di George Thorogood (vedi "Bad to the bone"), dotato di un tocco mefistofelico alla Tom Waits e con tracce dell'ultimo Dylan "in blues, naturalmente" e del rock'n'roll dei primordi (vedi "Heartbreak Hotel" di Elvis). Nulla di originalissimmo, un clichè oseremmo dire, ma urlato in un microfono molto blues, appunto, di quelli che Waits ama tanto e che lo stesso Bruce sfoderava sul palco mesi fa per cantare, rileggendola in perfetta chiave "musica del diavolo", la "Reason To Believe" ripescata da "Nebraska".&lt;br /&gt;Di suo pugno, oltre alla canzone (che tra i credits di composizione elenca il Boss, Robert Jones e Gene Vincent), Springsteen ci mette una nota, che recita: "Cari amici e fans, se siete cresciuti nella zona centrale del New Jersey e anche a sud, saprete tutto del Jersey Devil. Beh, questa è tutta per voi, divertitevi!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.brucespringsteen.net/news/index.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così clicchi "play" e parte un videoclip realizzato con tutti i crismi, recitato anche, e il che non accadeva per Bruce da tempo. Ma che succede? Succede che dopo una grafica messa lì a ricostruire la leggenda del Diavolo del New Jersey ("tredicesimo figlio dei coniugi Leeds, tra i primi a sistemarsi nella Atlantic County circa 250 anni fa") ci assale un brano di rara potenza, non preannunciato. E' uno scherzo di Halloween o l'inizio di una cosa più seria?&lt;br /&gt;Lo sapremo tra qualche settimana, quando forse verrà annunciato un nuovo album di Springsteen.&lt;br /&gt;Certo è che fatti simili sono oggi possibili solo grazie alla potenza della Rete. Qualcosa, molto, sta cambiando sotto ai nostri occhi. Prendiamoci il bello, che vuol dire sorprese come questa e altre licenze che oggi gli artisti si concedono, e lasciamo che tutto il resto bruci nella fornace del diavoletto che qualche matto, nel New Jersey, ha persino giurato di avere incontrato "a long long time ago" in qualche palude.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SQzUoNiGK_I/AAAAAAAAAUk/c8IC6BrPh1M/s1600-h/hallobruce.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 145px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SQzUoNiGK_I/AAAAAAAAAUk/c8IC6BrPh1M/s400/hallobruce.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5263815851781794802" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questo pezzo e le belle immagini di Springsteen (che cavalca in una notte sinistra, che spunta con sguardo truce dalle acque di un lago - il Greasy Lake? -, che soffia in un'armonica con la potenza di un consumato bluesman), sono per ora solo un bel regalo per Halloween, una festa che anche in Italia - vero bambini? - inizia a prendere piede. Ma chissà...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SQr_pBma0JI/AAAAAAAAAUU/oyVKTvs-NVQ/s1600-h/jersey+devil.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 155px; height: 155px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SQr_pBma0JI/AAAAAAAAAUU/oyVKTvs-NVQ/s400/jersey+devil.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5263300194805141650" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E c'è qualcuno che ora ricorda qualche concerto di Springsteen &amp; The e Street Band anni Settanta, e quegli album bootleg che li immortalavano, intitolati "Hot Coals From The Fiery Furnace" e proprio "The Jersey Devil".&lt;br /&gt;Diavolo di un Bruce!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-4028600856819298059?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='text/html' href='http://www.brucespringsteen.net/news/index.html' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/4028600856819298059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=4028600856819298059' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/4028600856819298059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/4028600856819298059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/10/bruce-springsteen-e-fuori-di-zucca-una.html' title='BRUCE SPRINGSTEEN E&apos; FUORI DI ZUCCA: una nuova canzone per Halloween'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SQsCjsOyFQI/AAAAAAAAAUc/_7TEkGU6dEc/s72-c/2007+magic+shots.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-8788036067065748649</id><published>2008-10-31T02:05:00.006+01:00</published><updated>2008-10-31T12:06:52.729+01:00</updated><title type='text'>PINOCCHIO E I TEMPI DURI</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SQpfWkNjFLI/AAAAAAAAAUM/rI87PpJ_OII/s1600-h/pinocchio.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 306px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SQpfWkNjFLI/AAAAAAAAAUM/rI87PpJ_OII/s400/pinocchio.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5263123955818108082" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Heaven on earth &lt;br /&gt;We need it now &lt;br /&gt;I’m sick of all of this &lt;br /&gt;Hanging around &lt;br /&gt;- Peace on earth, U2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi ha, di questi tempi, tempi durissimi, il naso più lungo? Pinocchio o il Ministro Gelmini? A chi un due in condotta, al burattino o a chi lo ha strappato da una vetrina di Piazza Navona per farne un'arma da combattimento?&lt;br /&gt;Che tristezza vedere quel simbolo bello di un mondo infantile rovesciato sui sampietrini, agitato come un manganello, troppo lontano oggi dai bonari gendarmi della fiaba e troppo vicino a una realtà che se non piace a noi, figuriamoci a lui, che la cosa più terribile che ha conosciuto è un Mangiafuoco nemmeno così spaventevole.&lt;br /&gt;Questo 2008 somiglia tanto al 1968, tra atenei surriscaldati, cortei e scontri in piazza. Ieri tutti da una parte, contro un sistema da cambiare. Oggi tutti contro tutti, coi "neri", pochi, di Blocco Studentesco che vogliono chiudere le scuole private e i più pacifici "rossi", un popolo enorme e deciso a resistere, che contestano la "riforma non riforma" della scuola pubblica e vengono attaccati da chi è più vicino al governo.&lt;br /&gt;Tra tutti, a spargere fuoco, un capo del governo più Mangiafuoco di quello di Collodi, occhi spiritati e lingua biforcuta.&lt;br /&gt;Chi ha figli di quattro anni vede nero, chi li ha adolescenti vede nerissimo. &lt;br /&gt;Perchè se la scuola è un disastro, il mondo è un incubo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-8788036067065748649?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/8788036067065748649/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=8788036067065748649' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/8788036067065748649'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/8788036067065748649'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/10/pinocchio-e-la-gelmini.html' title='PINOCCHIO E I TEMPI DURI'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SQpfWkNjFLI/AAAAAAAAAUM/rI87PpJ_OII/s72-c/pinocchio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-5578940461979530910</id><published>2008-09-28T01:42:00.004+02:00</published><updated>2008-09-28T01:59:35.319+02:00</updated><title type='text'>PAUL NEWMAN - 1926-2008 - Addio spaccone</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SN7GtEKY7bI/AAAAAAAAAUE/wesexV411as/s1600-h/Paul_Newman+a.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SN7GtEKY7bI/AAAAAAAAAUE/wesexV411as/s400/Paul_Newman+a.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5250852693074308530" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Coffee cups on the counter, jackets on the chair&lt;br /&gt;Papers on the doorstep, but you're not there&lt;br /&gt;Everything is everything&lt;br /&gt;Everything is everything&lt;br /&gt;But you're missing&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pictures on the nightstand, TV's on in the den&lt;br /&gt;Your house is waiting, your house is waiting&lt;br /&gt;For you to walk in, for you to walk in&lt;br /&gt;But you're missing, when I shut out the lights&lt;br /&gt;You're missing, when I close my eyes&lt;br /&gt;You're missing, when I see the sun rise&lt;br /&gt;You're missing&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Bruce Springsteen, 2002)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-5578940461979530910?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/5578940461979530910/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=5578940461979530910' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5578940461979530910'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5578940461979530910'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/09/paul-newman-1926-2008-addio-spaccone.html' title='PAUL NEWMAN - 1926-2008 - Addio spaccone'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SN7GtEKY7bI/AAAAAAAAAUE/wesexV411as/s72-c/Paul_Newman+a.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-488961633690119132</id><published>2008-09-28T01:22:00.007+02:00</published><updated>2008-09-28T01:59:50.568+02:00</updated><title type='text'>JOHN MELLENCAMP 2008: Vita Morte Amore e Libertà</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SN7CRCR49YI/AAAAAAAAAT8/gaPXqCIiwfo/s1600-h/johm+mellencamp+2008.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SN7CRCR49YI/AAAAAAAAAT8/gaPXqCIiwfo/s400/johm+mellencamp+2008.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5250847813486048642" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quando il titolo di un album e il nome dell’artista dicono tutto: Life Death Love and Freedom. Canzoni di solidarietà e sofferenza, la voce solida di un autore tutto d’un pezzo, che da un bel po’ ha rinunciato alla ribalta del rock più muscolare e visibile per battere la strada del folk rock con la stessa rabbia che fu di Woody Guthrie. Oggi Mellencamp scrive canzoni che stanno tra Leadbelly e John Prine, le canta con la saggezza e l’autorevolezza che ai tempi di Hurts So Good (da American Fool) nessuno gli riconosceva.  Ma il tempo è passato e l’America non è più quella già malmessa degli anni Ottanta: è peggio ancora. Così si va a cantare nelle carceri come faceva Johnny Cash, si autoproducono lavori come questo (in team con il veterano T-Bone Burnett), che dice di stupri del corpo (Jena) e dell’anima (For The Children) perpetrati mentre un Kid Rock, che dovrebbe essere il nuovo che avanza, se ne va in giro a fare risse e inneggiare alla discriminazione razziale. Canzoni che se raschi il fondo ci trovi quasi sempre la parola libertà. Canzoni belle ma non sempre bellissime come quelle del Mellencamp di ieri, eppure utili e adatte al mondo di oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ermanno Labianca - da Rolling Stone #60, ottobre 2008&lt;br /&gt;vai in edicola e leggi anche di Bono, Al Pacino, Peter Gabriel e Nils Lofgren&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-488961633690119132?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/488961633690119132/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=488961633690119132' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/488961633690119132'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/488961633690119132'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/09/john-mellencamp-2008-vita-morte-amore-e.html' title='JOHN MELLENCAMP 2008: Vita Morte Amore e Libertà'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SN7CRCR49YI/AAAAAAAAAT8/gaPXqCIiwfo/s72-c/johm+mellencamp+2008.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-3304769883061051039</id><published>2008-09-07T19:19:00.011+02:00</published><updated>2008-09-28T02:01:40.344+02:00</updated><title type='text'>7 SETTEMBRE: pensieri e desideri in un giorno come un altro - beh, non proprio.</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SMQUF2YdnxI/AAAAAAAAAO8/2tfwszrMTOg/s1600-h/BUDDY_HOLLY_tif_0_big.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SMQUF2YdnxI/AAAAAAAAAO8/2tfwszrMTOg/s400/BUDDY_HOLLY_tif_0_big.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5243337956896120594" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dal pomeriggio del 7 settembre 2003, quando la radio accesa mentre guidavo dalle parti di Princeton, NJ, ha avvertito, sulle note di My Ride Is Here, che Warren Zevon era morto di cancro ai polmoni, non faccio che pensare a quanto è triste che Warren Zevon non ci sia più. Per le canzoni strambe e scomode che scriveva, per quello spirito noir che lo induceva a cantare "dormirò solo quando sarò morto" e a piazzare sui suoi dischi un piccolo teschio con la sigaretta tra i denti (era da un bel mucchio di anni il logo dell'autore californiano). Ma più di ogni altra cosa mi mancano quelle ballate che mescolavano miele e sangue, petali di rosa e pallottole di buon calibro. Nessuno ne ha scritte di cosi belle. Canzoni meravigliose in salsa agrodolce che mi è difficile immaginare venir fuori dalla penna di qualcun altro.&lt;br /&gt;Certi pensieri mi tornano su, ancora più su, ogni volta che il calendario dice 7 settembre. Come oggi.&lt;br /&gt;Poi, per sollevare lo spirito penso anche che il 7 di un settembre molto più lontano (1936, a Lubbock, Texas) è nato Buddy Holly. Così il dispiacere si attenua, perchè senza Buddy Holly non avremmo avuto Warren Zevon e tanti altri suoi compagni di bevute e composizioni.&lt;br /&gt;Infine, quando la luce del giorno inizia a calare, ogni sette di settembre, mi ricordo che devo rispondere a molti messaggini di auguri, perchè è anche il giorno del mio compleanno. &lt;br /&gt;Lo farò ascoltando Mohammed's Radio di Zevon e True Love Ways di Holly, due tra le mie canzoni preferite, e pensando ai regali che vorrei per il 7 settembre del 2009: &lt;br /&gt;un mondo più educato, governo e opposizione (meglio se a ruoli invertiti) che pensino meno al braccio di ferro e più ad unire le forze per farci vivere meglio, e - per finire - qualche uragano e qualche guerra in meno.&lt;br /&gt;Basteranno dodici mesi?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-3304769883061051039?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/3304769883061051039/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=3304769883061051039' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3304769883061051039'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3304769883061051039'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/09/7-settembre-quanti-pensieri.html' title='7 SETTEMBRE: pensieri e desideri in un giorno come un altro - beh, non proprio.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SMQUF2YdnxI/AAAAAAAAAO8/2tfwszrMTOg/s72-c/BUDDY_HOLLY_tif_0_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-8841420876716778038</id><published>2008-08-01T10:25:00.015+02:00</published><updated>2008-08-15T22:14:51.540+02:00</updated><title type='text'>ALANIS MORISSETTE: La mia storia d’amore andata a rotoli, le mie nuove canzoni. L’intervista.</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SJLKDkEC4zI/AAAAAAAAANs/Nu-JiVXM6l0/s1600-h/alanis+1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SJLKDkEC4zI/AAAAAAAAANs/Nu-JiVXM6l0/s400/alanis+1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5229464279899628338" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ti sbatti tra case discografiche, trovi il produttore che trasformerà i tuoi demo in milioni di dischi venduti, ci provi ancora e sono altri milioni. Poi ti fletti, vabbè, ma è naturale, vestendo comunque i panni di superstar. Con gli uomini, rispetto a  You Oughta Know (“Tanti auguri a voi / ma dimmi, lei li fa i pompini al cinema come me?”) va sempre meglio. Trovi il tuo principe azzurro (Ryan Reynolds, attore, quello di Smokin’ Aces) e anche l’ispirazione dei tempi belli. Poi lui ti molla per una che canta Tom Waits con la grazia di un carburatore in difficoltà (si, è Scarlett Johansson, fascino e labbra, ma lasciamo stare I Wish I Was In New Orleans, ok?). Che fai, la insegui per il Sunset Boulevard e la prendi per i capelli, la biondina, o ci rifletti su?&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SJLKUZYg-qI/AAAAAAAAAN8/HIxYxx9zAWQ/s1600-h/alanis+copertina.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SJLKUZYg-qI/AAAAAAAAAN8/HIxYxx9zAWQ/s200/alanis+copertina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5229464569090472610" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Alanis Morissette ha trasformato le canzoni per Flavors Of Entanglement in un’altra confessione da viale dei cuori infranti. Ne è sgorgato un “relationship” album, uno di quelli tipo I’m Alive di Jackson Browne (la fuggiasca lì era Daryl Hannah) o Blood On The Tracks, Dylan che rimpiangeva la sua Sarah.&lt;br /&gt;Ora è seduta accanto a me, così simile e così diversa rispetto a come la ricordo. Ha una messa in piega che è più Sarah Jessica Parker che Patti Smith,  le sue gambe non sono sottili come quelle del cartonato del nuovo album ma il sorriso è quello, bello, di sempre. Appare quasi serena quando spiega come si fa a mettersi a nudo “dopo che ti hanno mollata”. Ma è anche del suo rapporto con il pianeta terra e con l’America di oggi che parliamo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;- Come vanno le cose?&lt;br /&gt;Sono carica perché finalmente l’album è pronto. Posso andare in giro a raccontarlo e a cantarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Avresti proprio voluto, in questi termini?&lt;br /&gt;Si scrive di tutto, di quel che ti appaga e di ciò che ti strazia.. Gli artisti vivono delle e nelle proprie canzoni. Non ce la faccio a nascondermi quando sto male o sono ferita. Così scrivo.&lt;br /&gt;Molte canzoni c’erano già, alcune le ho riadattate al mio stato d’animo. Ero depressa e rabbiosa perché i discografici continuavano a rimandare l’uscita del disco e perché la mia storia d’amore era andata in frantumi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Non si corre, talvolta, il rischio di fissare sensazioni che poi passano e di non riconoscersi più nelle parole scritte?&lt;br /&gt;Può accadere, ma se ti fai prendere da questo timore ti blocchi. Tutti sono là fuori a farsi i cavoli miei comunque. Internet è piena di foto col mio ex boyfriend e di storie inventate. Le mie canzoni dicono veramente come sto, rivelano i miei desideri di  prima e le mie aspirazioni di oggi. Sono nuda, con le mie parole a raccontare tutto il processo del dolore, dall’inizio alla fine. Non potrei cambiare il mio pensiero su come è andata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SJLNXFmnV2I/AAAAAAAAAOc/qKhhjevSwCk/s1600-h/alanis+3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SJLNXFmnV2I/AAAAAAAAAOc/qKhhjevSwCk/s400/alanis+3.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5229467913855391586" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- La rabbia di Jagged Little Pill sembra lontana; si avverte il filtro dell’età e della saggezza che prima ti negavi. Incomplete dice di una donna che si è lasciata tanta fatica alle spalle e che cerca qualcosa, dei figli, per completarsi. Ha il passo di una canzone natalizia…&lt;br /&gt;"Appunto. E’ venuta fuori così e rivela forse più di quanto volessi dire. E’ la forza della sincerità. Scrivi un pensiero, gli metti accanto della musica, arrangi il tutto, e tutto ha il sapore giusto". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Citizen Of The Planet è tra i brani più “speziati”, tra i suoni c’è quello di una tabla, tutto va verso l’Oriente. C’è dell’elettronica ma si pensa ai “colori” dell’India. &lt;br /&gt;"Amo gli arancioni e i marroni dell’India. Mi guardo intorno, è la cosa che mi viene più naturale. Se provi interesse verso l’ambiente e il mondo significa che ti interessa la vita, tua e degli altri. Da piccola andavo con mia madre alle mense dei poveri. Ho capito presto che c’erano delle differenze tra tutti noi. Non solo tra bianchi e neri".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- La musica in questo ti ha aiutato?&lt;br /&gt;"Moltissimo. Sapessi che conforto e che stimoli mi ha dato Graceland di Paul Simon.&lt;br /&gt;Come hai messo in pratica quegli stimoli nel quotidiano?&lt;br /&gt;Negli anni ho sposato diverse cause. Donne, diritti degli artisti: ogni tipo di lotta. Adesso sono tutta per Reverb, l’organizzazione no-profit che guarda all’equilibrio ambientale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Al cinema, in Radio Free Albemuth, sarai una donna che un po’ ti assomiglia.&lt;br /&gt;"Abbiamo girato a Los Angeles e dintorni. Il regista, John Alan Simon, ha voluto che interpretassi una cantante le cui canzoni mirano a far cadere il governo. Nella realtà non ho questo potere, sono più tranquilla. Ho smesso di cercare con ostinazione la felicità, accontentandomi della pace interiore".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SJLPP8AAgKI/AAAAAAAAAOs/qqRLClZlyZY/s1600-h/alanis+flag+1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SJLPP8AAgKI/AAAAAAAAAOs/qqRLClZlyZY/s320/alanis+flag+1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5229469990041714850" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- Cosa ne pensi di come Michael Moore ha raccontato voi canadesi in Sicko?&lt;br /&gt;"Ho sentimenti contrastanti verso il suo lavoro. Mi piace che esalti il nostro sistema sanitario, poi penso che lo faccia unicamente per confrontarlo con quello americano e alimentare così l’odio globale verso il suo paese e mi irrigidisco. Un po’ ci strumentalizza. Negli Stati Uniti ci vivo, ho piede da una parte e uno dall’altra".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Ma vi ritenete davvero frutto di “semi speciali”? Lo dici in una tua canzone, dove aggiungi di avere origini nelle “nevi francesi e ungheresi”. &lt;br /&gt;"Parlo per me, in prima persona. Cerco di spiegare come mi sento. Un tempo non avrei mai usato quell’espressione, ero meno sicura di me stessa. La mia arte mi ha aiutato, anche se non mi considero certo una grande musicista, del livello di miei connazionali come Robbie Robertson e Joni Mitchell".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Sarai moglie e madre?&lt;br /&gt;"Un  giorno, ma non presto".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ermanno Labianca, per Rolling Stone #58, Agosto 2008.&lt;br /&gt;Vai in edicola, e leggi anche di Coldplay, Amy Winehouse, Carla Bruni e Ray Davies.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-8841420876716778038?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/8841420876716778038/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=8841420876716778038' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/8841420876716778038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/8841420876716778038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/08/alanis-morissette-la-mia-storia-damore.html' title='ALANIS MORISSETTE: La mia storia d’amore andata a rotoli, le mie nuove canzoni. L’intervista.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SJLKDkEC4zI/AAAAAAAAANs/Nu-JiVXM6l0/s72-c/alanis+1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-8581644275491676990</id><published>2008-07-30T03:04:00.014+02:00</published><updated>2008-07-30T09:50:02.421+02:00</updated><title type='text'>PAUL SIMON, LA SUA AFRICA E MOLTO ALTRO.   Il concerto romano di un totem della musica pop.</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SI--UaqikuI/AAAAAAAAANc/NmUu8AwxkoU/s1600-h/paul+simon+roma+2008.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SI--UaqikuI/AAAAAAAAANc/NmUu8AwxkoU/s400/paul+simon+roma+2008.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5228606950364844770" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Si fa davvero fatica a trovare, tra i viventi che scrivono la musica pop, qualcuno che possegga le doti di Paul Simon. Bastano, forse, solo le dita di una mano a contarli: Paul McCartney, Stevie Wonder, James Taylor, Billy Joel. Scendere per la strada dei Leonard Cohen e dei Randy Newman significherebbe infilarsi nell’imbuto dell’elite. Invece Simon resta lì tra quelli che sanno essere pop-olari nel senso pieno del termine. Lo vedi quando la sala si alza a tenere il ritmo di You can call me Al, replicando le movenze buffe che nel videoclip di allora furono di Chevy Chase e dello stesso autore. Lo intuisci quando Mrs. Robinson non si muove più come una teenager ma mostra i segni belli del tempo che è andato, eppure la platea ne segue la traiettoria nuova con la stessa pazienza che hanno i fanatici di Dylan quando Blowin’ in the wind ti passa davanti e te ne accorgi solo perché le parole sono rimaste le stesse. Ne sei completamente convinto quando le note di The sound of silence ci portano tutti in un'altra vita, più avventurosa e spensierata. Fa nulla che sotto la crosta e la cura degli arrangiamenti le canzoni di Surprise (l’album più recente del newyorkese) si scoprano con il fiato corto e camminino un po’ goffe tra tanta bellezza: la grandezza di Paul Simon si misura attraverso il valore di un repertorio che può anche accollarsi le Outrageous e le Father and daughter di turno senza che si registri – miracolo – un decremento della qualità complessiva.&lt;br /&gt;Quello che poche ore fa ha raccolto a Roma l’ovazione e il tutto esaurito della Cavea, meraviglia a cielo aperto incastrata sotto ai tre imponenti auditorium coperti che completano il Parco della Musica, è un artista irreplicabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SI--_VJLMkI/AAAAAAAAANk/Jr_h1cD6p2A/s1600-h/paul+simon+2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SI--_VJLMkI/AAAAAAAAANk/Jr_h1cD6p2A/s320/paul+simon+2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5228607687617098306" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Piccolo come Danny De Vito ma al tempo stesso alto come un totem della musica leggera, Paul Simon ha pazientemente raccolto grazie al contributo del suo eccellente gruppo multirazziale di musicisti il meglio di quanto ha saputo darci in quarant’anni di musica. Che è oggi un generoso juke-box pronto a rovesciare in uno stile unico le tante diverse intuizioni che hanno attraversato una discografia davvero luminosa. L’ex Tom del duo Tom &amp; Jerry (l’altro era un giovanissimo Art Garfunkel, si parla di anni Cinquanta) si è ricavato uno spazio inattaccabile, un’impronta riconoscibilissima, nella roccia di tante culture che è andato a stuzzicare negli anni. Oggi può accadere che nello stesso pezzo coesistano un certo urban jazz newyorkese e il folk irlandese sputato da un minuscolo pennywhistle che spunta tra le dita di un chitarrista, oppure che l’Africa tanto accarezzata ai tempi di Graceland (cinque stasera i pezzi da lì presentati) si fonda meravigliosamente con il Salsa di Late in the evening.&lt;br /&gt;A mangiarselo con gli occhi, il piccoletto di The boxer, c’è anche Walter Veltroni, uno che alla buona musica, di ogni tipo, fa sempre largo nell’agenda e che in quell’agenda aveva segnato un giorno, reduce dall’ennesima missione in Africa, il buon proposito di trasferirsi “a fine carriera politica” nel Continente Nero per svolgere un ruolo sociale. Mentre l’ex sindaco già stringeva mani, lo show di Simon infilava un numero Zydeco con tanto di washboard sul palco a stendere un altro strato – questa volta la musica della Louisiana – sull’impressionante ricchezza sonora riversata sulle migliaia di presenti.&lt;br /&gt;In due ore i fan più o meno illustri del songwriter americano, raccolti in uno scenario di insuperabile bellezza e funzionalità, hanno riabbracciato un artista e un repertorio che sono cari anche a chi non c’era.&lt;br /&gt;Per rubare una frase a Boy in the bubble, forse non saranno più i “giorni dei miracoli e dello stupore”, non lo sono più per il mancato premier e per un pubblico dai buoni sentimenti (perché la passione per certa musica, in casi simili, può rivelare l’orientamento politico, o no?), ma una serata così, arrivata a placare l'afa e non solo, merita un posto duraturo nella memoria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thanks a Filippo De Orchi per le foto&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-8581644275491676990?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/8581644275491676990/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=8581644275491676990' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/8581644275491676990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/8581644275491676990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/07/paul-simon-la-sua-africa-e-molto-altro.html' title='PAUL SIMON, LA SUA AFRICA E MOLTO ALTRO.   Il concerto romano di un totem della musica pop.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SI--UaqikuI/AAAAAAAAANc/NmUu8AwxkoU/s72-c/paul+simon+roma+2008.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-2559766016921104522</id><published>2008-07-17T20:49:00.030+02:00</published><updated>2008-07-21T14:44:13.247+02:00</updated><title type='text'>ME AND BOBBY D, IO E BOB DYLAN / Un ricordo lungo trent'anni.                  E poi i Dire Straits, il Punk e la gioia di esserci, a qualsiasi costo.</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-ZVP4vnyI/AAAAAAAAAMU/fG7VP5E-_lY/s1600-h/Melody+Maker+Dylan+1978+front.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-ZVP4vnyI/AAAAAAAAAMU/fG7VP5E-_lY/s400/Melody+Maker+Dylan+1978+front.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224062683093901090" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Oggi mi regalo un ricordo che mi è molto caro. Anzi, lo spolvero. Ci pensavo un paio di giorni fa, il 15 luglio. Trent’anni, mi sono detto. Sono passati trent’anni da quando ho preso il treno per andare a vedere per la prima volta Bob Dylan. Era il 1978. Il ricordo, ancora vivissimo, mi serve per lasciare su carta una delle tante storie che un giorno, forse, raccoglierò in un libro chiamato “Sogni di rock’n’roll” (Luciano Ligabue, do you mind?). Storie vere, che viste oggi attraverso gli occhi del tempo che scorre paiono sogni.&lt;br /&gt;1978, dunque. Due amici, due grossi sacchi a spalla, un solo treno, ma per Londra, mica un posto qualsiasi. La vecchia Londra il caro Bob l’aveva lasciata nel 1966, suonandoci, e non ci era tornato più dopo quel brutto incidente in moto in sella a una Triumph Bonneville.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH_AHlVR-1I/AAAAAAAAAM0/Y1JeZmhQKpI/s1600-h/Dylan+Bonneville.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH_AHlVR-1I/AAAAAAAAAM0/Y1JeZmhQKpI/s320/Dylan+Bonneville.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224105329286052690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mancava dall’Europa da dodici anni, cinquanta lunghissime stagioni rock in cui era successo di tutto. In ordine sparso: la morte di Hendrix, Woodstock, lo scioglimento dei Beatles, Elvis che "lascia il palazzo" definitivamente ed anche, per restare dalle parti di Oxford Street, l’avvento del Punk. Per alcuni era l’estate di “Darkness On The Edge Of Town”, di "Night Moves" dell'alta temperatura Disco di “Saturday Night Fever” e di “Miss You”, che faceva ballare anche chi amava il rock. Per altri la "febbre" arrivava dai dischi dei Clash, dei Damned e dalle "truffe rock’n’roll" dei Sex Pistols. Erano quelle le punte di diamante di un movimento fatto per restare, non una moda passeggera. Appena più sotto, ma ugualmente grandi, gli Sham 69, Cherry Vanilla, Eddie And The Hotrods (che bella la loro versione di “The Kids Are Alright” degli Who) e tanti altri valorosi casinisti.&lt;br /&gt;Victoria Station, il porto di arrivo, ma soprattutto la suburbia londinese che io e il mio amico potevamo permetterci, facevano un po’ paura. Tutte quelle creste, la pelle nera dei pantaloni, i visi incazzati e l’intera l’iconografia Punk digerita attraverso i giornali e le stupide pubblicità delle case discografiche di allora (che stupide sono rimaste nel tempo, fino a morirci di stupidità) mettevano un po’ paura a due minorenni che ventiquattr’ore prima di salire su quel treno erano sul prato di Villa Ada, a Roma, ad assistere ad un concerto gratuito di Edoardo Bennato.&lt;br /&gt;I miei occhi avevano già visto l’America, nel 1974, e i miei timpani avevano già registrato il suono delle sirene della polizia che a Boston e New York non smettono mai di farti credere, soprattutto di notte, che dietro l’angolo abbiano ammazzato qualcuno. Per le strade di Londra però viveva una tensione mai provata prima. Scary, but really good. Dopo un po’ quei tipi con le lamette agganciate ai pantaloni e le spille da balia infilate nelle guance diventarono parte dell’arredamento, così giù, sereni, a dare sfogo al programma scritto per bene su un foglio di carta, durante quel viaggio interminabile su rotaia con sosta parigina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH_Bdb4tcNI/AAAAAAAAAM8/KSW9YZ5ZGAs/s1600-h/marquee_JPG.PNG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH_Bdb4tcNI/AAAAAAAAAM8/KSW9YZ5ZGAs/s320/marquee_JPG.PNG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224106804219048146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un giorno eravamo a scattare fotografie al 90 di Wardour Street, davanti al glorioso Marquee, che avevamo eletto a tappa irrinunciabile del primo pellegrinaggio rock delle nostre vite. Porte aperte, nessun controllo, era pomeriggio, l’ora giusta per intrufolarsi e sentire il soundcheck della band che avrebbe suonato la sera. Cazzo che bravi, e che tocco sulla Stratocaster quel tipetto smilzo che a giudicare dai pochi capelli deve essere al termine della carriera. Sembra di sentire Bob Dylan con Eric Clapton alla chitarra elettrica. Una premonizione, visto che a giorni ci aspetta il concerto di Dylan nel Surrey, con Clapton fresco di “Slowhand” (l’album con “Cocaine” e “Wonderful Tonight”), Graham Parker and the Rumours, Joan Armatrading e altri a fare da apripista.&lt;br /&gt;Una premonizione o una incredibile botta di culo per i due ragazzini finiti lì per caso, fate voi. Noi eravamo lì a raccogliere qualche briciola della gloria che quel locale aveva messo in scena negli anni Sessanta. Ci bastavano quelle, non avremmo osato chiedere di più. Quando rivolto al tipo smilzo, il chitarrista dagli occhi buoni e celesti, feci “come si chiama la tua band?” non colsi il nome al volo. Per avere più chiare quelle due parole dovetti strappare la copertina, vuota, del loro primo album (altro che fine carriera) dal muro dove era spillata, insieme ad altri esemplari tutti uguali di copertina destinata ad entrare nella storia del rock: ecco, Dire Straits. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-WT2WLkwI/AAAAAAAAAL8/3-9XQ4csXRE/s1600-h/Dire+Straits+Marquee+1978.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-WT2WLkwI/AAAAAAAAAL8/3-9XQ4csXRE/s400/Dire+Straits+Marquee+1978.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224059360523293442" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“Tornate stasera, vero?”, incalzò il chitarrista. “E come no!”&lt;br /&gt;La sera concerto strepitoso, di quelli da tornare a casa e convincere tutti a comprare l’album degli ennesimi sconosciuti che “guarda, sono fortissimi, li ho visti a Londra”! Chissà se Mark Knopfler avrebbe mai immaginato che quei due ragazzetti spaesati, per giunta italiani, una volta uscito l’album anche in Italia avrebbero messo in atto una specie di porta a porta per contribuire all’ascesa del suo sconosciuto gruppetto di rock blues.&lt;br /&gt;La notte del 14 luglio io e il mio amico Mauro (un imbattibile incrocio tra Riccardo Cocciante e Leo Sayer) eravamo di nuovo a Victoria Station, ubriachi di musica e di tutte le possibilità che vi girano intorno. Meno timorosi rispetto all’arrivo, anzi travolti dall’eccitazione di vedere l’uomo di “Mr.Tambourine Man” dal vivo, a pochi metri, salimmo sulla carrozza più vuota, per recuperare qualche ora di sonno in vista di un Festival che non sarebbe stato proprio una passeggiata.&lt;br /&gt;Stringevamo in mano due bei biglietti gialli, conquistati giorni prima al prezzo di sei sterline e una interminabile fila a Shaftesbury Avenue, proprio quel viale di &lt;br /&gt;cui i Dire Straits cantano in “Wild West End”. &lt;a href="http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-V32oAfiI/AAAAAAAAAL0/HULc4JplSaI/s1600-h/blackbushe_ticket.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-V32oAfiI/AAAAAAAAAL0/HULc4JplSaI/s200/blackbushe_ticket.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224058879561727522" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Eravamo ingenuamente convinti di dovercela vedere con l’affluenza di un’arena, visto che l’evento – poi diventato uno dei raduni più celebrati della storia del rock’n’roll – veniva presentato dai manifesti appesi ai muri della città come un “picnic nel parco”. Ci attendeva un aeroporto, proprio un aeroporto, e una mare di gente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-VfLPeD9I/AAAAAAAAALs/C1at7fglRDw/s1600-h/Bob-Dylan-The-Picnic-At-Bla.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-VfLPeD9I/AAAAAAAAALs/C1at7fglRDw/s320/Bob-Dylan-The-Picnic-At-Bla.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224058455599222738" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Scesi nella cittadina di Camberley in un orario improponibile, io e il mio amico decidemmo che l’unica cosa da fare era incamminarci verso il venue, come lo chiamano lì, l’area del concerto insomma. “E’ l’alba, al massimo ci buttiamo su un prato e aspettiamo il pomeriggio”. Ci avevano già pensato in alcune centinaia di migliaia a buttarsi sul prato prima di noi. In nostro favore giocò il fatto che eravamo naturalmente sprovvisti di stupefacenti, quindi lucidi abbastanza per scavalcare corpi, tende canadesi e sacchi a pelo.&lt;br /&gt;Prime file conquistate mentre tutti ancora dormivano. Culo e furbizia, ed anche quella fame di grandi eventi che ti porti dentro se arrivi da un posto che non è proprio l’Impero del Rock.&lt;br /&gt;Quando tutti furono svegli e pronti - ready to go - noi eravamo lì a pochi metri dal palco, con gli speakers che suonavano i Dire Straits e “Sultans Of Swing”. Avrei finalmente potuto fotografare Dylan anche io, con la mia macchinetta fotografica inguardabile, una Ferrania Veramatic colore lilla e giallo, con mini flash incorporato, roba che chissà se mia madre regalandomela aveva immaginato che l’avrei usata per immortalare Mark Knopfler, Bob Dylan e Eric Clapton.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-WpX8TXaI/AAAAAAAAAME/9nR_Jodr_DI/s1600-h/Dylan+Blackbush+1978.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-WpX8TXaI/AAAAAAAAAME/9nR_Jodr_DI/s320/Dylan+Blackbush+1978.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224059730318810530" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Concerto strepitoso, di quelli da tornare a casa e dire a tutti “guardate che Bob Dylan è vivo e vegeto, se l’è cavata bene dopo il salto dalla moto e il suo nuovo disco non è male, anche se quel sassofonetto in “Changing Of The Guards” scimmiotta un po’ la E Street Band”. Non sarebbe servito, l’appello, perché quella era roba da prime pagine, altro che scoperta dell’America. &lt;br /&gt;34 canzoni solo il set di Bob Dylan. Un 15 luglio da non dimenticare mai più, con Bob e Clapton insieme sul palco a chiudere la serata di uno dei giorni più faticosi della mia giovane vita da aspirante rock’n’roller, tra nuvole di hascish (buone per stendere una squadra di calcio ben allenata) e ragazze in topless che da noi manco al cinema. &lt;br /&gt;Dopo certe maratone si cammina a un metro da terra, travolti – mica è un’esagerazione – dalla sensazione di aver infilato nello zaino qualcosa da custodire gelosamente e da raccontare trent’anni dopo. Ai propri figli, a chi capita, a chi può capire.&lt;br /&gt;Oggi sono qui, proprio a trent’anni e due giorni di distanza da allora a rigirarmi tra le mani la copia ingiallita di un Melody Maker acquistato ore dopo l’evento. Beh, se c'è chi può vantarsi di avere avuto la sua foto sulla copertina di Time e Newsweek nella stessa settimana, e Madonna è finita negli anni sulla copertina di oltre mille riviste, io – nient’altro che il ragazzino che prese il treno giusto, anzi due – ho legato due sogni tra loro: vedere Bob Dylan e finire, in un modo o nell’altro (se dopo tanto sbattersi non diventi un rock’n’roller con la chitarra elettrica, almeno la celebrazione come “pubblico”, che diamine!) sulle pagine del Melody Maker, Bibbia rock che oggi non c’è più, come tante altre cose. &lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-c8CEqPKI/AAAAAAAAAMs/rcGYTGHOYrg/s1600-h/Melody+Maker+int+78+Dylan+and+Me+leggera.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-c8CEqPKI/AAAAAAAAAMs/rcGYTGHOYrg/s400/Melody+Maker+int+78+Dylan+and+Me+leggera.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224066647935564962" /&gt;&lt;/a&gt; Scorro quelle pagine ingiallite che un giorno provocarono in me un sussulto di quelli da lasciarci le coronarie e mi rivedo quasi bambino, con il naso all’insù, proteso forse verso quel mondo che allora già sognavo e che ho finito con l’attraversare in  mille modi, su mille barche e barchette diverse.&lt;br /&gt;Sono lì, proprio sotto la foto di Dylan che duella con Clapton a colpi di Fender Stratocaster, accomodato tra il pubblico delle prime file, parte integrante di una folla oceanica che quella notte, dopo “The Times They Are A-Changin’”, lasciò fuochi e cartacce, birre e coperte sudice in una tale quantità da rendere necessaria una settimana di lavoro per riportare tutto allo stato originale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mostrerò un giorno la foto, ancora ben conservata, alle mie figlie, raccontando loro che alle prime grandi passioni ed emozioni della vita, comunque e dovunque tu le provi, devi concederti con generosità e abbandono, e osservarle, proteggerle a ogni costo. Se andrà bene ti porteranno lontano, illuminandoti la strada, altrimenti ti seguiranno comunque, e rimarranno tra le cose più belle da custodire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH_CzN_lAqI/AAAAAAAAANE/mT300JHszWs/s1600-h/pass+DYLAN.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH_CzN_lAqI/AAAAAAAAANE/mT300JHszWs/s400/pass+DYLAN.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5224108277958509218" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nella mia vita privata e professionale ho messo insieme una bella striscia di ricordi, un bel po’ dei quali legati a Bob Dylan, che dopo quel 15 luglio 1978 avrò visto esibirsi almeno una ventina di volte. Tra i più cari c’è la memoria di quando a Roma, nel 1998, scortai una Fernanda Pivano già ottantunenne fino al camerino dell’imperturbabile Bob, scendendo con lei i gradoni del Palazzo della Civiltà e del Lavoro tanto lentamente da temere che lui si sarebbe stancato di aspettarci, anche se i due non si incontravano da trent’anni. O quando assistetti dal palco a un concerto di Van Morrison, che stava aprendo per Dylan in un acquitrino sotto agli alberi bolognesi. Accanto a me c’era uno strano tipo: stivali Frey, un dondolio del capo quasi inquietante, vocabolario tutto suo mentre parlava da solo sotto al cappuccio della sua felpa grigia. Mi girai verso quella figura misteriosa per scorgerne il viso: era Bob Dylan che a modo suo cercava di stare dietro al repertorio di Van The Man. E poi, ancora, il momento che sogni per una vita sentendoti un po’ fesso perché ti pare che va a capitare proprio a te, che eri al Blackbush e hai pure avuto la foto sul giornale; allora, sei nell’ascensore con Bob Dylan, poi imbocchi un corridoio, sei in una salottino con lui e dieci giornalisti perché ti occupi dei suoi rapporti con la stampa. Poi lui vuole fare un break di dieci minuti prima di ricominciare a parlare del suo disco “Love And Theft”, quindi sei nel 2001, in quel futuro che sembrava così lontano mentre guardavi a naso all’insù il cielo plumbeo del Surrey. A un certo punto Bob Dylan ti conduce nella sua stanza da letto per due minuti che sembrano interminabili, centoventi secondo soltanto, in cui tu vorresti chiedergli mille cose e invece è lui a chiederti “come diavolo funziona ‘sto videoregistratore?”.&lt;br /&gt;Niente sogni, tutta vita vera, che mescola passione e professione: è quello il vero sogno. Vita tribolata, non sempre facile - mica è tutto oro quello che luccica - ma sempre sorprendente perché se resisti e non scendi mai dal treno potrai attenderti qualsiasi cosa alla prossima fermata.&lt;br /&gt;Ma nessuna delle circostanze più recenti può battere il ricordo che è fermo a pagina 31 di un foglio da 15 pence e su quel prato dove ho lasciato molti semi sperando che diventassero fiori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-2559766016921104522?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/2559766016921104522/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=2559766016921104522' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/2559766016921104522'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/2559766016921104522'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/07/io-e-bob-dylan-un-ricordo-lungo.html' title='ME AND BOBBY D, IO E BOB DYLAN / Un ricordo lungo trent&apos;anni.                  E poi i Dire Straits, il Punk e la gioia di esserci, a qualsiasi costo.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_TbQmkNE11zc/SH-ZVP4vnyI/AAAAAAAAAMU/fG7VP5E-_lY/s72-c/Melody+Maker+Dylan+1978+front.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-2451055426462222186</id><published>2008-06-11T18:56:00.002+02:00</published><updated>2008-06-11T18:58:44.610+02:00</updated><title type='text'>I TESTI DI BRUCE SPRINGSTEEN: Talk about a dream 1973-1988</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SFAEAKAjM8I/AAAAAAAAALc/LapURLdf0Ek/s1600-h/TALK+ABOUT+A+DREAM.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SFAEAKAjM8I/AAAAAAAAALc/LapURLdf0Ek/s400/TALK+ABOUT+A+DREAM.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5210669169600836546" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;SPRINGSTEEN.  TALK ABOUT A DREAM &lt;br /&gt;Testi commentati 1973-1988  (Arcana)&lt;br /&gt;di Ermanno Labianca&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il tour di Magic in corso che sta facendo registrare numeri da capogiro come ai tempi di Born In The U.S.A. e The Rising, e che è atteso a Milano il 25 giugno prossimo, Bruce Springsteen e i suoi testi sono più vivi che mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sta per avvicinarsi l’estate in cui uno dei suoi album più epici, Darkness On The Edge Of Town (quello che fece seguito a Born To Run), festeggerà il trentennale, con tanto di celebrazioni e presumibilmente un’edizione rimasterizzata ed “expanded”. Le più belle canzoni di quel disco e buona parte del catalogo di quegli anni “giovani” costituiscono ancora l’ossatura dei live show di Springsteen con la fedelissima E Street Band.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Talk about a dream è l’occasione per il suo autore Ermanno Labianca, i cui libri sul Boss sono ormai un appuntamento fisso in libreria,  e per chi riempirà lo Stadio Meazza, di fare un percorso a ritroso e tornare ad analizzare, una per una, le canzoni che compongono la prima fase di una carriera che non ha cedimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Greeting From Asbury Park, NJ a Tunnel Of Love, ogni brano è stato riletto, passato al setaccio, tradotto, analizzato, riassaporato anche alla luce di ciò che è venuto dopo. I primi quindici anni dello Springsteen songwriter, i suoi primi otto album (ma ci sono, in questo lavoro veramente completo, anche le b-side dei 45 giri e le inedite cantate in Live/1975-85) riprendono vita tra riflessioni, ricordi, analisi di un autore che segue l’artista americano da sempre, attraverso articoli, libri, progetti laterali (anche un album tributo, For You) e una instancabile osservazione di tutti i tour.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrive l’autore&lt;br /&gt; “…quando ho accettato di sedermi, di nuovo, di fronte alle “cento” canzoni di Bruce Springsteen (macché, sono molte di più), per tradurle, spiegarle, amarle di nuovo, l’ho fatto per riappropriarmi di qualcosa che sento mio. È quel sentiero che ogni tanto amo percorrere a ritroso, come il protagonista di Long Walk Home. Che ha visto un bel pezzo di vita passare davanti ai suoi occhi, molte cose, e volti, cambiare, eppure torna davanti alle botteghe di una volta, infila dentro la testa per capire chi c’è e chi è andato via. E un processo bello e doloroso. In una parola: inevitabile. &lt;br /&gt;Ho ripassato con attenzione melodie che credevo di conoscere a memoria e testi che ritenevo, sbagliando, avessero avuto tempo a sufficienza per rivelarmi tutto. Ciò mi ha condotto alla pagina uno di un grande racconto che ho visto crescere una canzone dopo l’altra. Canzoni che naturalmente solo mie non sono.&lt;br /&gt;È stato bello scoprirle cambiate, adeguate allo scorrere del tempo, così simili – oggi più simili – al percorso di tante persone che conosco. In alcuni casi anche al mio. È stato utile confrontare ognuna di quelle storie con le tante che sono arrivate dopo”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      “…si è capito da tempo che è un errore mescolare rock’n’roll e letteratura, che una canzone non può dirsi poesia tanto enorme appare la differenza tra quelle forme di espressione. Esistono testi di canzoni che si sostengono a fatica senza la musica. Poesie che acquistano più valore se lette da voce autorevole. Le parole di certi romanzi non hanno bisogno delle immagini che spesso il cinema gli costruisce intorno. Strade, quella del cinema, della letteratura, della musica e della poesia che non devono necessariamente sovrapporsi, ma quando si incrociano provocano un’emozione irripetibile”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     “…Springsteen è un crocevia da cui passa di tutto. Vi transita la letteratura, ma anche West Side Story, l’Ed Sullivan Show, il cinema di Sergio Leone, John Ford e Terrence Malick (che ha alimentato la rabbia e la passione di Nebraska), l’amore proibito tra il killer Jerry Lee Lewis e la sua giovanissima cugina. E poi, ancora, la cultura dei Drive In e dei 45 giri, i drammi d’amore scritti e musicati da  Roy Orbison, i personaggi immortalati dalle foto di Robert Frank nel suo The Americans, le battaglie politiche di Martin Luther King, Pete Seeger e Woody Guthrie. E’ la letteratura del rock’n’roll”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In 400 pagine, Talk about a dream (18,50 euro) contiene la “rabbia giovane” di Bruce Springsteen, i personaggi, i sogni, l’amore, le strade che hanno animato le sue prime “cento” canzoni.&lt;br /&gt;Le basi dell’epica springsteeniana sono qui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-2451055426462222186?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/2451055426462222186/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=2451055426462222186' title='44 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/2451055426462222186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/2451055426462222186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/06/i-testi-di-bruce-springsteen-talk-about.html' title='I TESTI DI BRUCE SPRINGSTEEN: Talk about a dream 1973-1988'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SFAEAKAjM8I/AAAAAAAAALc/LapURLdf0Ek/s72-c/TALK+ABOUT+A+DREAM.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>44</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-2833617706451680054</id><published>2008-04-18T14:22:00.004+02:00</published><updated>2008-04-18T14:27:52.101+02:00</updated><title type='text'>Danny Federici 1950-2008</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SAiS-7oLXEI/AAAAAAAAALU/VuEfBMZYhec/s1600-h/bruce+fi+band-35.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SAiS-7oLXEI/AAAAAAAAALU/VuEfBMZYhec/s400/bruce+fi+band-35.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5190560180400249922" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Danny,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;what a shock.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;You were the Italian among the Italians of the E Street Band. Your accordion was a magic within the magic.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Never really knew you well, but that afternoon in Genova, when I met you guys backstage, while you were with Max, I came to you, straight, and asked to play Loose Ends.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kinda rare, kinda impossible, I thought. You just said ”let me give it a try when I see Bruce”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Not only the E Street Band played Loose Ends that night on stage, but you, Roy and Nils played one of the funniest moment ever for us Italian crowd: the three accordion players in the land of the three tenors.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;And Bruce’s mom and aunt danced their neapoletan roots off next to all of you guys.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rest in peace Danny.  We all miss you so much, but I can see you now dancing with your shirt open like a latin lover along the shore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;And that makes me feel better.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-2833617706451680054?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/2833617706451680054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=2833617706451680054' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/2833617706451680054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/2833617706451680054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/04/danny-federici-1950-2008.html' title='Danny Federici 1950-2008'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/SAiS-7oLXEI/AAAAAAAAALU/VuEfBMZYhec/s72-c/bruce+fi+band-35.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-921328032606196890</id><published>2008-01-02T09:39:00.001+01:00</published><updated>2008-01-02T09:39:39.069+01:00</updated><title type='text'>Fai lo scroll verso il basso, trovi la playlist di Radio Nowhere che sta suonando e si parla anche di K.ROWLAND, RAMONES, BEYONCE' e BEN HARPER.</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-921328032606196890?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/921328032606196890/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=921328032606196890' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/921328032606196890'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/921328032606196890'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/01/fai-lo-scroll-verso-il-basso-trovi-la.html' title='Fai lo scroll verso il basso, trovi la playlist di Radio Nowhere che sta suonando e si parla anche di K.ROWLAND, RAMONES, BEYONCE&apos; e BEN HARPER.'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-5484782110926414136</id><published>2008-01-02T09:33:00.001+01:00</published><updated>2008-01-02T09:41:34.058+01:00</updated><title type='text'>THE THRILLS: California Dreamin' per adolescenti</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R3tNUGhTzpI/AAAAAAAAALM/85zreOu_fVE/s1600-h/The-Thrills-Teenager-406875.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R3tNUGhTzpI/AAAAAAAAALM/85zreOu_fVE/s400/The-Thrills-Teenager-406875.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5150795606571339410" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;All’esordio volevano essere i Buffalo Springfield o gli Eagles di Dublino. In This Year, il secondo pezzo del loro terzo album, i Thrills sembrano i Cure di In Between Days. Giusto cosi, perchè non basta avere il cuore a Los Angeles e scrivere canzoni con titoli esplicativi della loro passione (Big Sur, Your Love Is Like Las Vegas, Hollywood Kids, Santa Cruz) per essere subito Stills e Young o Henley e Frey (nessuno nato nel Golden State pero è come se lo fossero). Ma Conor Deasy e compagni ci piacciono sempre, perchè sono freschissimi, hanno suoni giusti, belle copertine e un entusiasmo contagioso. Se il mercato avrà pazienza e i boys sapranno attendere che Long Forgotten Song si trasformi a mezzanotte nella loro Take It Easy ne vedremo delle belle. California dreamin’ per adolescenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ermanno Labianca, da Rolling Stone #51, gennaio 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-5484782110926414136?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/5484782110926414136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=5484782110926414136' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5484782110926414136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5484782110926414136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2008/01/thrills-california-dreamin-per.html' title='THE THRILLS: California Dreamin&apos; per adolescenti'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R3tNUGhTzpI/AAAAAAAAALM/85zreOu_fVE/s72-c/The-Thrills-Teenager-406875.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-3908063435910555385</id><published>2007-12-25T01:22:00.000+01:00</published><updated>2008-01-02T09:42:16.853+01:00</updated><title type='text'>HE'S MAKING A LIST, HE'S CHECKIN' IT TWICE...</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R3BN4GhTznI/AAAAAAAAAK8/S00I6HpFK_0/s1600-h/Bruce+Santa+07.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R3BN4GhTznI/AAAAAAAAAK8/S00I6HpFK_0/s400/Bruce+Santa+07.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5147700000302812786" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Santa Claus is coming to town!!!!!!&lt;br /&gt;Best Wishes to everybody!!!!!!!!!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-3908063435910555385?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/3908063435910555385/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=3908063435910555385' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3908063435910555385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3908063435910555385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2007/12/hes-making-list-hes-checkin-it-twice.html' title='HE&apos;S MAKING A LIST, HE&apos;S CHECKIN&apos; IT TWICE...'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R3BN4GhTznI/AAAAAAAAAK8/S00I6HpFK_0/s72-c/Bruce+Santa+07.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-3385824130841347551</id><published>2007-12-23T04:46:00.000+01:00</published><updated>2007-12-24T18:06:10.451+01:00</updated><title type='text'>DUE AMERICANI A PARIGI - il tour di Bruce Springsteen a Bercy, 17 dicembre 2007</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R23b8WhTzkI/AAAAAAAAAKk/JuHvrVwYG_M/s1600-h/elliott+%26+bruce+July20-1976.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R23b8WhTzkI/AAAAAAAAAKk/JuHvrVwYG_M/s400/elliott+%26+bruce+July20-1976.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5147011779038268994" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Years ago, when the '80s were about to fade and Bruce Springsteen had put his recording career and the beloved E Street Band on hiatus, yours truly and Elliott Murphy sat on a evening train heading north, with Rome a couple of hours behind us. I had asked him to produce some young rockers from Modena, just a few miles from where Luciano Pavarotti used to live. "They sound like Tom Waits, and Bruce. I dig that. I gotta give it a try," he had written back weeks earlier.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trying to stay awake to avoid missing our stop, we came once again to our favorite subject: Bruce Springsteen. "He's so good, since the days when we were young kids, sharing the same dreams," he said, sipping a strong Italian espresso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"What do you think makes him so good?" I asked.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"He's so good at being himself. That's a quality that makes you last forever," he replied, before adding, "but the hardest part of this business it's not just being good, it's about being good and being able to last".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quality, integrity, the ability to endure. I think I always admired Bruce Springsteen for the same reasons Elliott Murphy does. And when something you believed in for more than half of your life starts becoming unsteady, and you find yourself a man who "doubts what he's sure of," it's like losing your way home. Not that Bruce Springsteen suddenly lost what made him better than anybody else in the rock 'n' roll business, but recently, for some reason, I felt that some of that magic was gone. Maybe you shouldn't see your favorite artist performing more than 150 times. Maybe you should live every show like it's going to be your last. But how can you convince yourself that he's not touring so extensively -- and ending tours in football stadiums -- just for the money? How can you get rid of that prejudice?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R23iRGhTzmI/AAAAAAAAAK0/SsIs_M80Lks/s1600-h/Assago+07+a.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R23iRGhTzmI/AAAAAAAAAK0/SsIs_M80Lks/s320/Assago+07+a.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5147018732590321250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Just go to one of his shows. It's as simple as that. His eyes don't lie. He's enjoying every second he's on stage so much, he still makes you want to tell everybody else what they've been missing if they've never experienced an E Street Band show.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Paris, I was thinking all of this, and enjoying immensely the best "Jungleland" I've heard in years (Clarence, you've gotta be kidding, you were pre-recorded for this one, right?) when Elliott Murphy hit that stage and joined his old pal for "Dancing in the Dark." All of a sudden, those words of Elliott's resonated in my ears: "it's about being good and be able to last".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R23hiWhTzlI/AAAAAAAAAKs/QRvpW-0PefA/s1600-h/elliott+%26+bruce+dancing1big.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R23hiWhTzlI/AAAAAAAAAKs/QRvpW-0PefA/s400/elliott+%26+bruce+dancing1big.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5147017929431436882" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;The Omnisports Palace in Bercy got one of those nights when you'd like to go home, take a little nap, and start again in search of that beauty and that endurance. It's not about the set list (yes, yes, it was basically the same as a few previous shows) -- I mean it's not about what he plays: it's how he plays it. Bruce Springsteen was so focused, so strong and happy, he blew the roof off. Great help came from a very tight E Street Band that's getting better and better through this second leg.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;It was obviously good to hear "Long Walk Home" with both Nils Lofgren and Steve Van Zandt adding their vocal skills, and it was so refreshing to find "The River" and its melody so intact. A powerful rendition of "Night" proved once again why Born To Run is such a classic album. But it's the approach that should scare any other performer in the universe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Except Elliott Murphy, who seems to have learned a lot about standing the test of time.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Ermanno Labianca, tratto da www.brucespringsteen.net&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-3385824130841347551?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/3385824130841347551/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=3385824130841347551' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3385824130841347551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3385824130841347551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2007/12/due-americani-parigi-il-tour-di-bruce.html' title='DUE AMERICANI A PARIGI - il tour di Bruce Springsteen a Bercy, 17 dicembre 2007'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R23b8WhTzkI/AAAAAAAAAKk/JuHvrVwYG_M/s72-c/elliott+%26+bruce+July20-1976.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-5538563440113157859</id><published>2007-12-14T04:42:00.000+01:00</published><updated>2007-12-14T05:10:57.590+01:00</updated><title type='text'>CANZONE PER TE - Appunti di musica leggera: 1957-2007 - Ermanno Labianca con Sergio Bardotti (prefazione di Fiorella Mannoia)</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R2IA-iUq0HI/AAAAAAAAAKU/hzg2CQCI7zY/s1600-h/Canzone+per+te+-+copertina+libro.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R2IA-iUq0HI/AAAAAAAAAKU/hzg2CQCI7zY/s400/Canzone+per+te+-+copertina+libro.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5143674798775914610" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Irene Grandi dice che “canta le canzoni antiche” perché di belle come quelle di Bruno Martino e Mina in giro non ce ne sono. Fiorella Mannoia nella sua nuova raccolta di successi ha voluto reinterpretare Sergio Endrigo (“Io che amo solo te “) e Francesco Guccini (“Dio è morto”). Vasco Rossi ha riportato in classifica “La compagnia” di Lucio Battisti, del quale ora spuntano due inediti. Le canzoni degli anni Sessanta e qualche scampolo dei Settanta sono serviti mesi fa a Claudio Baglioni per mettere in cantiere un intero disco. Giovani e meno giovani di casa nostra si aggrappano ancora a quelle suggestioni, e non è un caso se nel recente album omaggio a Sergio Endrigo le canzoni del grande autore istriano siano finite nelle corde di Simone Cristicchi e Morgan, due tra i migliori talenti “freschi” della nostra canzone d’autore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R2H9ZCUq0FI/AAAAAAAAAKE/oZVdkHwiIvA/s1600-h/Sergio+al+piano.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R2H9ZCUq0FI/AAAAAAAAAKE/oZVdkHwiIvA/s320/Sergio+al+piano.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5143670855995936850" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;C’è un altro Sergio, che di cognome faceva Bardotti, che diventa destinatario di un omaggio di commovente bellezza. Glielo offre Ermanno Labianca, con un bellissimo libro-intervista che nel tracciare 50 anni di vita professionale del paroliere di Pavia, scomparso l’aprile scorso, finisce col sorvolare mezzo secolo di canzoni italiane. Canzoni che oggi vengono spesso fatte a brandelli dalla tv, sezionate, editate, trattate come stacchetti o eterni, immobili, revival. Quelle canzoni – molte delle quali firmate proprio da Bardotti: “Occhi di ragazza”, “Piazza grande”, “Canzone per te”, “La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria”, “ Ed io tra di voi”, “La casa”, “Se perdo te” – hanno una storia. Ma anche i loro interpreti hanno una storia. Quell’epoca – tutta -  è una bella storia da preservare e portare con noi in questi giorni difficili per chi vive di dischi. Labianca e Bardotti condividevano l’attività di autori televisivi ma soprattutto un amore per la musica e per il dettaglio che questo prezioso libro lascia esplodere in otto capitoli che esplorano il rapporto forte tra Italia e Brasile (Ornella Vanoni, Vinicius De Moraes, Chico Buarque De Hollanda), ed anche gli anni in cui Luigi Tenco frequentava il Piper, e quelli in cui a Lucio Battisti nemmeno 29 settembre, fresca di registrazione, strappava un sorriso pieno. E ancora, tra queste pagine, meravigliosi indizi sull’ascesa di Lucio Dalla e su quella notte in cui Fabrizio De Andrè e i New Trolls bevvero da non reggersi in piedi. Tutte storie dei miti della nostra musica che “Canzone per te” (il titolo arriva dal brano con cui Endrigo e Roberto Carlos, con Bardotti, vinsero il Festival di Sanremo 1968) mette sotto chiave ad uso delle prossime generazioni.&lt;br /&gt;Di Fiorella Mannoia la preziosa e commossa prefazione di questo libro che è una generosissima cesta piena di aneddoti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dal Radiocorriere TV n.50 del 12 dicembre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;----------------------------------------------------------------------------------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prefazione di Fiorella Mannoia a "Canzone per te", di Ermanno Labianca con Sergio Bardotti &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Faccio fatica a ricordare quella canzone di oltre trent’anni fa di cui Sergio Bardotti scrisse il testo. Io stavo cercando una mia strada nella musica leggera italiana, lui era già quello di “Piazza Grande” e “Canzone per te”. Il 45 giri, “Piccolo”, non portò gloria a me, e nulla aggiunse a lui. Ma si inizia per arrivare da qualche parte: io non rinnego nulla e credo neanche lui. Il mio percorso è fatto di canzoni sparse, scelte con cura, quella cura che ripongono in esse gli autori. Ho sempre cercato di farle mie solo quando le sentivo mie. Mi sono sentita un po’ autrice, senza esserlo quasi mai. Per questo, dicono, ho un rapporto speciale con chi le canzoni le scrive.&lt;br /&gt;Anche se non è mai più capitato che Sergio prendesse un foglio per riempirlo delle parole che io avrei cantato, la sua e la mia strada non sono poi state così divergenti in tutti questi anni. Non è stato il mondo della televisione, che lui ha frequentato molto e io molto poco, a favorire la convergenza ma il Brasile. Lui ha portato tanto Brasile in Italia quando io il Brasile lo sognavo e basta. Poi ho iniziato a maneggiare il rosario delle canzoni più belle che quella terra ci ha dato e non mi sono fermata più. Prima Chico Buarque, che per Sergio Bardotti è stato un fratello minore, poi Caetano Veloso e altri mi hanno accompagnata in una ricerca appassionata che mi ha condotto fino alla realizzazione di un intero album rivolto a quella terra magica, a quel popolo che sopporta con orgoglio differenze brutali che spezzano il cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R2H-7iUq0GI/AAAAAAAAAKM/fkwjmOcoBNI/s1600-h/fiorellamannoia+per+blog+ermi.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R2H-7iUq0GI/AAAAAAAAAKM/fkwjmOcoBNI/s320/fiorellamannoia+per+blog+ermi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5143672548213051490" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ora penso a te, Sergio, e riascolto quei dischi che hai prodotto per fare comprendere anche a noi cosa avevi scoperto laggiù, tanto tempo fa. Convinta che la morte ti abbia trattato con un sorriso, come tu hai sempre trattato la vita, rileggo, e canto, un testo di Vinicius De Moraes da te tradotto. Dice “è un telegramma, viene senza avviso e ti cattura, ma tu passa per la morte senza paura”.&lt;br /&gt;E’ andata così, ne sono certa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-5538563440113157859?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/5538563440113157859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=5538563440113157859' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5538563440113157859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5538563440113157859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2007/12/canzone-per-te-appunti-di-musica.html' title='CANZONE PER TE - Appunti di musica leggera: 1957-2007 - Ermanno Labianca con Sergio Bardotti (prefazione di Fiorella Mannoia)'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R2IA-iUq0HI/AAAAAAAAAKU/hzg2CQCI7zY/s72-c/Canzone+per+te+-+copertina+libro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-1576800379589348569</id><published>2007-11-29T00:40:00.000+01:00</published><updated>2007-11-29T00:49:09.261+01:00</updated><title type='text'>TAKE A HOLIDAY IN SPAIN - Bruce Springsteen a Madrid/Bilbao, 26 e 27 novembre 2007</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R0393-1aOTI/AAAAAAAAAJ0/QqIlKjdF2Mc/s1600-h/bilbao.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R0393-1aOTI/AAAAAAAAAJ0/QqIlKjdF2Mc/s400/bilbao.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5138041888101251378" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In early September 1982, more than 25 years ago, I was walking the streets of Madrid listening to a cassette tape that had some very good music and more than a little hiss. It was a pre-release of Nebraska that a friend gave me on that holiday in Spain. When the album came out, some weeks later, surprisingly some of the hiss was still there on the vinyl, but I didn't care. It was part of the deal. Those songs sounded so rough and brilliant - and they still do.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Back then, I had the feeling my favorite artist was speaking to me and a few others. Could I imagine that, after those folky songs that followed The River, Bruce Springsteen was going to become everybody's artist? No. Born in the U.S.A. proved that I lacked some imagination. And I still do, when it comes to predicting what Springsteen's next move is going to be.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Now that he is everybody's artist, I don't give a damn that he is still a hard ticket. I travelled back to Spain to see the first two nights of this European leg, and I found what I was hoping for when sitting in La Plaza del Sol a quarter of a century ago, with my headphones blasting "Reason to Believe." I had dreamed of how that spare, bluesy rock'n'roll would sound if played with the magnificent E Street Band. As we all left the El Palacio De Deportes after the opening night of this 2007 European tour, my ears still resonated from what - once again - I was not so brave to predict. The new, roaring version of "Reason to Believe" at least doubled the pleasure I had when San Diego rockers Beat Farmers covered the tune in 1985. This E Street Band treatment shows how powerful Bruce and his mates can be when they challenge themselves to jump the fence and leave some of their cliches behind. That's when they turn from great to extraordinary.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;What I now hope is that the challenge continues through what is shaping up to be a long tour, as it returns to the U.S. and comes back here for the summertime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In 1984-85, Springsteen had a strong album to tour behind, but he still expanded his already brilliant catalogue to extremes that made you think he never stopped writing, thinking, considering or reconsidering his work. Newly written songs like "Sugarland" and "Man at the Top" came. "Shut Out the Light" was not forgotten, as many B-sides tend to be. "Atlantic City," in its live incarnation, became so wild and powerful, I imagined Bruce listening to a lot of U2 and Big Country before hitting the road. To many of us, all of that made Springsteen an artist you wanted to go see perform night after night after night.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Now, in 2007, nine songs out of 12 from Magic are in the set, yet I don't have a feeling they strongly mark the tour. How can that be possible? Are they weak songs? Not at all. "Radio Nowhere" is a powerful opener, and "Long Walk Home" (which shines even more with Steven's vocals) is a magnificent example of how Bruce is probably the only artist of his generation still capable of matching today his finest writing of yesterday. "Girls in Their Summer Clothes" is the perfect pop song you'd might not expect at this point in Bruce's career, but there it is: brilliant, lovable, simply beautiful. So what's the problem?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I thought about it, and the answer (at least to me) lies in what surrounds those new ones in the set. So many of the other songs -- other than "Reason to Believe," of course -- make me feel it's 1999 or 2002 again. "Tunnel of Love," which in Madrid sounded so good and was linked thematically to "I'll Work For Your Love," is a good example of how an old and (recently) rarely played song can pop up and benefit the show much better than others.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bilbao was a hell of a show. But I also can't help feeling that this tour has an incredible potential hidden somewhere. A smarter rotation of the songs, some sacrifice (ironically, I think dropping a couple of Magic songs might benefit the rest, allowing people to better focus on the new tracks), a couple of covers (think back to 1988 - how great were Tunnel of Love songs in the context of the live show, surrounded by great cover choices?) and a new, more adventurous approach to old classics would make our minds blow.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Or, as the Counting Crows sing in "Holiday in Spain" (a song I think would not exist without Bruce Springsteen), should I "flush my worries down the drain"?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dal sito Sony/Columbia www.brucespringsteen.net&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-1576800379589348569?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/1576800379589348569/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=1576800379589348569' title='66 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/1576800379589348569'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/1576800379589348569'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2007/11/take-holiday-in-spain-bruce-springsteen.html' title='TAKE A HOLIDAY IN SPAIN - Bruce Springsteen a Madrid/Bilbao, 26 e 27 novembre 2007'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/R0393-1aOTI/AAAAAAAAAJ0/QqIlKjdF2Mc/s72-c/bilbao.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>66</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-5046479751536793133</id><published>2007-11-05T23:03:00.000+01:00</published><updated>2007-11-06T09:36:43.522+01:00</updated><title type='text'>EAGLES - LONG ROAD OUT OF EDEN: ancora tra Inferno e Paradiso, ventotto anni dopo</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ry-Z9avMm8I/AAAAAAAAAJM/HIVsUMGy91w/s1600-h/EaglesLongRoadOutOfEden.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ry-Z9avMm8I/AAAAAAAAAJM/HIVsUMGy91w/s400/EaglesLongRoadOutOfEden.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5129487781026634690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“This could be heaven or this could be hell”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ve la ricordate Hotel California, la Stairway To Heaven americana, quella con uno tra i migliori assolo di chitarra che il rock abbia mai offerto?&lt;br /&gt;Se ve la ricordate – ma di dubbi ne ho proprio pochi: chi non conosce Hotel California? – conoscete la tensione e l'incertezza che si respiravano tra le mura di una tra le più fantasticate dimore cantate dal country-rock, e non solo. Ci avevano provato i Flying Burrito Brothers di Gram Parsons col loro Gilded Palace Of Sin a evocare quel clima torrido, da girone dantesco, che doveva aleggiare tra i santi e i peccatori di quella California tutta chitarre acustiche e armonie vocali. Però gli Eagles sono gli Eagles, croce e delizia di quella terra di musicanti, indiscutibilmente i più grandi. Sono loro – nessuno dei componenti nato da quelle parti, ma cosa conta la carta d’identità? - ad aver raccolto l’eredità dei Byrds e di Flying Burrito Brothers, che della band di Roger McGuinn erano stati una costola. E allora si prende la lente d’ingrandimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le enormi qualità di ogni prodotto finora marchiato con quel nome a sei lettere, il fatto che la band sia il terzo anello di quella dorata catena di canzoni e sentimenti “made in L.A.” (con Bernie Leadon, transitato dai Flying Burrito alle Aquile, a portare il testimone nel 1971 come Chris Hillman aveva fatto, tra Byrds e Burritos, qualche anno prima), ma anche le interessanti carriere soliste seguite al dopo The Long Run: tutto ha lasciato che i riflettori fossero puntati sulla vicenda così a lungo. Perchè da 28 anni, proprio da quel disco del 1979 a cui aveva fatto seguito solo un live di addio, si attendeva un nuovo album di quella che ora più che mai è la band di Don Henley e Glenn Frey, che hanno fatto nel frattempo fuori anche Don Felder (con loro dal 1976 e poi rientrato per la reunion anni Novanta) e al loro fianco tengono un posto ai soli Timothy B.Schmit e Joe Walsh, che si spartiscono le briciole (vabbè, chiamiamole briciole!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio da questa autoritaria divisione della posta nascono un po’ dei problemi che gli Eagles mostrano nel loro ritorno. E’ la doppia monarchia attuata dei due autori più dotati del gruppo a fare il bello e il cattivo tempo in Long Road Out Of Eden, un disco che è azzardato definire brutto o deludente, ma che solo con una certa difficoltà si può definire pienamente convincente.&lt;br /&gt;Il faticoso atterraggio è un disco da tre stelle che con qualche attenzione e più di una limitazione avrebbe potuto portarsi a casa una pagella più onorevole e adeguata a tanto pedigree.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ry-YG6vMm6I/AAAAAAAAAI8/8PGbpRkyCiQ/s1600-h/PF_2479160~The-Eagles-Rolling-Stone-no-306-November-1979-Posters.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ry-YG6vMm6I/AAAAAAAAAI8/8PGbpRkyCiQ/s320/PF_2479160~The-Eagles-Rolling-Stone-no-306-November-1979-Posters.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5129485745212136354" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questo pensiero anima la sintetica  recensione a mia firma che apparirà sul numero di dicembre di Rolling Stone, testata che, nella sua edizione originale, salutò gli Eagles del 1979 con una copertina che per un po’ sarebbe stata l’ultimo grande urlo mediatico del gruppo. Perché a The Long Run seguì un tour, poi tanto silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da allora ad oggi sono piovute sul mercato molte raccolte che hanno continuato a vendere moltissimo (Their Greatest Hits 1971-1975, prima della serie, resta con 29 milioni di copie l’album più venduto di tutti i tempi), un buon numero di album per carriere soliste a luce alterna e pochissimi inediti a punteggiare i reunion tour che mai facevano seguito ad un nuovo disco in studio.&lt;br /&gt;Detto e confermato: pochissimi. Quattro in Hell Freezes Over, il live (e speciale televisivo sul canale VH-1) con cui la band si ripresentò nel 1994. Poi Hole In The Wall nove anni dopo. Poi ancora, nel 2005, No More Cloudy Days, che vivacizzava il repertorio, già sentito, del dvd Farewell I: Live From Melbourne. Se proprio vogliamo guardare il pelo, l’edizione dello stesso dvd venduta dalla catena Wallmart durante il Thanksgiving 2006 garantiva agli acquirenti altre due canzoni (Fast Company e Do Something replicate nel doppio appena uscito). Tutto compreso fanno otto canzoni nuove in ventotto anni, in media una ogni tre anni e mezzo. Numeri in grado di sfinire anche i fan meglio disposti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ry-atqvMm9I/AAAAAAAAAJU/_ANCG8eC5S4/s1600-h/Eagles+colore.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ry-atqvMm9I/AAAAAAAAAJU/_ANCG8eC5S4/s400/Eagles+colore.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5129488609955322834" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ora ci siamo. Long Road Out Of Eden è nelle mani di tutti, esposto al piacere di chi vuole far finta che siano tutte luci sulla collina di Hollywood ed anche alle invettive di chi “ma insomma, è proprio il meglio che avevate?” e “proprio necessari tanti pezzi?”.&lt;br /&gt;Il sottoscritto, pur trovando motivi di soddisfazione tra queste venti tracce (la ventunesima, Hole In The Wall, è nell’edizione giapponese), si colloca nella seconda categoria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti i perchè. Vediamone alcuni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Don Henley e Glenn Frey, coppia d’oro, sorta di Lennon e McCartney della west coast, gente con all’attivo titoli meravigliosi (bastano The Best Of My Love, One Of These Nights, Wasted Time, The Long Run e Tequila Sunrise, o ne volete altri?), compongono insieme solo quattro pezzi. Più due nei quali dividono il credito ora con il bassista Timothy B. Schmit, ora con il chitarrista aggiunto Steuart Smith (visto anche nei concerti italiani del 2001 e 2006, è quello che ha preso il posto di Don Felder).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Come giustificare la contemporanea presenza di How Long, un pezzo del 1972 scritto e allora inciso da John David Souther, e Fast Company? Il primo riecheggia più Already Gone che Take It Easy ma sono dettagli: la pasta è Eagles ai primi passi, quel country-rock che ha fatto decollare la band, allora organico a quattro con Bernie Leadon che ricamava anche di banjo e mandolino. La seconda ha quel livido passo da Eagles epoca The Long Run, disco in cui uno scivolone come The Disco Strangler veniva coperto da ben altre meraviglie e da una compattezza d’album che qui manca del tutto. I due pezzi, forse il migliore ed il peggiore tra i venti proposti, sembrano i punti più distanti della produzione della band: gli antipodi che non dovrebbero guardarsi nemmeno da lontano e che invece sistemati qui sembrano le cifre stilistiche più distanti tra le molte offerte negli anni dalla formazione californiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Walsh e Schmit hanno talento ma restano dei comprimari. In The Long Run portavano sulle spalle rispettivamente In The City (gigantesca, anche in una scena de I guerrieri della note) e I Can’t Tell You Why, falsetto alla Bee Gees più che Poco ma decisamente classica bella categoria “ballads” e in più impreziosita da un assolo di chitarra non epico come quello di Hotel California ma ugualmente lodevolissimo. I due sarebbero capaci di altro, perché con  James Gang e Poco qualche bella medaglia se la sono appiccicata sulle giacchette, ma la sensazione è che l’ombra dei due padroni del negozio non gli faccia bene. Quando Walsh gigioneggia in Last Good Time In Town sembra di ascoltare certo rock pastrocchiato di spezie caraibiche e cucinato col suo amico Joe Vitale. Non solo, il brano è a tratti una strana brutta copia di Do It Again degli Steely Dan.&lt;br /&gt;Quando poi Schmit spreme la tonsilla per What Do I Do With My Heart, più che al county rock al cui il giovanotto ha regalato piccoli capolavori come What Ever Happened To Your Smile, Magnolia e Keep On Tryin’ viene da pensare agli irritanti Chicago di Hard To Say I’m Sorry. &lt;br /&gt;Non è finita: la piccola bottega degli orrori ha lo scaffale mezzo pieno.&lt;br /&gt;Detto di Fast Company, basta girarsi in direzione della canzone che dà il titolo all’album per arricciare ancora il naso. Di solito le title-track portano la bandiera: qui sono invece oltre dieci minuti che è come stare seduti in un teatro a vedere Notre Dame De Paris. Pretenziosa, con un intro che non sai se hai davanti una nave che salpa o un mercato mediorientale, The Long Road non finisce mai. Anzi, raccoglie, in questo generosa,  vizi e virtù di Henley. Il suo songwriting elegante, quel denunciare minaccioso, parole di guerra in Iraq sputate da un militare che gira tra la sabbia facendosi giuste domande (qualcuna ricorda Devils &amp; Dust di Springsteen) potevano farne un capolavoro, ma qui c’è troppo. Quando hai voglia che sia finita, la canzone riparte. C’è aria di concept album quando, subito dopo, spunta la melodia di I Dream There Was No War, un po’ Dan Fogelberg un po’ lo spot del Mulino Bianco, ma lo strumentale di Frey ha di buono che sta dentro ai due minuti e non ti pare vero che liberi Somebody, un rockenrollino pensato con Jack Tempchin (quello di Peaceful Easy Feelin’) per farci riprendere aria. Niente di trascendentale, fa però l'effetto di una limonata in un campo di guerra, e in fondo si gode, anche grazie alla slide di Walsh.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saremmo infidi se indugiassimo sul mezzo disco che non va (che poi, visto che parliamo di un doppio, il disco che non va è in realtà un disco tutto intero, diciamo una decina di pezzi da rimandare a settembre). Allora, calcolatrice alla mano, i dieci brani su cui ritornare quando ci mancherà un nuovo album degli Eagles raccolgono due stelle. Quattro potremmo darne alle altre dieci composizioni, quelle che ci avrebbero regalato un degno e ispirato seguito a The Long Run. La media fa tre. Ecco, il problema: tre stelle agli Eagles che tornano in forza dopo quasi trent’anni sono un dolore al cuore, un dolore che non passa nemmeno dopo che hai fatto la tua bella compilation salvando il salvabile e arricchendo il tutto con Hole In The Wall e magari Part Of You, Part Of Me, che nel 1991, per Thelma &amp; Louise, Frey compose pensando di essere ancora accoccolato nel lettone buono di Albergo California. Infidi, dicevamo. E allora ecco una giusta pioggia di complimenti, per finire in bellezza e andarcene con la coscienza a posto, “chè a questi ragazzi in fondo ci vogliamo bene”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ry-Y5qvMm7I/AAAAAAAAAJE/asvWOa7Zpdo/s1600-h/eagles_01.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ry-Y5qvMm7I/AAAAAAAAAJE/asvWOa7Zpdo/s400/eagles_01.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5129486617090497458" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le stelline che più brillano sono quelle che rischiarano il cielo un po’ cupo che sovrasta il deserto di copertina. Tra quelle sagome che dall’interno ci guardano -  nient’altro che Henley, Frey, Walsh e Schmit impernacchiati di nero e un po’ invecchiati – è rimasto del talento, eccome se è rimasto. Lo scopriamo felici quando apriamo le porte delle stanze meglio arredate di un appartamento inutilmente ampio, dove fatichi un po’ a trovare l’angolo preferito nel quale leggere un libro e aspettare che venga notte.&lt;br /&gt;Ma quando il sopralluogo è ultimato, sono una decina – e bastano – gli ambienti in cui muoversi a completo agio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vai con i titoli, con dieci perché e un solo dubbio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- HOW LONG (perché se non l’avete già sentita sul primo album di J.D.Souther nel 1972 è ora che vi svegliate)&lt;br /&gt;- BUSY BEING FABULOUS (perché quando friggono quei dolcetti di lieve rhythm’n’blues sti mascalzoni sono sempre i più bravi, e questo – cantato da Henley - va giù come One Of These Nights e certo pop soul saltato in padella da Frey)&lt;br /&gt;- NO MORE CLOUDY DAYS (perché anche se le spazzole che accarezzano i piatti e il sax di Greg Smith sono rubacchiati da Secret Garden di Springsteen qui c’è da mettere il culo su quel deserto e non rialzarsi più, anche perché si prevede una giornata di sole)&lt;br /&gt;- DO SOMETHING (perché il capellone Schmit si riscatta e canta che è un piacere una canzoncina da mettere a loop, con quella chitarra acustica, quella pedal steel e quel falsetto)&lt;br /&gt;- SOMEBODY (perché questa canzone sembrerà banalotta e già sentita, e suona come uno scarto di Frey/Tempchin da Miami Vice, ma mettetela tra le altre e... cavoli se cammina!)&lt;br /&gt;- FRAIL GRASP ON THE BIG PICTURE (perchè una zampata rock-blues a questo disco fa bene, e poi perchè nessuno lo dice ma quando c’è da graffiare il governo americano gli Eagles sono sempre in prima linea con testi di grande qualità)&lt;br /&gt;- YOU ARE NOT ALONE (perché ogni volta che una canzone canta “manda un arrivederci al dolore e al dispiacere” ci sentiamo meno soli, e se è Frey a confezionarla con tre accordi e tre strumenti ti spunta il sorriso - questa l’avrebbe potuta scrivere Bob Seger)&lt;br /&gt;- GUILTY OF THE CRIME (perché senza un pezzo cantato da quel matto di Joe Walsh questo non sarebbe un disco degli Eagles)&lt;br /&gt;- I DREAM THERE WAS NO WAR (perché con quel titolo sa di cose scritte tanto tempo fa e l’unica cosa che non va è che purtroppo è così attuale)&lt;br /&gt;- I LOVE TO WATCH A WOMAN DANCE (perché è un bel modo per scoprire un autore bravissimo, Larry John McNally, che aveva già dato Nobody’s Girl per Bonnie Raitt e, più recentemente, For My Wedding a Don Henley)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ry-V2avMm4I/AAAAAAAAAIs/B9gApz5vA1Q/s1600-h/eagles_L.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ry-V2avMm4I/AAAAAAAAAIs/B9gApz5vA1Q/s200/eagles_L.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5129483262721039234" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dubbio:&lt;br /&gt;Tra queste dieci canzoni avrei trovato un posto anche a It's Your World Now se solo Glenn Frey non avesse abbellito troppo la sua Tequila Sunrise anni Duemila. Il passo tex-mex è lo stesso con cui ha affrontato, fuori da casa Eagles, alcune pagine belle dei suoi dischi solisti. Il chitarrone da East L.A. suona felice, la fisarmonica asseconda una melodia che sa di Roy Orbison (Running Scared), ma trombe degne di un gruppazzo mariachi rovinano la festa involgarendo un pezzo che chiedeva un accompagnamento più sobrio. E alla fine, altro che Big O, qui sembra di sentire O Sole Mio. Scegliete voi, dopo averla ascoltata, se usarla per chiudere l’album che anche voi avrete ricompilato o rispedirla tassata al mittente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giuro che se questi mi fanno aspettare altri ventotto anni per un nuovo album e mi costringono ad altre acrobazie per spremere venti canzoni e farne un dischetto singolo con cui campare tranquillo gli tolgo la bussola, le chitarre e le carte di credito.&lt;br /&gt;Poi voglio vedere nel deserto che fanno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ps) Glenn, Don, Tim, Joe: the best of my love.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-5046479751536793133?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/5046479751536793133/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=5046479751536793133' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5046479751536793133'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5046479751536793133'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2007/11/eagles-long-road-out-of-eden-ancora-tra.html' title='EAGLES - LONG ROAD OUT OF EDEN: ancora tra Inferno e Paradiso, ventotto anni dopo'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ry-Z9avMm8I/AAAAAAAAAJM/HIVsUMGy91w/s72-c/EaglesLongRoadOutOfEden.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-5091876998327177834</id><published>2007-11-03T05:12:00.000+01:00</published><updated>2007-11-03T05:41:36.783+01:00</updated><title type='text'>KEVIN ROWLAND E I CORRIDORI DI MEZZANOTTE: meraviglie che ritornano</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ryv4kKvMmzI/AAAAAAAAAIE/C1mxtcD5T9M/s1600-h/dexysCD.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ryv4kKvMmzI/AAAAAAAAAIE/C1mxtcD5T9M/s320/dexysCD.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128465900932733746" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per la serie “meraviglie tirate a lucido e ingrassate a dovere”, salutiamo Too-Rye-Ay (1982), il più bel disco di Kevin Rowland e dei suoi boys - lui e loro noti come  Dexys Midnight Runners - rimasterizzato (ma era già accaduto una decina di anni fa, con 8 bonus tracks) e oggi in versione “estesa”. Ma facciamo ordine, ad uso dei reduci da questa bellissima avventura iniziata nei primi Ottanta, quando questa combriccola messa su a Birmingham da un irlandese (l’eccentrico Kevin) arrivò a conquistare l’America con un impasto di soul, beat inglese e musica celtica che per gli ingredienti farebbe pensare a Van Morrison, ma che la voce alta e bizzarra del capetto portava altrove, in un luogo poco definibile. Certo, dal cowboy di Belfast un pezzo l’avevano preso in prestito (è qui: Jackie Wilson Said) ma molti trucchetti e pazzie erano farina del loro sacco. Celtic soul brothers li chiamarono dall’altra parte dell’Oceano, e facevano bene. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ryv7vKvMm0I/AAAAAAAAAIM/x48HR-hOW54/s1600-h/dexys2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ryv7vKvMm0I/AAAAAAAAAIM/x48HR-hOW54/s400/dexys2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128469388446178114" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Arrivarono alti in classifica con Come On Eileen, da questo loro secondo album, poi evaporarono lentamente, andando ad ingrossare le fila di quella squadra di cui nessuno chiede una maglia, gli “one hit wonders”, quelli da “un successo e via”. Too-Rye-Ay ha tutto per essere raccomandato a chi di Kevin Rowlands non ha mai sentito nulla: è caldo, frizzante, ballabile, figlio degli spavaldi anni Ottanta ma radicato nei più timidi anni venuti prima. A ripensarci oggi, le orme di questi tipetti che amavano tante musiche, e tutte belle,  le avevano ricalcate in chiusura di decennio gli Hothouse Flowers, anche loro tramontati pian piano dopo averci lasciato un album folgorante (People, 1988). Una maledizione il successo, per entrambe le formazioni. Talento volato via.&lt;br /&gt;Stavamo mettendo ordine: allora, c’è qui, in questa edizione de-luxe”, tutto l’album più una manciata di outtakes e pezzi dal vivo (il cd1) e un generoso gruppo di registrazioni live (cd2) risalenti a quei giorni “caldi” (1982), in cui tutto appariva possibile. Sono proprio le BBC sessions ritrovate a mettere malinconia, perché tra hit originali e classici del soul (Respect di Aretha Franklin) tornano a vibrare le corde di quel gioioso rhythm’n’blues fabbricato nella vecchia Europa ma con il cuore tra Memphis e la California.&lt;br /&gt;Rowland, che pure ha abbozzato un duplice rientro solista (1988, 1999), non ha mai più volato così in alto. Anzi, si è smarrito così tanto da pubblicare un disco di cover, My Beauty, così imbarazzante e mal concepito che a leggere i nomi degli autori (Lennon/McCartney, Bacharach, gli Squeeze) si prova solo dispiacere. &lt;br /&gt;E.L - da Rolling Stone #49, novembre 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggi il blog di Kevin Rowland su Van Morrison&lt;br /&gt;http://blog.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&amp;friendID=135573349&amp;blogID=230445318&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-5091876998327177834?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/5091876998327177834/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=5091876998327177834' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5091876998327177834'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/5091876998327177834'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2007/11/kevin-rowland-e-i-corridori-di.html' title='KEVIN ROWLAND E I CORRIDORI DI MEZZANOTTE: meraviglie che ritornano'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Ryv4kKvMmzI/AAAAAAAAAIE/C1mxtcD5T9M/s72-c/dexysCD.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-8742238043871330203</id><published>2007-10-04T21:53:00.000+02:00</published><updated>2007-10-04T22:24:02.160+02:00</updated><title type='text'>BEYONCE’, MALESIA E CARNE TRITATA: storia di sogni e censure</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwVGxkMvbCI/AAAAAAAAAHE/C2z0GSA8LDs/s1600-h/07_beyonce_10.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwVGxkMvbCI/AAAAAAAAAHE/C2z0GSA8LDs/s400/07_beyonce_10.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117574368921087010" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La notizia battuta un paio di giorni fa dalle agenzie era chiara: “Beyoncè vietata ai giovani della Malesia a causa dei suoi abiti di scena succinti”. Niente concerto a Kuala Lumpur, si torna a casa. Con i musulmani non si scherza. Ma io ho fatto un sogno che nessuno può censurare.  La scorsa notte ho sognato Beyoncè. Non credo si tratti di un sogno molto originale. La signorina texana dalla pelle color ebano muove il culo – e che culo - da anni su tutti i canali musicali. Qualcun’altro ci sarà pur cascato, in quel tipo di sogno. La sognavo che cantava - che avevate pensato?! - perché abbiamo tutti un cuore rock’n’roll ma che bello viaggiare anche nel pop e nel soul, vecchio e nuovo. Cantava bene, e si muoveva benissimo, ma quel che mi ha scosso, e svegliato, è stato il forte odore di patatine fritte che il sogno emanava. Quell’odore mi ha consentito un tuffo, anzi due, forse tre, nella mia memoria, bizzarro hard disk pieno di informazioni che ha aggrovigliato anche pomeriggi, sere e notti da discografico, sui luminosi carri di piccole e grandi star.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuffo numero 1, seconda metà degli anni Novanta: la piscina, si fa per dire, è alla periferia di Bologna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel minivan diretto verso un hotel con poche stelle stiamo tutti un po’ stretti: io, le Destiny’s Child e i nostri diversi destini. Unico bianco della compagnia (a parte l’autista), mi sento come sulla 125ma ad Harlem, quando lasci la fermata del subway per incamminarti verso l’Apollo Theatre. Sui passaporti di quasi tutti gli occupanti c’è scritto, alla voce last name, Knowles. Michael è il manager, quello che comanda una banda di minorenni che sognano di fare un giorno le star. Due delle ragazze sono figlie sue. Una, Beyoncè, canta, l’altra è quasi in viaggio premio perché è qui accreditata come hair stylist, parrucchiera di artiste che di fatto si pettinano ancora da sole. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwVIEUMvbDI/AAAAAAAAAHM/TY_I0ZH7UwM/s1600-h/DC_Destiny%27s_Child_low.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwVIEUMvbDI/AAAAAAAAAHM/TY_I0ZH7UwM/s200/DC_Destiny%27s_Child_low.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117575790555262002" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le Destiny’s Child che scendono dal van e fanno il check in con  curiosità pensando di essere nel centro del mondo (macchè, siamo ai bordi di un’anonima tangenziale) sono ancora quattro. E’ la prima formazione, che vedrà sopravvivere soltanto Kelly (Rowlands) e, appunto, Beyoncè. Quella a tre, dei dischi d’oro e dei mille riconoscimenti, è ancora molto in là da venire.&lt;br /&gt;Tre camere bastano ad ospitare la piccola comitiva. Le ragazze le mettono subito sottosopra, aprendo valigioni carichi di vestiti, troppi e inutili per la ridottissima attività promozionale che l’Italia può al momento offrire al gruppo. Hanno un forte accento del sud, e quando si dimenticano di aver ringraziato Dio una decina di volte nei due album finora pubblicati, sparano un bel po’ di parolacce prendendosela con la piastra alliscia capelli che fa le bizze.&lt;br /&gt;Eccole finalmente pronte. Nessuna intervista stampa, e anche le radio ci hanno snobbato. Porte aperte invece da Red Ronnie, in quel Roxy Bar televisivo che senza puzza sotto al naso ha ospitato Britney Spears, i Backstreet Boys e altri fenomeni in erba quando altri ancora chiedevano “chi?”.&lt;br /&gt;Partiamo senza sapere che la serata sarà interminabile, perché per registrare un pezzo accappella e un “vivo su base” (gergo televisivo italico per half playback, insomma una specie di karaoke) ci vorranno ore. Beyoncè, Kelly, Le Toya e La Tavia ci mettono del loro, con ritocchi al trucco ed estenuanti prove della voce, al resto provvede un cast di artisti oceanico per una trasmissione di un paio d’ore. Le ragazze, ancora lontane dallo stardom, ingoiano felici la noia per l’attesa e la nebbia che avvolge il capannone prefabbricato in cui stiamo registrando. Siamo per l’esattezza a Funo di Argelato, mica a Hollywood.&lt;br /&gt;Al termine, freddo e parecchia fame. Propongo le tagliatelle al ragù di Rodrigo, downtown Bologna, a due passi da Piazza Maggiore. Un classico. C’è un po’ di strada da fare ma ne vale la pena. Un’alternativa più avventurosa è la grassa provincia modenese: un’ora di macchina a sud e si incontrano, magnificati da qualsiasi rockstar del pianeta, tigelle, gnocco fritto, culatello, aceto balsamico e Lambrusco, il rosso più amabile della zona.  Macchè: le ragazze obbligano a un dietro front in albergo, su loro richiesta mi tocca spedire l’autista a cercare il più vicino McDonald’s. Tornerà carico di meraviglie e il disordine delle tre camere da letto si trasformerà in un inferno fatto di cheesburger, maionese, milk shake, patate fritte. E di rosso soltanto il ketchup. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwVFQkMva_I/AAAAAAAAAGs/8-VcCDaR4pE/s1600-h/180582_EWOVUGPI6YJPK74DNZLKGM4FZUUWMW_beyonce_knowles_gl11_H102252_L.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwVFQkMva_I/AAAAAAAAAGs/8-VcCDaR4pE/s400/180582_EWOVUGPI6YJPK74DNZLKGM4FZUUWMW_beyonce_knowles_gl11_H102252_L.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117572702473776114" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tuffo numero 2, all’alba degli anni Duemila: l’inverno è quello, più sorridente, della Riviera Ligure.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo il meraviglioso circo della musica può trasformare in soli quattro anni un gruppetto di fanciulle poco scolarizzate e caciarone in un trio di superstar conosciute in tutto il mondo. Nonchè miliardarie. Tant’è che di minivan questa volta ne occorrono sette, e neanche tanto mini, perché le ragazze hanno un codazzo di trenta persone tra familiari (presenti a vario titolo), assistenti personali, professionisti dell’immagine (dal trucco alle coreografie) e ballerini. Volo privato su Nizza, albergo a Monte Carlo, poi ci aspetta il palco del Teatro Ariston a Sanremo. La ribalta è quella del Festival della Canzone Italiana, di cui le ragazze poco sanno, ma sgranano gli occhi quando avverto che “ci sono stati anche Stevie Wonder, Paul McCartney e Madonna” e che “vi vedrà tutta l’Europa”.&lt;br /&gt;Muovere una tale carovana di anime all’interno degli stretti corridoi dell’Ariston e in camerini grandi come la cucina di casa nostra non è facile, ma quel che conta è “il passaggio” (gergo discografico per indicare l’esibizione televisiva). E il “passaggio”, provato e riprovato nel pomeriggio su quel palco che mette paura ancora oggi perfino ad Al Bano, va alla grande. Anche perché Survivor, strombazzata da tutte le MTV del pianeta, è un canzone-hit di quelle colossali anche se non brilla per eleganza né per originalità.&lt;br /&gt;Beyoncè e le altre vengono naturalmente prese d’assalto da tutti quei mezzi di comunicazione che quattro anni prima avevano risposto “Destiny chi?”.  Faccio buon viso a cattivo gioco quando davanti alle telecamere del Tg1 una delle tre, interrogata sulle bellezze dell’Italia, risponde “Oh, Nizza is sooo beauuutiful!!!”. Poi, quando si spegne l’ultimo microfono, bodyguard e autisti vari spianano la strada ad una meritatissima abbuffata, spesso il traguardo più ambito da popstar e rockstar che trafficano le nostre strade. Per l’occasione è stata requisita una buona metà del ristorante più chiacchierato di Sanremo, quello che ha il pesce più buono, i prezzi più alti e naturalmente il maggior numero di paparazzi appostati davanti all’ingresso. L’irreparabile accade quando i sette minivan neri (praticamente un funerale) transitano davanti all’unico McDonald della città. “Stop, in the name of love”, avrebbe cantato Diana Ross con le Supremes. Un semplice ma efficace “Stooop” giunge invece dalla poderosa ugola di Beyoncè, che decreta la fine del sogno di molti. Niente pesce, nessun relax di fronte a calici di costosissimo vino bianco. Il sogno, a quanto pare ricorrente, delle Destiny’s Child è quel panino rotondo pieno di carne tritata. L’unico che ha lo stesso sapore se lo mangi a Philadelphia o a Istanbul.&lt;br /&gt;Si torna rapidi nei camerini dell’Ariston perché è impensabile che tre giovani e celebratissime ragazze di colore con vertiginose minigonne di scena possano consumare, inosservate, un hamburger nella piazza principale di Sanremo, a Festival in corso (tanto per dare l’idea della fama da vip che si scatena da quelle parti in quella circostanza, basta dire che la cosa è impossibile anche se ti chiami Mino Reitano). A nessuno importa, ovviamente, della penale che la casa discografica pagherà per la sala inutilizzata: quel che conta è che i panini e quella “valanga di patatine fritte” (“tons of french fries, pleeease”, urla, modulando soul, una delle tre) arrivino su “presto e ben caldi”.&lt;br /&gt;Di Sanremo, città che ha ospitato rockstar milionarie e reali d’ogni provenienza, le ragazze non ricorderanno che un retropalco angusto e un’insegna luminosa che non smette mai di far brillare i loro occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwVFsEMvbAI/AAAAAAAAAG0/4OjRsUzbiCs/s1600-h/Beyonc%C3%A8+vert.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwVFsEMvbAI/AAAAAAAAAG0/4OjRsUzbiCs/s200/Beyonc%C3%A8+vert.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117573174920178690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuffo numero 3, l’ultimo - New York / Milano 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Beyoncè è da tempo su tutti i muri d’America. In ogni radio, solista con Crazy In Love,  in trio con Destiny Fulfilled, di nuovo solista con Deja Vu. E su qualsiasi schermo televisivo si posi il tuo sguardo. Papà Michael Knowles ha lavorato bene in tutti questi anni. Naturalmente il cinquanta per cento dei magazine femminili – da Vogue a Ebony – ritrae la ragazza sorridente. Spesso di schiena, perché ormai è guerra, a colpi bassi,  tra lei e il sedere assicurato di JLo. Capelli lisci o afro, dipende dal target della pubblicazione. &lt;br /&gt;Se mi incontrasse oggi forse non mi riconoscerebbe, ma io riconosco lei. Che mi guarda da uno spot tv. Vorrei parlarle, farle i complimenti per l’irresistibile ascesa, dirle che ha convinto tutti, anche quelli del “Destiny chi?”. Che a piccoli passi si arriva lontano. Che ho appena mangiato un cheersburger a Times Square e “diavolo quanto è buona ‘sta roba che puzza d’America”. Che la gara con la Lopez è proprio un bel vedere. Ma lei non può vedere me.&lt;br /&gt;La incontro di nuovo, in carne – che carne - ed ossa, nel backstage del suo concerto milanese di Assago (storia lunga: ho accompagnato una nipotina e la sua amichetta, che stravedono per lei). Le ricordo fugacemente di Bologna, tanti anni prima, lei fa “yeah, sure”, con cortesia e un bellissimo sorriso, quello che le fa pubblicizzare anche jeans e cosmetici.&lt;br /&gt;E’ lo stesso che sfoderava in quello spot, pagato profumatamente dai signori della grande M gialla, quella dei panini. Per farle dire di quella carne tritata ciò che lei ha sempre pensato e detto gratis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ognuno il suo destino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-8742238043871330203?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/8742238043871330203/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=8742238043871330203' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/8742238043871330203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/8742238043871330203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2007/10/beyonce-e-la-carne-tritata-storia-di.html' title='BEYONCE’, MALESIA E CARNE TRITATA: storia di sogni e censure'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwVGxkMvbCI/AAAAAAAAAHE/C2z0GSA8LDs/s72-c/07_beyonce_10.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-3729080329720371295</id><published>2007-10-03T16:07:00.000+02:00</published><updated>2007-10-04T23:00:27.729+02:00</updated><title type='text'>ROCK'N'ROLL HIGH SCHOOL FOREVER: pagine sui Ramones e storie di Punk quotidiano</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwOjpZdtBvI/AAAAAAAAAGU/xR7YH1ioGOg/s1600-h/ramones.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwOjpZdtBvI/AAAAAAAAAGU/xR7YH1ioGOg/s320/ramones.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117113533228451570" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;El purtava i scarp de tennis, cantava in milanese nemmeno troppo stretto Enzo Jannacci. Di stretto aveva le spalle il ragazzino di cui cantava Francesco De Gregori, il Nino della Leva Calcistica della classe '68, quello con le scarpette di gomma dura. Scarpe sportive della musica leggera italiana. E all’estero? All’estero insieme alla gomma hanno inventato il rock’n’roll, e lì – vedi America – se dici rock’n’roll dici Converse, le scarpe con la stella, le scarpe delle All Stars, modello Chuck Taylor. Quelle che portava anche Marlon Brando sotto ai jeans con l’orlo rimboccato, quelle che penzolavano dalla chitarra di Bruce Springsteen in qualche manifesto dell’epoca di Born to Run: 1975, le Converse facevano furore. Soprattutto quelle dei Ramones.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwOlI5dtBxI/AAAAAAAAAGk/-wMhueX5Plo/s1600-h/ramones-trainers.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwOlI5dtBxI/AAAAAAAAAGk/-wMhueX5Plo/s200/ramones-trainers.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117115173905958674" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Chiudi gli occhi e li vedi tutti e quattro – Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy (ma ci fu anche Marky, entrato e uscito, poi rientrato, in sostituzione di quest'ultimo) – appoggiati a un muro di mattoni, con quelle scarpe ai piedi, le gambe magrissime (soprattutto Joey, lo spilungone del gruppo, voce inconfondibile) e i jeans sfilacciati. A turno, le portavano bianche, nere o blu. Ogni tanto spuntava una maglietta con su scritto “move or die”. Erano questi i Ramones, rock’n’roll all’insegna del movimento, a partire dalle scarpe, che a seconda del mood potevano anche essere le Keds, anch’esse americane.&lt;br /&gt;Sono stati gli ultimi (o quasi) a farsi produrre da quel capellone matto di Phil Spector che adesso sverna in galera, furono i primi (o quasi) ad accorgersi che infilare un po’ di incazzatura in quattro accordi di rock’n’roll poteva portare all’invenzione del punk. Non che Eddie Cochran e Gene Vincent, solo due tra i tanti punti di riferimento dei quattro ragazzi di New York, non ne avessero avuta, di incazzatura, ai loro tempi, ma i Ramones e altri compagni di punk della seconda metà degli anni Settanta (anche e soprattutto quelli britannici, naturalmente) ci mettevano una forza di gola che nemmeno Elvis aveva. Ugole alla carta vetrata, quelle dei ragazzi - tutti - della leva rockistica del ’77 e dintorni, annate da bere tutte d’un fiato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era uscita tempo fa, per i tipi di Baldini e Castoldi, Please Kill Me, preziosa ricostruzione di quegli anni offertaci da Legs McNeil e Gillian McCain. Sottitolo - sempliciotto ma efficace – “il punk nelle parole dei suoi protagonisti”. In copertina, a torso nudo (naturalmente), Iggy Pop: in una mano una birra, l’altra affaccendata a rovistare tra i seni di Debbie Harry dei Blondie. Lei, meno fascinosa che in certe copertine del gruppo, protendeva la lingua a cercare i capezzoli di lui. Anche questo è stato il punk: "rottura", anche attraverso l’immagine e le immagini, con ciò che avevamo visto, e sentito, prima. &lt;br /&gt;Alla fine del libro, interessantissimo e completo, c’è un capitoletto, un’appendice molto sbracata, giustamente intitolata “altre testimonianze di depravazione”. Richard Hell dei Television passa in rassegna le sue prime scopate (la primissima, a  quindici anni, con la cameriera diciottenne di un Jerry’s Drive In di chissà dove); Iggy Pop ricorda quando le ragazzine lo fermavano per strada chiedendogli di poter verificare se le sue cicatrici erano vere (“i punti di sutura erano diventati di moda, mi facevano delle cuciture enormi e nere, con tutti i fili che spuntavano”); Scott Asheton, batterista degli Stooges, ripensa a quando Iggy si faceva a casa sua di acidi e Qualuude. Tra tante memorie, trascurabilissime per molti, preziose per chi quegli anni e quella musica li ricorda bene, anche quella dell’artista Duncan Hannah, che a metà anni '70 era fresco di Parsons School of Design (la più "in" di New York) e amico un po’ di tutti. Hannah ricorda il suo amico Eric Lee, dei misconosciuti Marbles, sorvolando sul fatto che fu lui a fare il primo provino a Patti Smith, ma indugia su altri particolari di margine (“nell’estate del 1975 a New York c’erano 40 gradi, bevevamo Duncan Scotch da 4 dollari e 50 al litro, era pessimo, la sbronza la saltavi a  piè pari, appena bevuto avevi già i postumi”); poi dice ancora di Lee, e ricorda di quando il suo amico, omofonico ma disoccupato, scoprì che all’angolo tra la Cinquantatreesima e la Terza, a New York, era un via vai di prostututi, e finendo col fare i pompini in macchina per guadagnare molto di più di quello che la musica riusciva a dargli.&lt;br /&gt;53rd &amp; 3rd, dal primo album dei Ramones (1976), parlava di quell’angolo di strada dell’East Side, storie di droga pesante e sesso (“ero un berretto verde in Vietnam, ora ho altro di cui preoccuparmi / prendo il rasoio e faccio ciò che Dio proibisce”), dove un reduce di guerra si rade per bene e finisce sul marciapiede. Si possono scoprire anche testi di questo tipo tra la convulsa e breve elettricità di una canzone punk.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ramones: la biografia ufficiale, messa insieme da Jim Bessman nel 1993 e tradotta prima dell'estate da Arcana per il nostro mercato, scava in profondità nello stesso solco tracciato da Please Kill Me, e sceglie - incastrata tra l'ottima prefazione e l'utile appendice di Federico Guglielmi (che ricostruisce gli anni 1993-2007) - di dirla tutta sulla vicenda dei quattro ragazzi partiti dalla Bowery, la strada dei poveracci, per conquistare il mondo con ruvide canzoni da due minuti e mezzo. Contavano quattro con la stessa foga con cui Ringo dava il tempo agli altri Beatles per I Saw Her Standing There, si facevano ritrarre davanti all’ingresso a quattro colonne della Casa Bianca in posa nient’affatto orgogliosa. Quel numero, il quattro, era una costante. Un discografico per denigrare la band sbuffò: “tre accordi, quattro giacche di pelle”, come a dire che in quegli anni di gruppi numerosi e di rock un po’ ampolloso per i Ramones non c’era posto. &lt;br /&gt;Il posto se lo trovarono, e con loro tanti altri: si chiamava CBGB’s, angusto locale rock con affaccio proprio sulla Bowery, e lì la discografia americana pescò eccome. Mentre a Londra covava il fuoco del Punk, a New York si preparavano contratti per Blondie, Patti Smith, Talking Heads. E Ramones, naturalmente, che esordirono nel 1976 con il singolo Blitzkrieg Bop, centotrentaquattro secondi che oggi – a più di trent’anni di distanza – si ancorano saldi ad un onorevole 94mo posto tra le “500 più grandi canzoni di tutti i tempi” elette da Rolling Stone. Mica male per un gruppo con pochi numeri!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’America si concesse col tempo, in Inghilterra capirono subito. Il New Musical Express scrisse “Il mondo ha bisogno del minimalismo dei Ramones. Ha bisogno di una band che ha distillato tutti gli orientamenti morali, politici e sociali nella frase ‘Gabba Gabba Hey’. E ne ha bisogno ora”. I Ramones sono stati i Beach Boys degli anni Settanta (sentire I Wanna Be Your Boyfriend) e non hanno smesso di esserlo anche dopo, quando sono riusciti ad attraversare con la stessa freschezza gli anni della Disco, dell’elettro-pop, del grunge e di mille scoperte di quella discografia che li avrebbe lasciati a marcire tra i rifiuti. Erano partiti da Forest Hills, un sobborgo del Queens che ospita anche lo Shea Stadium dove suonarono i Beatles, avevano iniziato anche grazie ad una batteria vinta con i bollini premio del supermercato King Korn. Tutto ciò a cui ambivano era provare a suonare come facevano Lennon e McCartney, Gary Lewis and the Playboys e gli Who. Tecnicamente, a quelle formazioni i Ramones si avvicinarono solamente, ma in quanto a furore le surclassarono, e considerando la veemenza degli show di Daltrey e compagni la cosa non è di poca rilevanza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo e molto altro si trova nella dettagliatissima biografia di una band molto amata che non c’è più, e che ha salutato definitivamente tre dei suoi quattro membri fondatori. Degli originali, in questo mondo è rimasto solo Tommy, a rigirarsi tra le dita tanto passato senza il quale non avremmo oggi mille gruppi, Green Day in testa. Il carrozzone del disco che traballa sempre di più ringrazia, consapevole che nessuno scriverà più una Sheena Is A Punk Rocker.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-3729080329720371295?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/3729080329720371295/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=3729080329720371295' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3729080329720371295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/3729080329720371295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2007/10/rocknroll-high-school-forever-pagine.html' title='ROCK&apos;N&apos;ROLL HIGH SCHOOL FOREVER: pagine sui Ramones e storie di Punk quotidiano'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RwOjpZdtBvI/AAAAAAAAAGU/xR7YH1ioGOg/s72-c/ramones.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-416880749092256049</id><published>2007-09-29T02:25:00.000+02:00</published><updated>2007-10-04T23:02:50.289+02:00</updated><title type='text'>DO YOU BELIEVE IN MAGIC? - Amore e Guerra nel cilindro di Bruce Springsteen</title><content type='html'>&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5115420057688409666" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 373px; CURSOR: hand; HEIGHT: 374px; TEXT-ALIGN: center" height="400" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Rv2fcJdtBkI/AAAAAAAAAD0/_Ul_h6Qc3Bg/s400/3ac7.jpg" width="459" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ieri - 28 settembre - si sono presentati sul mercato due album: il nuovo dei Babyshambles di quel matto di Pete Doherty e il quindicesimo (in studio) di quel vecchio saggio di Bruce Springsteen.&lt;br /&gt;Tra vent’anni la coincidenza verrà ricordata solo se nel frattempo l’inglese sarà diventato un artista rispettabile o se l’album del Boss avrà superato le copie vendute da Born In The U.S.A.&lt;br /&gt;Ho seri dubbi che entrambe le cose possano accadere.&lt;br /&gt;Sulle reali possibilità che il ragazzetto di Hexham possa rinsavire lascio azzuffarsi i suoi fan e i suoi biografi, sulle capacità di penetrazione del mercato di Magic si è già espresso Jon Landau.&lt;br /&gt;Il manager di Springsteen, ovvero l’uomo che lasciò un giorno il suo desk da giornalista per diventare impresario e produttore di artisti rock, lo conoscono anche a Katmandu per aver centrato nel 1974 la previsione che il suo più importante assistito sarebbe diventato “il futuro del rock’n’roll”. Oggi corre seriamente il rischio che da Tucumcari all’isola di Capo Verde possa girar voce che non ne azzecchi più una.&lt;br /&gt;Perché nei giorni che hanno preceduto la pubblicazione di Magic si è lasciato sfuggire, forse preso dalla stessa foga con cui ogni venditore lucida il pelo della propria bestia, che Springsteen aveva realizzato un album “ben suonato, molto leggero, immensamente godibile e nient’affatto politico”.&lt;br /&gt;Non lo ha detto all’orecchio del suo gommista ma a un giornalista, che ha prontamente pubblicato. Per questo va preso sul serio. Così torniamo dubbiosi, perché prima di tutto un vero album di rock’n’roll raramente è “ben suonato” (e se lo è non si dice, perché usa nel pop, e sta bene per Gaucho degli Steely Dan, non per Exile On Main St. dei Rolling Stones). Poi, a costo – se smentiti - di ripartire dal via nel Monopoli del Rock, azzardiamo che queste canzoni non sono leggere (nient’affatto), che l’immensa godibilità (nel senso di spensieratezza) è semmai prerogativa delle carezze doo-wop dei Crests (Sixteen Candles, presente American Graffiti?) o delle canzoni pubblicate dai Beatles prima di Revolver. In ultimo, una certezza da non trascurare: le intenzioni e i testi di questo Springsteen sono politici, come sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiedere a Pete Seeger, a Steve Earle, a Billy Bragg se con la condanna, l’indignazione, la collera poi si vendono i dischi in quantità tali da poter accedere al podio della Top Ten. Ascoltando le canzoni di Magic viene il sospetto che il sottotitolo che Landau ha voluto dare all’album – “allegro e disimpegnato” – nasconda in realtà la volontà di non inibirsi del tutto quella fetta di pubblico che ai tempi del Vote For Change, quando Springsteen prese posizione spalleggiando il candidato democratico alla Casa Bianca John Kerry, gridava al suo idolo con la chitarra Fender al collo di “chiudere il becco e continuare a cantare” (ovvero l’inelegante “shut up and sing” che non si dice a nessuno, tanto meno a un Boss di cuore e di pensiero). Descrivere queste composizioni per quello che non sono, anche quando, come Livin’ In The Future, si mettono la maschera del pop frizzante che galleggia a metà strada tra la Stax e Hungry Heart, significa far loro un grande torto.&lt;br /&gt;Proprio lì, in quel pezzo che sembra possedere il sacro fuoco del soul che ha messo nella penna di Springsteen le Tenth Avenue Freeze-out e le tante gemme lavorate per Gary U.S. Bonds, non si fatica a trovare parole ruvide e il definitivo tracollo del Sogno Americano, o dell’ennesima versione ricarrozzata di quella vecchia macchina che ogni tanto da quelle parti qualcuno prova a rimettere in moto. &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Rv2qQpdtBpI/AAAAAAAAAEc/C3FZvfMLSa8/s1600-h/6e96.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5115431954747819666" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 256px; CURSOR: hand; HEIGHT: 185px" height="54" alt="" TEXT-ALIGN: center src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Rv2qQpdtBpI/AAAAAAAAAEc/C3FZvfMLSa8/s320/6e96.jpg" width="74" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;“Un vento malato ha recapitato una lettera / parla di me e di te / come di due estranei / ma prima o poi doveva capitare / e io mi sono fatto cieco e muto / come quando ci baciamo”.&lt;br /&gt;La prima tirata d’orecchie è morbida, scritta per salvare l’orgoglio e i gioielli di famiglia dalle malelingue che avevano velenosamente diffuso voci (smentite) di separazione tra Springsteen e Patti Scialfa. Poi si aprono le finestre di casa, con affaccio su una vita che a molti presenta difficoltà ben superiori, e sono colpi di fucile diretti a una classe politica che sta a guardare. La voce di Bruce sembra far risuonare tutto il malumore di chi ha dovuto accettare che George Bush restasse al suo posto davanti a un Kerry sconfitto (“ho aperto il mio cuore per te / ne ho ricavato solo danno / la mia nave chiamata Libertà si sta allontanando / verso un orizzonte rosso sangue”). E’ leggero e nient’affatto politico un album che piazza lì, funerea, l’immagine di un sorvegliante che “apre i cancelli ai cani inferociti”? E' desolante o no parlare di qualcosa di "virtuoso" (l'espressione “righteous” compare nel disco più volte) che sta “colando a picco”?&lt;br /&gt;A volerle interpretare in un certo modo, le parole di Springsteen suonano proprio come il lamento - più deluso che rabbioso - di un'America che si sente tradita.&lt;br /&gt;Ecco, Livin' In The Future - ognuno la metta come vuole - è una canzone sul tradimento, e ben riflette lo spirito dell'intero album.&lt;br /&gt;La meraviglia in tutto ciò è l'agrodolce del ritornello, che in molti intoneranno “spensierati” (ma in concerto vale tutto: quella è casa delle emozioni, dei pugni in alto, delle corde vocali portate allo sfinimento, guai ad intaccarne la sacralità) ma che in bella sostanza si tuffa nel sarcasmo e ripete “non preoccuparti, dolcezza, mantieni la calma / stiamo vivendo nel futuro / nulla di tutto questo è ancora accaduto”.&lt;br /&gt;Springsteen non è affatto tranquillizzante né musicalmente accondiscendente, qui. Non avrebbe scelto certi scenari e non avrebbe affidato la matematica perfetta della sua E Street Band a quello scienziato pazzo di Brendan O’Brian che quell’aritmetica spesso nega, intubando voci e tastiere, avvolgendo il prezioso sassofono di Clemons attorno alle chitarre come un filo di cachemire attorno a un ferro arrugginito, incastrando talvolta la voce del Capo (accade in You’ll Be Comin’ Down più che altrove) in un groviglio di suoni che richiede al pubblico maturo del classic rock uno sforzo che forse non sa permettersi. Il produttore formatosi con il suono roboante e livido dei Pearl Jam non fa sconti quasi mai, ma è questo a fare di Magic un disco competitivo come mai riescono ad essere, oggi, le opere dei tanti dinosauri del rock che lasceranno la scena solo a sassate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se Bruce e i suoi boys, che non lavorano più come la band di un tempo ma fanno tesoro dell’esperienza e dell’abitudine a scaldare le valvole velocemente, avessero replicato le loro trame più abusate chissà le sculacciate dalla critica. Il tempo trascorso insieme nei Southern Tracks Studios di Atlanta è stato poco rispetto alle sgroppate dei tempi di Darkness e The River, quando sei settimane bastavano forse a incaponirsi su take multiple di una stessa canzone e a capire che quel pezzo – parole di Boss – “non era utile al contesto”, così più che proteggere a spada tratta il pedigree la E Street Band si è lasciata guidare da nuovi canoni, non del tutto esplorati ai giorni del più conservatore The Rising. Da questa inedita disponibilità a sacrificare il pregio delle individualità è sgorgato un suono in alcuni episodi molto complesso, quel Wall Of Sound che Bruce cercava in Born To Run e che qui davvero trionfa ed è luminosamente geniale.&lt;br /&gt;Quando parte Girls In Their Summer Clothes, calata in uno scenario che sa di boardwalk e passeggiate ricordando i Drifters, ti aspetti una Lonesome Day, ma il cantato conduce altrove, tra le pieghe (“magiche”, come altro definirle) delle più elaborate evoluzioni di Brian Wilson, con o senza i Beach Boys. Sono archi, campanelli, muri di chitarre e cori celestiali ad ornare questa imprevedibile composizione, che si tuffa negli anni Sessanta, un suono che paga sempre se le corde da toccare sono la rassegnazione e il rimpianto. In questo, Girls è sorella di Long Walk Home per come i protagonisti riavvolgono il nastro della loro memoria. Se in questa Glory Days vent’anni dopo (le “ragazze in abiti estivi passano veloci” hanno la stessa valenza dei “giorni di gloria” che “ti passano sopra la testa alla velocità con cui una ragazzina sbatte le ciglia”) è tenue il rammarico nei confronti di una giovinezza sfuggita inevitabilmente di mano, aspro è il commento dell’uomo che in Long Walk Home (un reduce?) mette in fila tutte le difficoltà di un rientro a casa, in quella small town dove il barbiere di South Street “non lo riconosco più”, il diner dell’angolo è fallito e il campo dei Veterani osserva silenzioso dall’alto della collina. Scene da Born In The U.S.A. e Shut Out The Light, scene da Vietnam, che ritornano ossessive come colpi di mortaio. Su cadaveri e uomini svuotati c’è ora il marchio dell’Iraq, ma la ferita della guerra è la stessa. Il passo qui è dapprima lento, serve a raccogliere il peso del dolore seminato per strada, poi – ed è quello che accade anche in Gypsy Biker (profumo di Lucky Town, tra armoniche e chitarre col vibrato, per la storia di un combattente che non è tornato più) – la band gonfia il petto, e tutto si fa più tumultuoso. Era accaduto in altre war songs del passato (Souls Of The Departed).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella canzone che dà il titolo all’album, forse la più enigmatica del lotto, Springsteen compone nella vena di The Ghost Of Tom Joad, infilandosi in quel solco country celtico che lo fa assomigliare al Mark Knopfler solista. Sembra di vedere il cappellaio matto, quello che in un video di Tom Petty (Don’t Come Around Here No More) faceva a fette Alice, torta tutta panna da leccarsi i baffi. Nessun Paese delle Meraviglie qui, qualcuno avvisi Landau e qualche recensore distratto che potrebbe cadere nel tranello: l’illusionista di Magic ci invita ad avvicinarci, propone di far scomparire la moneta che ha in mano, avvisa che potrai pensare a una carta e lui tirerà fuori proprio quella dalla sua manica, ma nel cilindro nero sembra di scorgere dietro al coniglio l’America dei tranelli e dei trucchi che nella vita vera non riescono. E’ un modo nemmeno troppo velato, quello scelto da Springsteen, di comunicare tensione, insoddisfazione, paura. Basta leggere bene e certe frasi – “non fidarti di quello che ascolti, meno ancora di quel che vedi”, oppure “la libertà che hai cercato oscilla come un fantasma tra gli alberi” – passano da parte a parte, lacerano davvero, altro che la spada innocua di un maghetto. Per chi avesse dubbi, o avesse creduto di ascoltare un brano della Electric Light Orchestra, basterà l’ultima scena, con quei campi di battaglia dove portare con sé “solo ciò di cui si ha paura” e dove sotto a un sole che cala lentamente ci sono “corpi che penzolano dagli alberi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un disco che rovista con agile curiosità nel campionario di casa Springsteen non manca l’energia di brani oscuri smarriti ai tempi di The River: The Last To Die ha il passo di Roulette e si chiede di chi sarà “il sangue che ancora scorrerà”, di chi “il prossimo cuore pronto a spezzarsi”, chi sarà il prossimo “a morire per un errore”; Your Own Worst Enemy potrebbe essere una b-song degna di Tracks, avvolgente e cantabile come lo era stata None But The Brave, ma l’orchestrazione da Oscar, l’impasto sapiente delle voci (ancora Beach Boys), il rintocco austero di una campana in lontananza, l’Hammond elegantissimo le conferiscono una classe di categoria superiore. “Il tuo peggior nemico sta arrivando in città” è l’ennesimo confronto tra epoche diverse (“tutto si è capovolto”), ieri e l’oggi che si guardano in cagnesco, la pace e la sicurezza di un tempo a sfidarsi a duello con tutta l’incertezza che regaliamo ai nostri figli insieme al dono della vita. Colpisce l'emissione vocale quasi tenorile adottata per le ultime parole del brano (“la bandiera un tempo restava dritta, puntata verso il cielo”) perchè propone uno Springsteen inedito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo contesto, così vario e in alcuni passaggi addirittura respingente (tanti gli ingredienti, e molto – come sempre – affiora solo dopo tanti ascolti), un pezzo come Radio Nowhere, lanciato come singolo in un sistema discografico in cui il singolo in realtà non si capisce più cosa sia (un pezzo che non viene nemmeno venduto?, un clip che non va in rotazione televisiva?), rischia di apparire un corpo estraneo. Poi anche i suoi cliché (la scrittura prevedibile, le chitarre già sentite) svelano un’attinenza con il resto. L’uomo che con un approccio quasi punk urla “c’è qualcuno ancora vivo lì fuori?” sollecita una reazione, scuote la coscienza di ognuno di noi. E’ la voce di una radio persa nel nulla che ha ancora la forza di indicare cosa è giusto fare e cosa no. E’ il Live Earth personale di un singolo individuo, Bruce Springsteen, che se canta I’ll Work For Your Love, bellissima, riesumando vecchie formule senza cedere troppo alla nostalgia, ti mette i brividi ed è convincente come quando con la Seeger Session Band prese un vecchio blues di Albert Reed (How Can A Poor Man Stand Such Times And Live?) e lo fece diventare una canzone d’amore per New Orleans travolta dall’uragano Katrina.&lt;br /&gt;Di amore si torna a parlare in Devil’s Arcade. E' l’amore di una donna che accoglie il suo eroe – un altro eroe segnato, fiaccato, impaurito e fragile - e lo riporta a una vita normale, fatta di mattine da mettere in fila e colazioni da preparare. Ma lui si addormenta sognando i suoi “compagni” Charlie e Jim, e l’odore di un deserto di guerra non abbandona la sua pelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto prodotta e “costruita” è Devil’s Arcade (è lo Springsteen “sperimentale” di Missing e Lift Me Up ad agire da queste parti) quanto scarna e primitiva suona Terry’s Song, traccia nascosta aggiunta sul filo di lana. Springsteen l’ha scritta in estate, la notte dopo la morte del suo vecchio amico e assistente Terry Magovern, una montagna d’uomo che lo ha preceduto ovunque in una vita di concerti da stadio e piccoli club. Voce, pianoforte, una chitarra acustica e poco altro per Terry, uomo di forza e sentimento, un marine, un biker, uno di quelli davvero “ultimi a morire”.&lt;br /&gt;“L’amore è più forte della morte, come le canzoni e le storie da raccontare”, canta Bruce forse con gli occhi ancora arrossati. Verrebbe da chiedergli dove trovi la lucidità, la voglia, il talento per far confluire nell’ultima canzone, coda non prevista di un album da cui appare lontana anni luce, tutto il significato dell’album stesso.&lt;br /&gt;E si potrebbe aggiungere, osando, se davvero pensa che questo suo ennesimo capolavoro di impegno, realismo, integrità e commovente passione, se queste canzoni ancora una volta a misura d’uomo, se tutto questo sia il bagaglio di un artista alle prese con un lavoro “molto leggero e non rivolto alla guerra”.&lt;br /&gt;Ma in fondo è giusto che ognuno di noi - specialmente Landau, il più vicino alla fonte - pensi quello che vuole. L'augurio è che Springsteen non faccia come l’incauto venditore di illusioni, che promette magie e mescola mazzi di carte tutte uguali: potrebbe lasciarsi prendere la mano e farsi scomparire, insinuandoci il dubbio che non sia mai esistito.&lt;br /&gt;Ed è un rischio, quello, che non vorremmo mai correre.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-416880749092256049?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/416880749092256049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=416880749092256049' title='20 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/416880749092256049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/416880749092256049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2007/09/do-you-believe-in-magic-amore-e-guerra.html' title='DO YOU BELIEVE IN MAGIC? - Amore e Guerra nel cilindro di Bruce Springsteen'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/Rv2fcJdtBkI/AAAAAAAAAD0/_Ul_h6Qc3Bg/s72-c/3ac7.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>20</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-835276863351031243.post-998013254561746113</id><published>2007-09-27T19:43:00.000+02:00</published><updated>2007-09-27T20:10:57.368+02:00</updated><title type='text'>LIFELINE: comunicazioni vitali da Ben Harper</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RvvuwJdtBiI/AAAAAAAAADc/fB9efiDex0M/s1600-h/Ben_Harper_1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5114944312750966306" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 245px; CURSOR: hand; HEIGHT: 302px" height="400" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RvvuwJdtBiI/AAAAAAAAADc/fB9efiDex0M/s400/Ben_Harper_1.jpg" width="673" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Harper pubblica con frequenza e qualità sorprendenti. Gli anni in cui doveva affermarsi avendo in dote le note più urgenti e i temi più freschi da trattare sono passati, il ragazzo avrebbe meritato indulgenza se avesse chiesto di rallentare. Invece si conferma ad ogni uscita come la più brillante certezza di quell’universo che abbraccia il rock più classico e istinti da underground. Rispettato, lucidamente infallibile, impegnato bravo e bello, Harper sembra la rockstar perfetta per i nostri tempi, e forse lo è. La sua migliore qualità risiede nel modo sobrio ed elegante di affrontare lo studio di registrazione. Passata la sbornia di reggae, hip hop, ritmi africani e punte di elettronica, oggi i suoi album hanno il passo di quelle produzioni che non si fanno più, l’avvolgente calore di certi capolavori primitivi. E’ lecito pensare che se gli Stones di Beggar’s Banquet e la Band di Music From Big Pink si fondessero, affidando il microfono a Otis Redding, il primo sussulto sarebbe Fool For A Lonesome Train. E anche quando si spalancano le porte di Need You Tonight e Heart Of Matters la sensazione è di trovarsi al Monterey Pop Festival anziché al Bonnaroo.&lt;br /&gt;Lifeline, nato a Parigi, è un raduno di emozioni che arrivano da lontano ma parlano il linguaggio indignato dal mondo di oggi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;E.L - da Rolling Stone # 47, settembre 2007&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/835276863351031243-998013254561746113?l=erlab-61.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://erlab-61.blogspot.com/feeds/998013254561746113/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=835276863351031243&amp;postID=998013254561746113' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/998013254561746113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/835276863351031243/posts/default/998013254561746113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://erlab-61.blogspot.com/2007/09/lifeline-comunicazioni-vitali-da-ben.html' title='LIFELINE: comunicazioni vitali da Ben Harper'/><author><name>Ermanno Labianca</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16315689835298148488</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_TbQmkNE11zc/RvvuwJdtBiI/AAAAAAAAADc/fB9efiDex0M/s72-c/Ben_Harper_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>14</thr:total></entry></feed>
